Capitolo 11

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Il vento gelido mi sferzava il viso, ma non poteva spegnere il fuoco che bruciava dentro di me.

Kael camminava davanti, il suo passo sicuro mentre apriva la strada tra gli alberi spogli e i sentieri irti.

Avevamo lasciato la foresta dietro di noi, ma la sensazione di essere seguiti non mi abbandonava mai.

Ogni ombra sembrava viva, e sapevo che, da qualche parte, Seline osservava, paziente, in attesa del momento giusto.

Il sentiero montano si faceva sempre più ripido, le rocce appuntite e scivolose sotto i nostri piedi.

Ogni passo richiedeva uno sforzo immenso, e sentivo il mio corpo vacillare.

Non potevo fare a meno di chiedermi se fosse il potere delle ombre a indebolirmi, se ogni metro che percorrevamo mi avvicinasse alla mia fine.

"Non dobbiamo fermarci," disse Kael senza voltarsi. "Più tempo perdiamo, più le ombre si rafforzano."

Lo guardai di spalle, irritata dalla sua freddezza. Lui sembrava sapere tutto, come se avesse già attraversato questo cammino.

Ma nonostante la sua sicurezza, c'era qualcosa di diverso nei suoi movimenti, come se stesse nascondendo qualcosa.

Un'ombra non solo sulle montagne, ma anche su di lui.

"Kael," dissi, cercando di non sembrare troppo insicura. "Cosa ci aspetta nel tempio? Cosa pensi che troveremo davvero lì?"

Finalmente si fermò, girandosi verso di me. I suoi occhi erano scuri come le ombre che avevo imparato a controllare.

"Non lo so," ammise, la sua voce più bassa del solito. "Nessuno è mai tornato dal tempio con risposte. Ma so che è l'unico posto dove possiamo provare a spezzare la maledizione."

Le sue parole non erano di conforto, ma erano tutto ciò che avevo.

Continuammo a camminare in silenzio, mentre le montagne si chiudevano intorno a noi, come se ci stessero osservando, giudicando i nostri passi.

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Più ci avvicinavamo alla cima, più il paesaggio diventava desolato. Non c'era più traccia di vita: niente alberi, niente animali, solo rocce e vento.

Il cielo sopra di noi si era oscurato, un segno che la notte era vicina. Ma non era solo l'oscurità naturale a mettermi a disagio.

Sentivo le ombre dentro di me agitarsi, più vive che mai, come se sapessero che stavamo per avvicinarci a qualcosa di importante.

All'improvviso, Kael si fermò bruscamente, alzando una mano. "C'è qualcosa qui."

Mi bloccai, il respiro trattenuto. Guardai intorno, cercando di capire cosa avesse percepito.

All'inizio non vidi nulla, solo rocce e ombre che si allungavano con l'ultimo sole del giorno.

Ma poi lo sentii.

Un sussurro, quasi impercettibile, che si mescolava al vento.

"Alina..." La voce era la stessa che avevo sentito quella notte. Seline.

"Sta succedendo di nuovo," dissi, il cuore che mi martellava nel petto. "La voce... mi sta chiamando."

Kael mi fissò con preoccupazione. "Non ascoltarla. È solo un'illusione. Le ombre stanno cercando di confonderti."

Ma non era solo nella mia testa. Le ombre attorno a me si muovevano, avvolgendosi lentamente ai miei piedi, come serpenti invisibili.

Sentii la loro forza crescere, e insieme a loro, la mia mente iniziava a vacillare. Per un attimo, mi sembrava che il paesaggio intorno a me stesse cambiando, distorcendosi. Le montagne sembravano svanire, sostituite da un luogo più oscuro, più antico.

"Kael..." la mia voce tremava. "Cosa sta succedendo?"

Lui si avvicinò rapidamente, afferrandomi per le spalle. "Devi resistere, Alina. Questo è ciò che vogliono. Stanno cercando di spezzarti prima che tu arrivi al tempio."

Chiusi gli occhi, cercando di concentrarmi, ma le voci continuavano a sussurrare. E poi, in un lampo, tutto si fece chiaro. Le ombre non stavano solo cercando di confondermi.

Mi stavano mostrando qualcosa.

Aprii gli occhi di scatto. "Non è un'illusione," dissi, allontanandomi da Kael. "È un ricordo."

Kael mi guardò, confuso. "Cosa stai dicendo?"

"Le ombre... mi stanno mostrando un ricordo. Non mio, ma di Seline." Fissai lo spazio davanti a me, dove ora vedevo chiaramente una figura femminile, alta e avvolta in veli scuri.

I suoi occhi brillavano di una luce innaturale, e le sue mani si muovevano in gesti lenti e fluidi, come se stesse tessendo incantesimi invisibili.

"Seline..." sussurrai.

Kael fece un passo indietro, lo sguardo severo. "Alina, qualunque cosa tu stia vedendo, non è reale. Devi chiudere quella porta prima che sia troppo tardi."

Ma non riuscivo a staccarmi. Era come se fossi intrappolata in quel ricordo, trascinata in un tempo lontano. La figura di Seline si avvicinava sempre di più, e con lei, le ombre si facevano più dense, più pesanti.

Poi, tutto si fermò. Le ombre svanirono e la figura di Seline scomparve come nebbia dissolta dal vento. Ma non prima di sussurrare un'ultima cosa:

"Vieni da me, Alina. Solo io posso liberarti."

Mi lasciò senza fiato, come se le parole mi avessero strappato via l'aria dai polmoni. Caddi in ginocchio, esausta, il cuore che batteva furiosamente.

Kael si inginocchiò accanto a me, stringendomi le spalle.

"Non lasciare che ti manipoli. Dobbiamo andare avanti, e devi restare con me, Alina. Non lasciarti sopraffare dalle ombre."

Annuii debolmente, ma sapevo che qualcosa dentro di me era cambiato. Seline non era solo una minaccia lontana.

Ora la sentivo più vicina che mai, come se la sua presenza si stesse insinuando dentro di me, occupando uno spazio che non avrei mai voluto concedere.

Mentre ci alzavamo per continuare il nostro cammino, sentivo il peso delle sue parole gravare su di me. Solo lei poteva liberarmi. Ma a quale costo?

La notte calava, e il tempio era ancora lontano. Ma mentre ci inoltravamo sempre più nelle montagne, sapevo che il vero pericolo non era fuori, ma dentro di me.

Alina: Luce e OmbreDove le storie prendono vita. Scoprilo ora