XXII

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Io e Federico entrammo in classe e subito mi ritornarono in mente tutti i momenti passati prima di diventare Spider-Man, quando i miei pensieri andavano solo al cazzeggio e al capire come poter copiare nelle verifiche. La mia vita prima di Strange, Ombra e Tour Eiffel era così... Normale. Nessuno che mi chiedeva autografi o foto insieme, nessuno che urlava il mio nome quando mi vedeva per strada e nessuno che cercava di uccidermi. Era tutto così dannatamente normale e pieno di tranquillità che non mi sembrava vero.
Ci sedemmo ai nostri posti e, in attesa della prof, ci misimo a parlare di tutto ciò che era successo a scuola. Beh, in realtà lui fece domande a cui non riuscii a rispondere. Avevo saltato così tanti giorni di scuola che la mia bocciatura era assicurata ma, allo stesso tempo, speravo che la preside, prendendo in considerazione il mio lavoro da supereroe, decidesse di non bocciarmi e lasciarmi continuare. Lo speravo vivamente, perché non sapevo come fare senza Federico in classe con me.
Solo pochi minuti dopo notai una chioma bionda avvicinarsi a noi.
«Uhm.. Ciao?» Valerio era rivolto a Federico. «Sei nuovo qui?» Il mio ragazzo mi guardò, cercando aiuto da casa. Cos'avrei dovuto dire in questi casi? No, non è nuovo, è soltanto tornato in vita dopo essere stato brutalmente ucciso da Professor Ombra? Beh, si, avrei dovuto dirlo, soprattutto perché tutti sapevano della morte di Fede.
«No, non è nuovo. Non l'hai visto perché... Beh, sono successe così tante cose che non so bene come spiegarti.» Il francesino non staccò gli occhi da Federico neanche per un istante, lo stava studiando a fondo e, per un attimo, sembrò quasi volerlo uccidere. Non gliel'avrei permesso, grazie al cazzo.
Mi venne istintivo stringere leggermente il braccio di Federico, come a dirgli: Sono qui, non preoccuparti.
«Beh, sembra che qualcuno qui abbia un bel po’ di cose da spiegare.»
«Guarda, Valerio.» Dissi cercando di mantenere il tono più calmo possibile, anche se il fastidio che mi dava quel suo accento cominciava a salire. «So che è strano, ma ci sono cose che è meglio non cercare di capire troppo. Federico è tornato, e questo è quello che conta.» Valerio si fermò un istante, come se stesse valutando le mie parole. Poi sorrise, ma c’era qualcosa di gelido in quel sorriso.
«Hai ragione, probabilmente non sono fatti miei. Però, sai... certe cose tendono a incuriosire la gente.» Con quel commento ambiguo, si allontanò, ma non prima di lanciare un’ultima occhiata a Federico. Non potevo fare a meno di notare che c’era qualcosa di strano in Valerio. Qualcosa che non mi piaceva e, guardando Fede, aveva anche lui la stessa e identica situazione.
Cercammo di non pensarlo troppo, le lezioni andarono avanti con i professori stupiti dalla sua presenza e domande inopportune. Lo stavano trattando proprio come un giocattolo e quella cosa mi stava facendo incazzare così tanto che avrei tirato un pugno in faccia a chiunque, tranne che a Federico, ovviamente.

Uscimmo da scuola alle tredici così, dato che potevamo avere un'ora tutta per noi, decisimo di andare a fare un giro nel parco. Quel luogo era silenziosissimo a quell'ora, non c'era anima viva e potevamo stare soli proprio come una coppia. Ci sedemmo su una panchina e rimasimo abbracciati lì per una quantità di tempo indefinita. Almeno, rimasimo lì finché a scassare il cazzo fu quella maledettissima allarme che segnalava i pericoli. Volete sapere cosa stava succedendo? Beh, vi do un indizio: croissant, baguette e Tour Eiffel. Non lo sopportavo più e non avevo nemmeno la voglia di staccarmi da Fede e andare a combatterlo, così mandai un messaggio al mio stregone supremo preferito e tornai a coccolare il mio uomo.

𝐒𝐩𝐢𝐝𝐞𝐫𝐦𝐚𝐧 𝐢𝐧𝐭𝐨 𝐭𝐡𝐞 𝐦𝐮𝐥𝐭𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐞 𝐨𝐟 𝐦𝐚𝐝𝐧𝐞𝐬𝐬Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora