XX

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Mi addormentai verso le cinque, mezz'ora dopo mi svegliai e, quando mi guardai accanto, vidi quella meravigliosa creatura che era il mio ragazzo.
Non volevo svegliarlo. Dopo tutto quello che era successo, dopo tutto quello che avevamo passato, meritava di riposare in pace. Rimasi lì, immobile, a osservare ogni dettaglio del suo viso: le ciglia lunghe che creavano piccole ombre sulle guance, la curva delle sue labbra che mi sembravano disegnate con cura, il lento sollevarsi del petto a ogni respiro.
Mi sembrava impossibile che fosse lì. Che, dopo aver affrontato il dolore della sua perdita, il caos del multiverso e la mia stessa disperazione, fossi riuscito a riportarlo indietro. Mi sentivo incredibilmente grato, ma anche spaventato. Una parte di me continuava a chiedersi se fosse solo un sogno destinato a svanire non appena avessi chiuso gli occhi di nuovo.
Con estrema cautela, mi avvicinai di più, posando la testa sul cuscino accanto alla sua. Sentivo il suo calore, il profumo leggero della sua pelle, e non potevo fare a meno di sorridere. «Non ti lascerò mai più, Fede.» sussurrai, la voce carica di emozione, anche se sapevo che non poteva sentirmi.
Rimasi così, guardandolo, finché il sole non iniziò a illuminare la stanza. La luce dorata del mattino si rifletteva nei suoi capelli e sembrava quasi come se appartenesse a un altro mondo. Ma era qui. Era nel mio mondo, anzi, era lui il mio mondo.
Federico si mosse leggermente, forse percependo il mio sguardo. Si stiracchiò, gli occhi ancora chiusi, e poi aprì lentamente quei magnifici occhi azzurri di cui mi ero follemente innamorato.
«Buongiorno...» Mormorò con la voce impastata dal sonno, ma con un sorriso così autentico che fece sorridere anche me.
«Buongiorno.» Gli risposi.
In quel momento, non importava cosa sarebbe successo dopo. Non importavano le conseguenze, le spiegazioni o i pericoli che potevano ancora incombere su di noi, per la prima volta da tanto tempo, mi sentii completo.
Federico si stiracchiò di nuovo, socchiudendo gli occhi per abituarsi alla luce del sole che ormai riempiva la stanza. Il suo sguardo incrociò il mio, e quel piccolo gesto bastò a farmi sentire come se tutto il mondo intorno a noi si fosse fermato.
«Hai dormito bene?» Mi chiese, con un tono dolce ma vagamente preoccupato.
«Un po', sì. Volevo più che altro assicurarmi che tu stessi bene.» Federico mi guardò per un istante, poi si avvicinò lentamente, posando la sua mano sulla mia guancia. Il suo tocco era caldo, delicato, come se temesse che potessi svanire da un momento all’altro.
«Sto bene, davvero,» disse, la voce ancora un po’ roca per il sonno. «Anche se... Devo ancora abituarmi alla questione del viaggio del tempo e della morte... È così... Irreale.» Lo capivo perfettamente. Anche per me era difficile credere che, dopo tutto quello che era successo, fossimo lì, insieme, a condividere un momento di pace.
Federico mi fissò a lungo, come se stesse cercando di leggere nei miei occhi. Poi, con un sorriso, si avvicinò ancora di più, posando la fronte contro la mia.
«Ti amo.» Mormorò, chiudendo per un attimo gli occhi.
«Ti amo anch'io.» Gli risposi senza esitazione.
Ci perdemmo in quell’istante, lasciando che il silenzio parlasse per noi. Era un silenzio pieno di significato, di tutto ciò che non avevamo bisogno di dire a parole. In quel momento, mi resi conto che avrei fatto qualsiasi cosa pur di proteggerlo da qualsiasi minaccia, magica, cosmica o umana.
Federico si lasciò ricadere sul letto, tirandomi verso di lui.
«Adesso però riposati un po’ anche tu.» Disse, accarezzandomi dolcemente il viso. Non protestai. Mi accocolai a lui, e per la prima volta in tanto tempo chiusi gli occhi senza che la paura o la tristezza prendessero il sopravvento dei miei sogni.

𝐒𝐩𝐢𝐝𝐞𝐫𝐦𝐚𝐧 𝐢𝐧𝐭𝐨 𝐭𝐡𝐞 𝐦𝐮𝐥𝐭𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐞 𝐨𝐟 𝐦𝐚𝐝𝐧𝐞𝐬𝐬Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora