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«Salve Signor Doctor Strange, come sta? Avrei bisogno del suo aiuto.» Dissi, con un sorriso stracolmo d'ansia stampato in volto. L'uomo aveva l'aria di uno che si era appena svegliato, era in camicia da notte e, ai piedi, portava delle ciabatte rosse.
«Spider-Man?» Gli sorrisi e lui mi fece entrare, non sembrava davvero tanto felice di vedermi, oppure era soltanto il sonno, chi lo sa... Mi fece accomodare su una poltrona.
«Vuoi una tazza di thè?» Mi domandò e io rifiutai gentilmente. Lo stregone scrollò le spalle e andò nella stanza accanto, lasciandomi da solo in quella specie di salottino. Rimasi seduto, osservando con curiosità l'ambiente intorno a me. Le pareti erano coperte di libri e strani artefatti magici. Il silenzio era rotto solo dal ticchettio di un vecchio orologio da parete. Dopo qualche minuto, Strange ritornò con una tazza fumante in mano.
«Allora, cosa ti porta qui di prima mattina?» Mi chiese, sorseggiando il tè. Esitai un attimo, cercando di trovare le parole giuste.
«Ho un problema che non riesco a risolvere da solo e ho bisogno della vostra magia per farlo. Se per voi non è un problema, ovviamente...» Si sedette sul divanetto posto davanti a me e mi invitò a raccontargli tutto. Aprì bocca, ma prima che potessi iniziare con il racconto prese la radio dal tavolino che era posto tra il divanetto e la poltrona. Accese la radio e da essa partì la canzone "Waka Waka" di Shakira a tutto volume. Subito lo abbassò, mi guardò e, di nuovo, mi invitò a raccontargli tutto. Rimasi fermo a guardare la radio, mi stava per caso prendendo per il culo?
«È una mia routine per affrontare con almeno un po' di vitalità la giornata. Non concentrarti sulla canzone, parlami del tuo problema.» Feci un respiro profondo, dopo tutto ognuno aveva le proprie strane abitudini.
«Durante l'ultimo scontro con il Professor Ombra ci sono state due vittime innocenti.» Annuì lentamente e continuai. «Uno di questi era il figlio di Giovanni di Salvo, l'altro era... Il mio ragazzo.» Era tutto così strano, sentivo il mio cuore rompersi in mille pezzetti, volevo piangere ma mi veniva impossibile sentendo Shakira in sottofondo che cantava "Tsamina mina, eh, eh. Waka waka, eh, eh. Tsamina mina zangalewa. This time for Africa" Feci un altro respiro profondo, poi un altro e un altro ancora. «Volevo chiedervi se...» Lo guardai, ma notai che era impegnato a leggere una rivista dove in copertina c'eravamo io e lui. Il titolo era "Un possibile nemico di Spider-Man?" Ammetto che era interessante, ma non dovevo perdere di vista il mio obbiettivo. Doctor Strange alzò lo sguardo dalla rivista, notando il mio sguardo sconcertato.
«Scusa, ma l'ho trovata interessante.» Posò la rivista sul tavolino e mi guardò, finalmente serio. «Continua, per favore.» Inghiottii a vuoto.
«Volevo chiedervi se poteste aiutarmi a riportarlo indietro. Non posso vivere senza di lui. So che è una richiesta enorme, ma non vedo altra soluzione.» Strange spense finalmente la radio.
«Mi dispiace, Nicola.» Lo guardai con gli occhi lucidi. «Ma viaggiare nel tempo è veramente complicato e pericoloso, pure per lo Stregone Supremo. Se ci provassi potrei per sbaglio spedirti in un'altra dimensione.» Le lacrime inziarono a rigarmi il volto. «So che è difficile perdere qualcuno, credimi, ci sono passato. Ma non puoi rischiare la tua vita per salvare chi ormai è morto. Devi andare avanti, credimi.»
«Non c'è davvero nulla che potete fare? Nel vostro libro magico non c'è nessuna formula magica?» Gli domandai con la voce spezzata.
«È ovvio che ci sia un incantesimo per viaggiare nel tempo, ma, come ti ho già detto, è difficile pure per me.» Sospirai e mi alzai dalla poltrona, Strange mi accompagnò all'uscita e io me ne andai. Mentre saltavo da un palazzo all'altro mi venne un'idea geniale in mente: rubare il libro degli incantesimi di Strange. Potevo farlo, ne ero sicuro. D'altronde era solamente un libro, no?

𝐒𝐩𝐢𝐝𝐞𝐫𝐦𝐚𝐧 𝐢𝐧𝐭𝐨 𝐭𝐡𝐞 𝐦𝐮𝐥𝐭𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐞 𝐨𝐟 𝐦𝐚𝐝𝐧𝐞𝐬𝐬Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora