Quanto si è disposti a lottare per amore?
Lasciare la presa o insistere ancora di più?
Questa è la storia di Martina, in continua lotta con sé stessa, in bilico tra cos'è giusto e cos'è sbagliato. Per ritrovare la sua spensieratezza ha deciso di la...
Il mese sta per finire e io sono sempre più lontana dai pensieri che mi tormentavano all'inizio, eppure Mattia è ancora lì, in un angolo della mia mente, un'ombra che appare e scompare senza preavviso. Non ci siamo visti molto. Due, forse tre volte in totale, e ogni volta sembrava che tra di noi ci fosse più spazio. Ogni volta che provavo a parlare con lui, finivo per non sapere cosa dire.
Stasera sono di nuovo in giro, questa volta per iniziare a prendere la mia vita per mano. Com'è giusto che sia. Ci ho pensato molto, e sono giunta alla conclusione che restarmene con le mani in mano non sia la cosa migliore da fare. Dopo tutto, non ho ancora intenzione di lasciare Napoli. Nè di continuare con la mia solita routine: esco, aspetto, passo qualche ora con qualcuno che non conoscevo, e alla fine della notte torno a casa, sempre un po' più distante da chi ero stata. Ma questa volta è diverso. O almeno spero che lo sia.
Quando arrivo davanti alla casetta con le persiane azzurre, mi sento un po' più tranquilla. I genitori di Arianna mi hanno spiegato che mi avrebbero accolta per le cinque ore in cui sarebbero stati occupati per il lavoro. Il pensiero che loro non siano dentro, mi dà un po' di pace. Nessuna pressione, nessuna conversazione imbarazzante, solo me e una bambina che, spero, si dimostrerà interessante.
Entro. È piccola, ma accogliente: un tavolo di legno, un divano con un plaid arrotolato sopra. Ma la cosa che più attira la mia attenzione è un piccolo biglietto con su scritto: "Se hai bisogno di qualsiasi qualcosa, chiamami senza esitazione". Mi soffermo su quelle parole per un momento, poi lo ripongo sul tavolo. Sono certa che non servirà.
Vado a cercare Arianna. La trovo a letto, avvolta nelle coperte. Dorme profondamente, con il viso nascosto nel cuscino, il respiro che si alza e si abbassa come un piccolo mare tranquillo. Non voglio disturbarla, ma non resterò qui a guardarla dormire.
Comincio a camminare per la casa, senza fare rumore. Ogni angolo ha qualcosa di familiare, e mi sento come se stessi esplorando una storia che non è la mia. Le pareti sono bianche, un po' ingiallite dal tempo, e ci sono foto in ogni angolo. La maggior parte sono in bianco e nero, e mi perdo in una di esse. Un bambino che ride, con gli occhi brillanti e un'espressione che non tradisce nulla se non la spensieratezza. Non è Arianna, ma non posso fare a meno di pensare che sia qualcun altro della famiglia. Forse il padre. Forse suo fratello, un cugino. Chissà.
Mi sento osservata.
Mi giro di colpo. Ed eccola. È lì, seduta sul letto, con la testa appena fuori dalle coperte e gli occhi sbarrati, come se avesse sentito ogni pensiero che mi passava per la testa.
«Martina» dice, con un filo di voce, ma già così attenta, così sveglia, che mi fa quasi sorridere. Sentire il mio nome uscire dalla sua bocca, è rassicurante, almeno non sarò costretta a presentarmi. «Stai guardando la foto?»
Io faccio un passo indietro, cercando di mascherare la sorpresa. «Sì» rispondo, anche se la mia mente è ancora un po' lontana da lei, dai suoi occhietti curiosi. «Sono foto della tua famiglia?»
«Sì» scatta in piedi, indicando uno dei tanti quadretti «Quella è una foto di quando ero piccola. Io, da grande, sarò ancora più bella» commenta, con tanta sicurezza «Me lo dice sempre mio fratello»
Non posso fare a meno di ridere. Ma la risata si spegne subito, perché un rumore secco interrompe la tranquillità della stanza. Un rumore che arriva dall'esterno. Un passo, forse due. Poi nulla. Un fruscio. Poi, un altro. Non so bene cosa sia, ma il silenzio che cala subito dopo mi fa pensare che qualcosa non vada.
«Martina» sussurra Arianna, ora tutta seria, «c'è qualcuno fuori»
Un brivido mi corre lungo la schiena. Faccio un passo indietro, incapace di muovermi. Con la coda dell'occhio la becco a nascondersi sotto le coperte, con il viso appena fuori. Mi fissa con occhi enormi. «Vai a scacciarlo!» ordina.
«Scacciarlo?» chiedo incredula. «Ma sei sicura? Magari è solo il vento»
«Sei grande, puoi farlo» dice, come se stesse dando ordini a una soldatessa, e io, senza parole, mi avvio in cucina. Afferro la prima cosa che vedo: una padella che trovo sulla mensola della cucina. Non so perché la prenda, ma sembra l'unica cosa che possa aiutarmi, nel caso dovesse effettivamente esserci qualcuno.
Con un passo felpato mi avvicino alla porta. Il cuore mi batte forte, l'adrenalina si fa sentire in ogni fibra del mio corpo. Ogni respiro è più veloce, il rumore dei miei passi si fa sempre più forte mentre mi avvicino. La porta scricchiola quando la apro. La vedo. La mano che scivola sulla maniglia, l'ombra che si allunga contro la parete. Un colpo.
E in un istante, una mano afferra il mio polso con forza.
«Martina, che diavolo fai?» la voce di Mattia mi colpisce come un pugno nello stomaco.
Mi blocco. Il respiro mi manca, la mente è vuota. La padella mi scivola dalle mani, ma non posso fare nulla. L'aria tra noi è tesa, quasi densa. Mi fissa con quegli occhi che conoscevo troppo bene, ma che ora sembrano così diversi, così lontani. Non capisco nulla. Lui, lì, nel buio della porta, e io a cercare di capire come tutto questo sia possibile.
«Che... cosa ci fai qui?» la voce mi esce più secca di quanto avessi voluto. Ma lui sorride, come se non fosse successo nulla, come se fosse tutto normale.
«Volevo vedere come te la cavavi» dice, come se fosse la cosa più naturale del mondo. «So quanto possa essere stressante avere a che fare con quella marmocchia di mia sorella. Pensa che quasi tutte, sono scappate a gambe levate dopo neanche una settimana» ride.
Mi guardo intorno, e non so se ridere o se scappare via anch'io. Non riesco a decidere. Ma poi, lui si fa più serio, il sorriso svanisce quasi subito. Arianna sbuca dalla porta della stanza, guardandoci. I suoi occhi brillano di una curiosità che non riesce a nascondere.
Senza preavviso prende la rincorsa e si butta completamente fra le braccia del fratellone, che con prontezza la tira su.
«Sembri un orso» commenta divertita, tirandogli la barba. E in effetti non ha tutti i torti. Non solo per la barba, ma anche per la sua statura. In confronto a lei - e se vogliamo, anche a me - è un gigante.
«Allora? Com'è la nuova tata? Ti piace?»
Annuisce e mi indica, «Lei è Martina.»
«Si, ci conoscevamo» ammetto, senza pensarci. «Prima»
IG: Napoesja
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