Mattia è qui. Come sempre. Ad un passo da me.
I nostri incontri si stanno facendo più frequenti, ma... la situazione non cambia mai.
Non siamo ancora riusciti a parlare dei nostri problemi. Tutte le volte che provo a farlo, trova il modo perfetto per provocarmi. Per quanto mi piaccia avere le sue mani addosso, preferirei che uscissimo da questo circolo vizioso. Almeno, almeno fin quando non risolviamo tutto.
Quasi mi vien da pensare, che abbia scelto di portarmi a letto per non parlare, perché questa... è la strada più semplice.
Continua a baciarmi con furia. A toccarmi. A spostarmi i vestiti. Tutto sembra correre.
Mi poggia sul tavolo e mi lecca la gola.
Il mio respiro è più pesante e lui gode anche solo a guardami.
«Quanto sei bella» ringhia al mio orecchio. «Non mi stanco mai» rido, alle sue parole. e apro di più le gambe. Tuttavia, proprio nel momento migliore, il campanello di casa mia irrompe senza preavviso. «Non avevi detto che non sarebbero rientrate prima di questa sera?»
«Si. Infatti...» scendo, con tanta noia. Mi sistemo la gonna e i capelli, ancora scossa. «Non so chi possa essere» continuo «non aspettavo visite»
Lo lascio dietro di me, per avvicinarmi alla porta.
E... avrei preferito non farlo mai.
«Mamma?»
«Sorpresa» grida, con tono tranquillo. Tranquillo per chi non la conosce. So perfettamente che quella calma nasconde qualcosa di tagliente. La guardo con gli occhi pieni di silenzio e aspetto che Mattia esca, ma lui non sembra avere fretta. «Buongiorno,» dice con un tono quasi troppo educato e un sorriso sul volto che non riesce a nascondere il suo distacco. «Ho interrotto qualcosa?» chiede sadicamente, mentre Mattia cerca invano di sistemarsi i capelli.
«Ehm... no» risponde.
«Piacere. Io sono Paola. La mamma di Martina. E tu sei?»
Stringe la sua mano curata e con tanta determinazione si presenta a sua volta. «Vedo che... vi stavate dando da fare, eh» con le guance tutte rosse e con i modi più impacciati del solito, corro a lanciare via le mie mutandine dal pavimento. Merda. Le ha puntate subito. Fingendo che non sia successo nulla, riprende ad investigare «Martina mi ha parlato molto di te...» La frase è velata, e per un attimo, il sorriso di Mattia sembra vacillare. Ma poi lo vedo rilassarsi, e il suo tono diventa più disinvolto, più scherzoso.
«Ah, sì? Spero solo cose belle» dice, come se volesse alleggerire la tensione. «Martina è una persona interessante. Non ci si può mai annoiare con lei»
«Non credo che di noi due si possa parlare di noia» replica, ma la sua voce non tradisce emozioni forti. «Certo, è sempre bello che si facciano nuove conoscenze, ma sai... ogni tanto è bene anche riflettere sulle scelte che si fanno, no?»
Mattia la guarda con un sorriso, ma la sua risposta non è più così sicura. Sento la pressione crescere nella stanza, un piccolo gioco di sguardi che si intreccia fra di loro, ma nessuno dei due sembra cedere. Mia madre sembra studiarlo attentamente, e io, nel frattempo, trattengo il respiro.
«Capisco,» risponde Mattia, mantenendo il tono leggero ma poco convinto. «Non voglio sembrare invadente, davvero. Forse è meglio che vada. Devo sbrigare delle faccende fuori. È stata una bella chiacchierata.»
Si dirige verso la porta con passo lento. Mia madre lo segue con lo sguardo, e poi si volta verso di me. La sua bocca si fa sottile, ma non dice nulla. Non c'è bisogno che lo faccia.
Mattia, però, non se ne va subito. Si ferma sulla soglia, guarda mia madre una volta ancora, e infine, con un'espressione enigmatica, dice: «Grazie per il tempo che mi avete dedicato, spero ci si possa rivedere presto. Martina è davvero una ragazza speciale.»
Con una leggera inclinazione del capo, esce dalla stanza. La porta si chiude dietro di lui, ma la sensazione di disagio rimane. Mi sento persa in questo piccolo gioco psicologico che si è svolto senza parole esplicite, ma che ha lasciato dietro di sé il suo peso.
Mia madre rimane in piedi, ferma per un momento. Poi si gira verso di me, il suo sguardo ora è gelido come il ghiaccio. Non ci sono più frasi di cortesia, non c'è più la calma che ha mostrato prima. Ora, la sua autorità è palpabile, quasi insostenibile.
«Ora parliamo, senza più mezzi termini.»
Mi siedo sul divano, cercando di non mostrare troppa vulnerabilità. In fondo, so cosa mi aspetta.
«Ti rendi conto di quello che stai facendo?» mi chiede, e il suo sguardo non ammette scuse. «So che stai cercando di trovare qualcosa in questo Mattia, ma non è così che si cresce, Martina. Non è così che si costruisce una vita. O... come dici tu "che ci si ritrova".»
«Dici? Sembra che tu sappia sempre tutto... e allora come? Cosa dovrei fare?» ci guardiamo intensamente, ma non osa aprire bocca «Sto cambiando, mamma. Sto crescendo. Averlo accanto mi fa guardare il mondo con altri occhi. È tutto più complicato di quanto pensi.»
«Complicato?» ripete lei, il suo viso è quasi deformato dalla delusione. «Non è complicato. Stai cercando di scappare da quello che sei. Non ti stai confrontando con la verità. La verità è che non ti porterà a nulla.»
«Non è vero» rispondo, con un filo di voce. «Ho già preso la mia strada. Ho anche un lavoretto. Ora mi occupo di sua sorella. Mi pagano bene»
«Dio mio! Una baby-sitter ora?» ridacchia «Anni di studio per finire col tenere a bada una bambina? Stai scherzando? Mi auguro di sì. Non ho alcuna intenzione di continuare a pagare tasse universitarie se la tua scelta è questa.»
«È solo momentanea. Tra qualche settimana tornerò su» ammetto, con un nodo alla gola. «Per ora... mi sento... bene con lui.»
Mi guarda con disprezzo. «Non ti capisco. Questo posto ti ha mandato in fumo il cervello. Al tuo fianco dovrebbe essere un uomo che ti faccia crescere, che ti aiuti a trovare una strada. Non qualcuno che ti usa per i suoi porci comodi.» grida un po', ripuntando lo sguardo dove prima c'erano le mie mutandine in bella vista.
Cerco di rispondere con cautela, ma la rabbia sale dentro di me. «Non è come pensi. Non mi usa.»
«Ne sei così sicura?» la sua voce si fa più fredda. «Cosa pensi di ottenere da questo? Cosa pensi di fare con la tua vita? Hai già deciso cosa diventare? Dove sono i tuoi libri? L'estate non durerà per sempre. E continuare a fare la sua troietta non ti porterà da nessuna parte. Dove sono i valori che ti ho insegnato, Martina?»
Non posso più stare in silenzio. «Basta.» Mi alzo, cercando di non cedere alla tensione. «Non ti permetto di parlarmi così. Non hai il diritto di giudicarmi.»
«Non sto giudicando, sto solo cercando di proteggerti,» dice con una fermezza che mi spezza dentro. «Ma, a questo punto, non so se tu voglia essere salvata.» Si fa più vicina «Questo non è il tuo posto. Lui è un napoletano e tu, presto o tardi che sia, dovrai tornare su. Lo sa? E cosa succederà quando lui non potrà più averti fra le lenzuola tutte le volte che gli pare? Eh? Ci hai pensato? Restare qui è uno sbaglio.» tira fuori dalla tasca un biglietto aereo e lo lascia sul palmo bollente della mia mano «Ti aspetto a casa».
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Mare e monti
RomanceQuanto si è disposti a lottare per amore? Lasciare la presa o insistere ancora di più? Questa è la storia di Martina, in continua lotta con sé stessa, in bilico tra cos'è giusto e cos'è sbagliato. Per ritrovare la sua spensieratezza ha deciso di la...
