"Un uomo darebbe tutto per togliersi il dolore dal cuore, arriverebbe a pagare qualunque cifra e qualunque prezzo, darebbe intere nazioni, farebbe qualsiasi cosa.
Eppure con il dolore non ci puoi comprare niente perché il dolore non ha valore.
Ma Dio nel darci il dolore ci ha fatto un dono non un torto.
È solo il dolore che permette di evolvere ed è solo abbracciando ciò che il dolore comporta che si può accogliere l'amore.
La pressione crea i diamanti, non gli abbracci.
Ed è l'augurio più grande che possa farti bambina mia, non di non soffrire mai, ma di imparare dal dolore ciò che nessuno ti può insegnare, senza mai avere paura di spezzarti"

In quelle mattine di luglio in cui non potevo fare altro che aspettare, nutrivo una segreta paura del domani: mi sembrava di vederlo deragliare sempre più, mi sembrava di vederlo commettere un errore dopo l'altro mentre cadeva a pezzi, e più cadeva a pezzi lui, più cadevamo a pezzi noi e io non potevo che aspettare che il mosaico prendesse forma e senso, come sempre.
Ma quella mattina no.
Erano le dieci e mezza del mattino e di solito a quell'ora dorme profondamente, di solito ma quella mattina fui testimone di qualcosa che non riuscii mai a spiegare o a spiegarmi.
Nella stanza vigeva la legge del buio assoluto, non una luce, io aprendo la porta mi feci luce con quella che proveniva dal corridoio, e il più silenzioso possibile entrai a recuperare i vestiti che aveva indossato per lavarli.
Non feci un rumore, la luce non lo sfiorò ma mentre stavo per andarmene e per sigillare la sua notte, si alzò di colpo quasi posseduto in un sospiro improvviso.
Inspirò freneticamente e si rimise giù ansimante.
"Ehi ehi ehi, che ti succede ?" Gli chiesi rapito dal panico.
Piano riprese il ritmo respiratorio o una parvenza di esso.
"Nick"
"Amico mio, che ti è successo ? Stai bene ?"
"Non sono io Nick, non sono io"
"Che vuoi dire ?"
"È lei, sta male"
Non è possibile, non è possibile che lei senta qualcosa e lui la percepisca di riflesso immediatamente, non potevo crederci, va oltre la mia capacità di comprendere e accettare le cose.
E mentre rimuginavo sui fatti recenti e razionalizzavo il tutto mi fulminò un tremante brivido lungo la schiena: è impazzito.
Non può avere la situazione in mano anche ora, non è possibile, non può sentire di riflesso come sta lei a distanza senza elementi per capirlo.
Non è possibile.
No, forse sono io che non vedo.
Tutte le volte che ho dubitato di lui ha sempre dimostrato che mi sbagliavo.
Devo fidarmi di lui, devo credere in lui.
Devo attendere.
Era passato mezzogiorno da ore quando uscì dalla stanza, uscì e mi chiese che impegni avessi quella sera alla chiamata alle armi di Naos non potevo dire no, non chiesi nulla, non mi serviva, sapevo solo che aveva bisogno di me e subito gli si illuminò lo sguardo.
Quante cose mi nascondeva e quanto non mi importava, ero esattamente il pezzo degli scacchi che gli serviva e non avrei voluto essere altro, perché la partita andava giocata così e non poteva essere giocata altrimenti.
Quella sera si preparò accuratamente, scelse con cura i vesti e il profumo, si sistemò persino i capelli, si preparava come quando...
No è impossibile.
Salimmo in macchina e mi disse che dovevamo passare a prendere Selene.
Si era impossibile ma non per lui.
"Come Selene ?"
"Si, ti ricordi dove abita vero ?"
"Certo ma mica non vi parlavate ?"
"Dopo che l'ho invitata al compleanno abbiamo ripreso"
Era così impossibile e così meravigliosamente ovvio: il destino è come un fiume impetuoso e forte, puoi buttarci dentro un sasso, creare un'onda, ma la corrente si corregge sempre e il fiume continua a scorrere nella stessa direzione.
Andammo a prendere lei e mentre scendeva la discesa di casa sua partoriva un sorriso malizioso, un sorriso di immensa tranquillità e serenità, sapeva che qualunque cosa fosse successa quella sera, finché restava con lui non sarebbe potuto accadere nulla di male.
Sorrideva e emanava gioia contagiosa e anch'io ero felice di essere li, in quel momento e di averlo potuto vivere.
Quel sorriso caldo la rendeva ancora più bella di quanto non fosse.
Così come un bambino quando scarta un pacco di natale vuole condividere la gioia, vuole farlo sapere a tutti e così innocentemente volevo far sapere al mio amico quanto fossi felice per lui.
Quando mi voltai vidi che quel sorriso era già entrato in macchina, l'ho visto speculare e uguale, luminoso e solare che per un secondo mi è parso persino giorno.
Il suo animo era inquieto, aveva visto un futuro terribile in cui lei avrebbe sofferto, lo ha vissuto sulla sua pelle e ha accolto tutto il dolore che avrebbe potuto vivere lei per allontanarglielo.
Il suo animo era inquieto perché terrorizzato dal vedere il suo futuro fatto carne che lo raggiungeva, così fragile e sfuggente e così vicino.
Il suo animo era inquieto perché non si riconosceva in se stesso ma si specchiava in lei.
Eppure il suo sorriso ignaro di tutto ciò gioiva e basta.
Salì in macchina, si salutarono normalmente e gareggiavano a chi fingeva di essere più assente o indifferente come se quella stella che hanno creato non fosse luce.
C'erano tante frasi non dette che saturavano l'aria, quanti segreti mal celati, quante parole inutili dovevano dirsi ancora.
Ma non servivano e quindi rimasero taciute.
Arrivammo al locale e scesi dalla macchina potei ammirarla: scarpe scure con il tacco per la passerella, pantaloni attillati neri che richiamavano sguardi indiscreti e poco eleganti, tutti gli sguardi tranne il suo, lui la guardava solo negli occhi e vedeva qualcosa di molto più verace qualcosa di in replicabile, un dolcevita nero e uno scialle beige.
E poi...
E poi una collana con un pendente rosso in centro al petto che spiccava oltre ogni cosa come una stella nello spazio vuoto, piccola e fine ma brillante che scintillava ad ogni suo respiro, era pura, splendida e innocente ma piccola, una tempesta sublimata in una goccia, un'alba riflessa nella rugiada, un universo racchiuso in un nulla, il mondo che potrebbe starti in mano, così tanto trascendente e così tanto materia; le donava come non avrebbe mai potuto donare a nessun'altra, come fosse una parte di lei come portasse la sua stessa anima appesa al collo, vicino al cuore perché solo li può stare.
Lui la guardava così intensamente e perdutamente che nemmeno se ne accorse.
Mentre noi la precedemmo per darle il tempo di sistemarsi ed essere perfetta come deve essere, mi mise il braccio attorno al collo e mi abbraccio felice.
"È bellissima vero ?"
"Oh è meravigliosa"
"Si amico mio, è un sogno"
"Ma quella collana è splendida, la rende uno spettacolo per gli occhi"
"È un nodo Karmico"
"Cosa ?"
"La collana hai detto... è un nodo Karmico"
"Come lo sai ?"
...
"Ehi voi due, di cosa state parlando ?"
"Di quanto è bella quella collana"
"Ruffiano, solo perché è la tua"
"Perché, a te non piace ?"
"Certo che mi piace, è la mia preferita, la metto sempre"
Ovviamente, come potrebbe essere altrimenti ?
Come sarebbe mai potuto essere altrimenti ?
Entrammo nel locale, lei regale e rigida come sempre, in passerella.
Era abbastanza vuoto ma non importava, ci appoggiammo al bar e ci accolse la barista che si fiondò ad abbracciare Naos solo a quel punto mi accorsi che era Mira, mi salutò affettuosa e poi rivolse un freddo cenno carico di disappunto per Selene e lei lo vide, lui lo vide; tornò dietro al bancone e ordinammo.
Per me un Martini, per lui un analcolico alla fragola, lei nulla ha appena mangiato, non vuole riempirsi, poi assaggiò e si fece fare lo stesso suo.
Mentre brindammo vidi lo sguardo di Naos passare oltre me per un secondo e subito gli si plasmò un sorriso e senza dire nulla ne raggiunse la fonte.
"Ma dove va ?" Mi chiese lei fingendosi non troppo interessata.
"Non lo so"
"Lascialo stare, lo conosci come è"
"Si tranquilla, tornerà subito, ma tu, cosa mi racconti ? Non ci vediamo da un pò, come stai ?"
"Si in effetti è tanto che non ci vediamo, sinceramente è un periodo un pò scuro"
"Perché ?"
"Delusioni varie, alle volte le persone non sono come credi che siano"
"Sei troppo intelligente per farti ingannare, forse sei tu che speravi che qualcuno si rivelasse per essere più di quanto non sia"
"Sei stato troppo tempo con lui secondo me"
"E chi ti ha deluso ?"
"Non si dice" risponde maliziosa.
"Scusa scusa"
"Stasera voglio stare spensierata, stamattina ho scoperto una brutta cosa e ci sono rimasta malissimo, meno male che mi avete invitata perché se fossi rimasta a casa da sola mi sarei messa a piangere"
Rimasi così come la neve sulle montagne d'inverno: immobile.
Ero San Tommaso che vide innanzi a se Gesù risorto, che non credette ai suoi occhi e dovette verificare egli stesso e poi quando capì rimase sconvolto più degli altri e pentito di aver dubitato, così io assistetti ad un miracolo e non potevo neanche raccontarglielo, non potevo nemmeno scusarmi con lui perché per lui è qualcosa di normale come respirare eppure ho avuto in quel momento la prova tangibile che respirava ogni volta due volte.
Mentre discutevamo ci accorgemmo di lui.
Era andato a sedersi sul divanetto dietro al bar, era li che parlava con...
"Ma quello è mio cugino ?" Chiese retorica e spiazzata.
"Si, sembra proprio lui, ed è con una ragazza ?!"
Li raggiungemmo e lui si appoggiò sullo schienale in segno di accoglienza e disinvolto come solo lui poteva essere ci presentò:"ragazzi, avete visto chi c'è ? Elio, e lei è Iris"
Era una ragazza molto timida, bassina, con i capelli neri e un look molto dark, rossetto scuro, calze a rete nere, scarponi neri per alzarsi di qualche centimetro, una collana con un Ankh, era molto remissiva e quasi tremante si presentò:"piacere, sono Iris".
La ragazza era visibilmente a disagio dall' esuberanza di Naos ma ci si sarebbe abituata.
Ma lui non aiutava di certo: "Spero vi piaccia Iris, perché ce la ritroveremo ai cenoni di natale"
Lei arrossì e si chiuse, Selene la salvò "vieni Iris, accompagnami in bagno" accettata la via di fuga si avviarono.
Appena non furono più a portata di orecchio subito Naos si fece scuro in faccia, accavallò le gambe e prese a sorseggiare il suo drink con quella sua scomodissima presa dall'alto e smise di tergiversare:"allora... chi è ?".
Elio che sembrava in uno stato a metà tra felicità di rivederlo e rivederci e nervosismo che però non capivo a cosa fosse dovuto, se alla ragazza o a Naos e in quella calma ambivalenza rispose:"ma nessuno N. è un'amica"
Prese un altro sorso e fece un malefico sorriso per poi lanciare un sasso che avrebbe rovesciato tutto il castello di carte di Elio:"e lei lo sa ?"
"Cosa vuol dire ? Cosa deve sapere ?"
"Quello che hai detto, siete amici, lei lo sa ?"
"Certo che lo sa, ma perché me lo chiedi ?"
"Perché tu le piaci"
Eccolo, ecco il diabolico ladro di cuori che irrompe senza permesso nell'anima altrui.
"Ma va, ti sbagli"
Scavallò le gambe, si protese sulla seduta e puntò gli occhi in quelli di Elio, bevve un sorso lentamente ma senza mai distogliere lo sguardo.
E poi sentenziò:"e a te piace lei"
Subito si allarmò "ma che dici, no..."
Non fece in tempo a finire che le ragazze tornate ci interruppero "di cosa sarete parlando ?" Irruppe Selene.
Lui istantaneamente si rasserenò e tornò sereno e sorridente di un sorriso spontaneo e luminoso che rispecchiava ciò che era dentro, poteva avere il mare in tempesta, le onde anomale e la burrasca ma al tocco di Selene mare e cielo non si distinguevano più.
Si alzò di scatto che per poco non si versava addosso il drink e si avvicina a lei senza toccarla: "beh andiamocene, Romeo e Giulietta, qui hanno molto da dirsi, e fammi sapere quando smettete di fare i timidini e vi baciate"
Selene tirò un divertirò sospiro esasperato "e con questa sparata assurda direi che li abbiamo disturbati abbastanza per stasera" prese e lo trascinò via divertita.
Ci riportò al bancone e fece finta di rimproverarlo "ma cosa gli dici, non puoi uscirtene con queste frasi"
"Perché no ?"
"Ma perché li metti a disagio"
"Pensi che non sia vero ?"
"Ovvio che è vero e si piacciono ma così non aiuti"
"Sei sicura ?" Chiese con un malefico sorriso "secondo me ora hanno un argomento per parlare"
Lei sorrise divertita e lo guardava quasi orgogliosa.
Lui rispondeva con uno sguardo inconfondibile che non lascia dubbio sulle parole che vorrebbe pronunciare.
Sembrava tutto perfetto.
E poi...
E poi ti ricordi che la vita non è un bel film d'amore dove va tutto liscio e qui il regista è crudele.
Mira si avvicinò a noi e poi ci riportò alla realtà: "Naos, senti, io non vorrei essere inopportuna ma credo che quei due siano venuti per te"
Selene diresse lo sguardo oltre di lui e vide Nasciro con il suo fido compagno Argo.
Si fece nervosa, si sistemò frettolosamente vestito e scialle e poi li salutò.
Loro ricambiarono e fecero per raggiungerci.
Subito si fece arcigno e visibilmente infastidito, sull'orlo di una crisi.
Non si voltò nemmeno, non gli serviva, immobile si rivolse a Mira senza nemmeno concedergli lo sguardo "come fai a dire che sono qui per me ?"
"Beh perché nonostante io sia andata a scuola con Nasciro, non sono mai entrati in questo bar, sono arrivati due minuti dopo di voi e si sono messi nell'angolo in fondo alla sala e da allora non ti hanno mai tolto lo sguardo di dosso, era quasi imbarazzante"
"Allora non era una mia impressione, non sono pazzo, ci stanno seguendo"
Io lo fermai subito:"sei paranoico, sarà una coincidenza"
"Sarebbe una coincidenza se non ci stessero seguendo da casa di Selene e non passassero cinque volte al giorno davanti casa per vedere se esco, sarebbero tutte meravigliose coincidenze ma il fatto che non sonno mai entrati fino ad ora qui dentro toglie il beneficio del dubbio"
"E perché mai dovrebbero seguirti ?"
"Perché non sono in grado di accettare la superiorità altrui"
"Che vuoi dire..."
Ci raggiunsero e Nasciro gli posò una mano sulla spalla ed esordì:"amico mio, anche tu qui"
Istantaneamente indossò un finto e tirato sorriso e poi si voltò con allegria bugiarda sorrideva ma nascondeva le zanne sarebbe riuscito a fingersi il suo migliore amico per lei ma non stavolta, avevano interrotto troppo ed era solo un'altra colpa che non gli avrebbe perdonato, così iniziò a fargliele espiare.
Aveva gli occhi spalancati come quando è a caccia, iniettati di sangue come quando la caccia gli è nobile e quel sorriso, quell'aria spensierata e quel tono giocoso emanavano ira e fiamme e una sensazione di inquietudine in loro che non riuscirono a spiegare o a nascondere.
Così non indugiò oltre e graffiò:"wow, Nasciro, che strano trovarvi qui, non siete riusciti a starci dietro per la strada vecchia ?"
Rispose con un sorriso nervoso e con un vano tentativo si sviare:"vi possiamo offrire un drink, tu cosa prendi Selene ?"
Lei imbarazzata e tesa rispose: "Nulla grazie"
Loro insistettero
Insistettero
Ma non gli concesse di insistere per la terza volta e azzannò: "sfortunatamente c'è ne stiamo andando, ma non ti preoccupare, la prossima volta che usciamo vi dico dove andiamo così potete passare per caso anche un'altra sera"
Si bloccò e noi ci avviammo all'uscita, Nasciro digrignò i denti in un sorriso ed era come stesse chiedendo aiuto, poi come una preda ostinata che non vuole ammettere di essere già morta si divincolò:"poi fammi sapere se le dai l'anello"
Selene era già fuori perciò non sentì e questa fu la sua salvezza.
Naos si bloccò e pensò che forse avrebbe potuto mostrarsi superiore poteva andarsene in silenzio facendogli credere di aver vinto, tanto li aveva già umiliati e ce n'eravamo accorti tutti, lo aveva già sconfitto, aveva il suo collo tra le fauci e aveva reciso la carotide, stava già morendo, ha già vinto, devi solo proseguire e uscire, lasciar correre.
No.
Con i pomposi porci schifosi come quelli, sporchi di fango e della loro stessa merda nella quale sguazzano fieri, questi esseri non meritano pietà e a costo di sporcarsi peggio di loro, li doveva dilaniare.
Tornò indietro e con una voce tanto profonda e bassa da far risuonare il cuore a ritmo, tanto diversa da non riconoscerla e tanto seria da spaventare:"sai perché è stato ovvio che ci stavate seguendo ? Perché tu hai passato tutto ieri sera a dire che l'unica cosa che conta nel mondo è la figa, la figa, la figa, che non importava chi o cosa ci fosse attorno se una puttana o una che se la tira, ma che alla fine conta solo scopare.
E poi hai detto che oggi sareste andati al mare dove sareste riusciti a procacciarvi delle fighe fresche, quindi vedervi qui mi sconvolge, torna a sbavare dietro a un culo su internet che è l'unica cosa che sai fare o continua a cercare la figa che se insistete prima o poi una disperata che ve la da la trovate, ma Selene non è una di quelle, vero Argo ? Quante volte ti deve dare buca prima che tu capisca che non hai speranze ? Devi invitarla a cena un'altro paio di volte ? O devi fare finta di avere i suoi stessi interessi di cui però non sai assolutamente nulla ? Quanto ti ci vuole per accorgerti che alle volte finge interessi che non ha per vedere come tu sviluppi immediatamente passioni segrete sempre avute ?"
...
Non bastava.
Si avvicinò all'immobile Nasciro per parlargli all'orecchio e lui sconvolto non riusciva a reagire.
Poi con voce sostenuta ma sussurrata il modo da far sentire anche al pubblico lo uccise di nuovo:"ricorda merdina, puoi stare con mille donne, ma nessuna ti renderà un pò più uomo"
...
Sorrise con il lato destro del viso e si girò di scatto per dirigersi alla porta, poi poco prima di uscire si fermò e non contento li umiliò ancora:"scusa se ho usato paroloni complicate come procacciare, cercalo sul dizionario o fattelo spiegare da qualcuno"
...
Silenzio
In tutto il locale silenzio
Eppure così tante parole: Mira li guardava disgustata e con scherno, Iris con ribrezzo, Elio divertito, i pochi estranei che assistettero con stupore e un'ironica punta di repulsione.
Uccisi, Argo si nascose voltandosi verso il bancone con sguardo basso fisso al bicchiere, Nasciro pietrificato.
Entrati in macchina Selene prese a specchiarsi per sistemarsi il trucco e assorta nel suo sistemarsi lo condannò:"ma sei impazzito ? Che ti è preso li dentro ? Come ti viene di aggredirli in quel modo ?"
lui esitò un secondo a rispondere, quasi stesse calibrando i sentimenti, io lo guardai e lui mi ricambiò, così gli lanciai uno sguardo fiero, sorrisi leggermente e annuii, gli stavo dando il mio permesso, gli stavo dicendo che non stava sbagliando.
"Hai una finestra amico mio, non sbagliare" non glie l'ho detto, ma so che lo ha sentito.
Si fissò dritto davanti a se puntato sul nulla, quasi in trance, inspirò profondamente e si gonfiò il petto, spalancò gli occhi ma quando parlò la voce era la sua, la stessa di sempre, non riusciva ad avere ira nelle sue parole, diniego, disprezzo, dolore ma non rabbia, non in sua presenza, non riusciva, non poteva.
In quella placida ambivalenza raccontò di quella sera:"ho un mio caro amico che usciva spesso con Argo e un paio di sere per sbaglio ci siamo trovati tutti e 3 a parlare, personalmente non è di quelle persone con cui vorrei passare una misura del tempo maggiore dei secondi ma tu mi hai raccontato molte colte che ci prova con te in maniera spudorata e che è molto amico di Nasciro e allora ho deciso di tenermelo buono, poi tu mi hai sfidato a conoscerlo per verificare fosse davvero la merda che credevo e due sere fa mi si è presentata l'occasione e l'ho colta al volo.
Stavo passeggiando e li ho visti insieme, così con la scusa di andare a salutare Argo come ho fatto altre sere, mi sono fatto presentare Nasciro"
Selene continuava a fingere di essere disinteressata ma non era convincente neanche per se stessa, e con parvenza di leggerezza chiese la sentenza e lui confermò i suoi forse...
"Quando l'ho letto, ma in generale quando leggo una persona vado molto cauto, ho sempre paura di sbagliare, non succede, ma potrebbe succedere e prima o poi accadrà, così sto sempre in guardia nel caso fosse quella volta, quella volta sono andato ancora più cauto perché c'eri tu di mezzo ma ho sbagliato a non credere in me, perché si è mostrato anche peggio di quanto pensassi.
Subito dopo che mi sono presentato ha iniziato a vantarsi del fatto che mi conoscesse già, io ho fatto finta di niente e lui si fomentava ancora di più e a me andava benissimo, così si è sentito migliore e ha iniziato a prendermi in giro, io fingevo di non accorgermene e lui insisteva.
Poi ha iniziato a parlare di donne, ma nell' accezione più volgare e mercificante possibile e solo a ridire ciò che ha detto mi sale un senso di nausea e disgusto per lui e per me che le sto per ripetere.
Ha iniziato a voler dare una lezione di vita e quindi ha detto che l'unica cosa che conta al mondo è la figa, la figa e la figa, solo la figa, dopodiché ha iniziato a vedere delle foto porno..."
Lei si vedeva le convinzioni bombardate da l'unico che riusciva a darle certezze e allora vedendo i suoi forse tramutarsi in verità che non le piacevano, tentò una difesa strenua, tanto da snaturare se stessa pur di crearsela:"beh meno male che si guardava un porno, e parlava di figa, a quest'età cos'altro dovrebbe fare ? Non siamo più bambini"
Queste parole mi colpirono a bruciapelo e di sorpresa e d'istinto mi voltai verso di lui che sorrideva e sghignazzava...
"Chi vuoi prendere in giro con queste stronzate a cui credi meno di me ? Perché se vuoi prendere per il culo me, ritenta, a te ste cose fanno più schifo di me, semplicemente se razionalizzi è meno grave il tuo errore e fa meno male..."
lei sollevò gli occhi al cielo e sbuffò infastidita "perché parlano sempre tutti di me ?" Si chiese fintamente disperata e lui per disinnescarla continuò:"dicevo che dopo aver iniziato a guardare delle foto porno ha continuato a parlare di figa e ha voluto elargire un'altra meravigliosa perla dove affermava che non importava se fosse nera, gialla, alta o bassa perché alla fine le fighe sono tutte uguali e se le metti nella posizione giusta non sei nemmeno obbligato a guardarle in faccia.
Io non riuscivo neanche a fare finta di nulla perché un fondo così era un pò eccessivo.
E poi l'eccessivo divenne eccessivo e disse che le donne alla fine devono servire a svuotarti le palle.
Dopo ha cambiato discorso e ha iniziato a chiedermi di te per sfottere Argo.
Mi ha chiesto se ci scriviamo, se ci sentiamo e tirava frecciatine al suo amico che se la rideva.
Faceva riferimenti continui a te credendo che io non me ne rendessi conto e poi ha detto che te la tiravi troppo.
Ad quel punto però si era spinto troppo oltre e gli ho risposto: secondo me dovresti anche iniziare a farti i cazzi tuoi.
Ci è rimasto molto male, non se l'aspettava e superato lo shock provò a rispondere: ah ma è strano, state sempre insieme a fare le passeggiate, stasera ti ha dato buca ?
Solo che non ha capito affatto chi aveva di fronte e gli ho detto: no, in realtà domani andiamo a mangiare.
Mi chiese dove
Gli ho risposto: vedi, non ascolti i consigli, ti ho detto di farti i cazzi tuoi, ma se hai dei suggerimenti, li accetto così puoi seguirci più facilmente dato che vedi quando facciamo le passeggiate.
Ha suggerito un ristorante e allora ho risposto in un modo di cui non vado molto fiero, ma non mi importava, dovevo ucciderlo e gli ho detto: bello quel posto ma è un po' povero, di solito quando esce con me andiamo in ristoranti più prestigiosi, se doveva andare in questi posti provinciali piuttosto usciva con te.
A quel punto ha iniziato a zittirsi e pensare di più a ciò che diceva o così speravo mi ha chiesto cosa avessi fatto se avessi trovato chiuso, gli ho detto di non preoccuparsi che cucini delle lasagne buonissime e al massimo andavamo a casa tua.
Lui ha tentato un ultimo attacco e ha cambiato discorso: ma l'anello glie lo hai già dato ?
Gli ho risposo di no
Mi ha detto se vuoi ti do il mio
Gli ho chiesto se lo avesse comprato apposta per te o se ne avesse uno per ogni evenienza e ha detto che era per te, allora gli ho detto che sembrava fuori luogo se ti davo il suo anello e che magari te ne prendevo uno io nel caso.
Poi Argo ha capito la strage e ha inventato una scusa per andarsene.
Ero certo che stasera ci avrebbero seguiti perché quelli così, quelli che si credono il migliore del mondo non possono accettare di perdere e ieri ha perso 100 volte, quindi doveva almeno tentare di rimandarmi indietro qualcosa, ma dopo stasera, si sarà messo l'anima in pace certamente, o almeno spero per lui"
Eravamo arrivati davanti a casa di Selene già da un pò ma aspettammo che finì di raccontare e appena finì, lei scese dalla macchina senza dire nulla e se ne andò.
Lui tornò in macchina e si gettò sul sedile esausto e turbato, tirò un sospiro e rivolse lo sguardo alla luna.
Il suo volto rifletteva quello che non disse lei.
"Ehi, sei stato, bravo, hai fatto bene a dirle quelle cose e anche se le hai fatto male, so che ha capito"
Ghignò:"no, non è bastato amico mio, non per lei, non ancora"
"Come lo sai ?"
"Perché non avrebbe funzionato con me"
"Ha sempre funzionato, il discorso che hai fatto avrebbe funzionato per chiunque"
"Nick, non hai capito un concetto semplicissimo...

...esiste la Rosa, tutti gli altri sono solo fiori"

L'assolutaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora