CAPITOLO 25

20 5 36
                                        

DEVIL

Avevo paura.

Mentre camminavo.

Mentre salivo con l' ascensore.

Mentre salutavo Andromeda.

Prima di aprire la porta feci un grande respiro e pensai al mare. Stavo per piangere dal nervoso, e di sicuro era il momento meno adatto.

Non dovevo essere debole.

Il Capo mi si avvicinò e mi alitò sul passamontagna. Io mi tastai la tasca dei jeans per vedere se il mio coltellino fosse ancora con me.

<<Non mi dire che ti serve più tempo bambolina.>> Disse lui.

Quando mi chiamava così voleva dire solo che era ubriaco. Sorrisi. Avrei potuto usarlo come vantaggio, sperando fosse ubriaco marcio, e non solo brillo.

Cercai di seppellire in gola la bile che mi era risalita e decisi di sfruttare il mio corpo. O il semplice fatto di essere donna.

Quando mi guardavo allo specchio mi facevo schifo, eppure ero consapevole che quell' involucro piacesse al mondo, ma a me disgustava ciò che c' era dentro.

Mi leccai languidamente le labbra, cercando di fingere come meglio potevo.

Gli toccai la gola con un dito e scesi fino al colletto della maglietta. Di sicuro poi mi sarei disinfettata.

Solo allora mi resi conto di quanto fosse basso.

<<Effettivamente no, ma magari mi concederesti due minuti del tuo tempo...>> Sussurrai al suo orecchio, arcando leggermente la schiena così che potesse intendere. Nascosi una smorfia disgustata.

Lo spinsi piano, accompagnandolo fino alla scrivania, dove lui si appoggiò.

<<Mh... potrei pensarci...>> Rispose lui senza staccare gli occhi dal mio davanzale inesistente.

Quando mi chinai su di lui per far finta di baciargli il collo, e lui mi espose la gola, lo colpii con un colpo secco sotto al mento e lui cadde a terra svenuto.

Un problema in meno.

Ora avevo ancora più ansia di prima.

Fortuna che almeno non c' erano le telecamere.

Scappai da quel posto e andai in piscina. L' unica cosa che un tempo dava spazio alle mie frustrazioni, ma ormai neppure quella sembrava aiutarmi, anzi peggiorava solo le cose, perché non faceva altro che ricordarmi quanto debole fossi a causa della scarsa alimentazione.

Non riuscii ad entrare in acqua.

Arrivai a casa, mi misi il pigiama e cercai qualcosa da guardare in Tv. La TV ovviamente era un catorcio più vecchio della mia bisnonna seppellita. Ma almeno era qualcosa. L' avevo trovata in giorno prima giù nel portico, probabilmente qualcuno aveva racimolato i soldi necessari per comprarsi il modello successivo.

Ma nella mia testa rimbombava un solo pensiero: non potevo dire a nessuno cosa accadeva all' Ofiuchos.

LOKI

Avevo paura.

Ed a ogni passo aumentava la mia ansia.

Il cuore batteva troppo forte, ma nonostante questo non vedevo l' ora di vederla anche se mi avrebbe ucciso.

Diedi una spallata alla porta, perché sapevo che se avessi bussato mi avrebbe tirato un coltello in fronte che avrebbe trapassato il legno della porta e mi avrebbe ucciso.

Quando la porta si spalancò invece, lei sembrava come morta. Aveva perso tutta la grinta che aveva sempre avuto e mantenevo lo sguardo attaccato a quell' insieme di pixel uniti per miracolo. La luce del televisore le illuminava in volto. Le occhiaie sembravano ancora più accentuate ed aveva gli occhi lucidi.

moon soulsDove le storie prendono vita. Scoprilo ora