Delilah

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Mi sveglio verso le 7:00 ma non mi alzo subito. Mi rigiro, invece, più e più volte nel letto. Il telefono squilla e io rispondo.

-Pronto?-

-Delilah? Sono Dylan. Volevo sapere come stavi?-

-Beh, non molto bene. Tu? A casa come va?-

-Bene, mamma sta un po' meglio. Con il trasloco? Tutto okay?-

-Sì, ho finito ieri sera. Mi mancano giusto un paio di scatoloni.-

-Ti va se passo a prenderti oggi?-

-Sono quasi due ore da Eldon a qui, non devi. E poi non ho molta voglia di muovermi, sono appena arrivata. Scusa.- Già, non ho molta voglia di muovermi, non di uscire. Non ho proprio voglia di fare niente, neanche di esistere.

-Ma no, figurati, capisco.-

-Magari puoi passare da me la settimana prossima.-

-Sì, certo, volentieri. Ci sentiamo.-

-Ciao.-

-Ciao.- Riattacco e mi stendo nuovamente, attenta ai suoni. Magari correre potrebbe aiutarmi. Mi costringo ad alzarmi dal letto e a vestirmi. Indosso una T-shirt e una felpa nera da sopra, metto un pantalone di tuta e le scarpe e mi dirigo in cucina. Spremo un'arancia e mi preparo un toast. Riempio una bottiglia d'acqua e prendo un marsupio di papà. Ce la infilo dentro e lo metto di lato. Mi tiro su i capelli in una coda alta, infilo le cuffiette nelle orecchie ed esco di casa.

Tre.

Due.

Uno.

Play. Inizio a correre facendo attenzione alle parole della canzone e al percorso.

"When the day has come

That I've lost my way around And the seasons stop and hide beneath the ground When the sky turns gray And everything is screaming I will reach inside Just to find my heart is beating."

Corri Delilah, corri, penso. Corri. Non riesco a respirare bene ma non mi voglio fermare, voglio sentire l'aria fresca che mi sferza il viso, voglio sentire quel bruciore dentro, perché voglio sentire il mio dolore. Non voglio sia una cosa mentale, voglio sia fisica, perché al dolore fisico una cura la si trova.

Alla fine mi fermo per riprendere fiato, guardando indietro. Mi sono allontanata abbastanza, ma riesco ad intravedere casa mia, anche se coperta dalla fitta vegetazione. Prendendo la bottiglia d'acqua e bevendo, mi accorgo che mi trovo vicino al lago. Mi avvicino di più fino ad arrivare al limite della sponda. Mi sporgo sull'acqua inginocchiandomi, e sfioro la superficie. La sensazione che provo è bellissima, ma viene interrotta dal mio bisogno di girarmi. Mi sento osservata, anche se è impossibile, perché non c'è nessuno qui.

-Non c'è nessuno- ripeto.

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