Capitolo 24

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«Mamma, papà... volevo parlarvi di una cosa» Esordisco, mentre poggio la forchetta nel piatto. Il venerdì sera è uno dei momenti in cui ci riuniamo in famiglia perché durante la settimana -in un modo o nell'altro- mangiamo ad orari differenti. Volevo approfittare di questo momento per parlare della festa di sabato a cui sono stata invitata. Proprio ieri, nel svuotare le tasche della felpa, mi sono ritrovata quel bigliettino improvvisato di invito, che mi aveva dato Amanda quel giorno al supermercato. In realtà non desidero veramente andarci, ma anche Helen è stata invitata e, insieme a Scarlett, mi sta convincendo. Abbiamo formato un bel gruppettino, ma loro due insieme sanno essere insistenti. Non mi faccio condizionare, o meglio, non mi faccio costringere da qualcuno a fare qualcosa. Però voglio come dimostrare a quella ragazza dai capelli rosa che io posso benissimo andare ad una festa, visto la sua espressione scettica di quando mi aveva consegnato il foglietto. Inoltre, senza contare la scorsa festa, vorrei cogliere questa occasione come un'opportunità per passare una serata divertente con le mie due amiche.
«Si, tesoro?» Domanda mio padre, rivolgendomi uno di quei suoi confortevoli sorrisi. Ho richiamato anche l'attenzione di mia madre, escludendo ovviamente Benny che è intenta a mangiarsi le sue patatine fritte.
«Sono... sono stata invitata ad una festa di un mio compagno di scuola» Pronuncio le ultime parole tutte d'un fiato. Un po' imbarazzata mi guardo attorno per poi incontrare i loro sguardi straniti.
«Un'altra festa?» Chiede mio papà con una smorfia sul viso. Traspare disapprovazione e irritazione. Si erano preoccupati la scorsa volta, non vedendomi tornare, e se fosse stato possibile io ero anche più preoccupata di loro. Stranamente mia madre aveva mantenuto la calma e non voglio immaginare cosa abbia dovuto dire a suo marito per tranquillizzarlo. Non ho la più pallida idea -sinceramente- di come abbia fatto a scamparla, a far si che il castello immaginario che avevamo costruito con Scarlett non crollasse ai nostri piedi. Come posso aspettarmi che questa volta acconsentano?
«Per me va bene» La voce gentile e calma di mia mamma mi stupisce, per davvero. Ha tutte le ragioni di dirmi di no, visto il casino di tempo fa, ma mi sta dando la possibilità di andarci.
«... Non se ne parla, Marie» Scuote la testa l'uomo che ho di fronte. Comprensibile.
«Josh, hai avuto anche tu la sua età» Incrocia le braccia al petto.
«I miei erano di certo altri tempi...» Inclina il volto, per poi scoccarmi un'occhiata.
Li guardo, rimanendo in silenzio, mentre parlano di me come se non ci fossi. Li lascio fare, anche se mi maledico mentalmente per aver parlato di questo. Potevo evitarmelo.
«E ti ricordo che eri in pensiero perché il suo telefono era staccato. Non hai dormito praticamente mai.»
Le parole che mio padre dice alla fine, mi lasciano un po' spiazzata anche se dovevo immaginarlo. Sono stata una stupida e incoerente a pensare solamente di chiederlo. Non dovrei neanche meritarmelo.
«No... papà ha ragione. Non ci vado, finito il discorso.» Mi alzo con il piatto fra le mani, dirigendomi verso la cucina per metterlo nel lavandino. Apro il rubinetto e lascio che, il rumore dello scrosciare dell'acqua, riempa il silenzio che ora regna in casa per colpa mia. Cosa mi è venuto in mente?
Successivamente salgo le scale diretta in camera. Chiudo la porta alle mie spalle e mi butto sul letto a peso morto. Socchiudo le palpebre e mi faccio cullare dai rumori attutiti che provengono dal piano inferiore. Prendo il cellulare per avvisare le ragazze che non verrò, però prima decido di rilasciare un sospiro e di chiudere, per qualche minuto, gli occhi. Gli auricolari nelle orecchie e il suono di un pianoforte che introduce una delle tante canzoni della mia playlist.

Percepisco una scossa provenire dal braccio, una mano che mi tocca e il mio volto che piano piano si adatta alla luce proveniente dalla abat-jour sul comodino. Non ho più le cuffiette perché me l'avrà tolte lei, per poi accogliermi col suo classico sorriso.
«Ciao...» Sbadiglio silenziosamente.
«Ciao tesoro» Il tono delicato e la sua mano calda che mi sposta un ciuffo dal viso.
«Qua-quanto ho dormito?» La voce impastata dal sonno, una copertina calda che mi fascia le gambe.
«Un'oretta» Ridacchia, mentre mi guarda con quei suoi occhi dolci e vivaci.
«Sono d'accordo con tuo padre sul fatto di essere prudenti e entrambi vi proteggiamo, ma sei ancora la nostra bambina. L'unica cosa che cambia è il tempo, gli anni che crescono senza che te ne accorgi, purtroppo...» La osservo cercando di capire dove voglia arrivare. Sto per dirle che non importa della festa, non si tratta di vita o di morte e nemmeno di un congresso importante.
«Hai quasi diciotto anni e, anche se sei ancora piccolina per il mondo esterno, so che sei intelligente e bravissima... non ci sarebbe un motivo valido per non mandarti a quella festa, se non per tenerti al sicuro da ciò che ti potrebbe accadere in quella circostanza chiassosa e casinista» Fa un sospiro, vaga con lo sguardo per poi posarsi di nuovo su di me.
«Ci fidiamo di te, ma non di quello che c'è là fuori... ma hai tutto il diritto ad andare a quella festa con le tua amiche... perciò ci andrai, hai capito?» Mi accarezza, vengo cullata dal suo tocco inconfondibile.
«Mamma, per me non ci sono problemi, davvero» Provo a dire, ma mi interrompe.
«Pensa a divertirti, okay? Papà e Benny li porto al cinema!» Esclama e ci mettiamo a ridere, spensierate. Non ho mai preteso niente, se non di dare il meglio per una mia soddisfazione personale e per loro: i genitori che rimarranno gli amici di una vita, i compagni di avventure e gli unici ad averti conosciuto da sempre. Proprio per questo è molto importante mantenere un rapporto, come questo, solido e saldo. I genitori non li puoi trovare da nessuna parte se non dentro di te, al centro del petto.


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