«Neanche tu puoi stare qui!» Dissi io bisbigliando
«Io ho i miei motivi... »
«E sarebbero?... quel labbro spaccato?»
«Senti non ho bisogno di qualcun altro con cui litigare, quindi sparisci!!»
«No, io non me ne vado, quel poveretto ha bisogno di aiuto!»
«È proprio questo il problema, non puoi farci niente. Ho il labbro rotto perché prima ho cercato di fermarli e...»
«...e loro ti hanno steso hahaha»
«Sssh, zitto‼ E comunque non me l'aspettavo, non vedi come sono forzuti? Bastardi... »
«Ma cosa vogliono fargli?»
«È malato e non potendoci fermare in un porto vicino per farlo curare, lo gettano in acqua...»
«Cosa aspettiamo allora, dobbiamo fermarli!!» Iniziai ad agitarmi e mi alzai.
«Stai buono, sei troppo piccolo per riuscire a batterli!» Disse strattonandomi verso il basso dalla maglietta.
«Senti chi parla, nanetto!... »
Stava per replicare, quando improvvisamente sentimmo un colpo secco e distinto, e ci affacciammo dal bordo: quel ragazzino era finito in acqua e il mare, nerissimo, lo inghiottì in pochi secondi con un'onda. Una scena raccapricciante. Quei bastardi se ne andarono ridendo. Mi sentii così a disagio per la rabbia che provavo e mi ripetevo che lo avrei potuto salvare, ma era inutile rimproverarsi non c'era più nulla da fare, ormai era andato.
«Diamine è sparito... »- sospirai -«Come fai a sapere che era malato?»
«Dormiva nella mia stessa cabina e nonostante sapessi che non era proprio in salute, non pensavo fosse così grave...credo avesse la polmonite. Poi stanotte ho sentito dei rumori mentre dormivo e ho visto che lo portavano fuori, attenti a tappargli per bene la bocca, cosicché non potesse gridare: io, però, ero sveglio, mi sono alzato per chiedere spiegazioni e ci ho guadagnato un bel pugno in faccia!».
«Dovevamo aiutarlo invece di nasconderci qui dietro‼»
«Sarebbe comunque morto qui sopra. Non abbiamo abbastanza cure per un caso come il suo, sarebbe peggiorato in poco tempo e sarebbe stato comunque gettato in acqua o ucciso in altro modo, non credi?» disse, poi aggiunse: «Cerca di non pensarci e torna a dormire, credo che domani arriveremo in Francia presto, quindi cerca di riposarti»
Dopo tutto non aveva tutti i torti, poteva essere pericoloso persino per noi due avvicinarci. Quelli lì facevano veramente paura ed erano anche armati, non oso immaginare cosa sarebbe potuto succedere.
«Non sarà facile!» dissi allontanandomi
«Non mi dici nemmeno il tuo nome?»
"Soldato Harry Styles..."
"Soldato è il tuo primo nome?"
"Dai hai capito che intendo!!" sbuffai
"Louis Tomlinson, molto piacere!" Mi strinse la mano, per poi ritirarsi facendomi il saluto militare ed io tornai in cabina ridacchiando, trovandolo buffo.
Eppure, non riuscii a dormire, continuando a rigirarmi nel letto sia per quello cui avevo assistito sia perché la curiosità di vedere bene il volto di quel ragazzo, mi stava facendo impazzire. Era buio ed io vedevo solo la sua sagoma leggermente illuminata e aveva un accento particolare: pensai subito che non fosse delle mie zone (e, infatti, avevo ragione).
Il mattino seguente, ci preparammo tutti allo sbarco in Francia: caricammo qualsiasi tipo di arma, controllammo i vari mezzi di trasporto che avremmo dovuto usare e poi ci divisero in gruppi in base al cognome. Ci chiamarono ad alta voce ed io capitai nel 28°, insieme ai tre ragazzi, che condivisero con me la cabina, e Tomlinson, che però non riuscivo a identificare. Eravamo troppi e indistinguibili, vestiti tutti allo stesso modo, e stavamo sotto gli ordini del generale Shepherd.
Recitata quell'infinita lista di nomi, ci augurarono buona fortuna ed entrammo finalmente in azione: con i nostri anfibi ben allacciati e la divisa mimetica, il fucile, qualche granata, un coltellino, e l'immancabile elmetto, ci buttammo in acqua e raggiungemmo le coste francesi.
Più facile a dirsi che a farsi.
Sentii una fitta al cuore, un po' per l'acqua gelida mista alla sabbia che mi faceva rabbrividire, e un po' per l'ansia di iniziare davvero a combattere. Quando arrivammo a riva, ci sdraiammo esausti al sole per riprendere fiato, ma il mio nervosismo non mi faceva respirare e persi quasi conoscenza.
Avevo la sensazione che la salsedine facesse da colla sui miei capelli e la mia divisa era completamente zuppa. Il tempo prometteva bene e più tardi ci preoccupammo di costruire un piccolo accampamento, con tanto di brandine dove poter dormire.
Conobbi alcuni del mio gruppo e il generale sembrava un tipo abbastanza responsabile e autoritario. I miei migliori amici, però, non erano con me: ognuno con la propria divisione, ognuno per la propria strada. Fu difficile separarci, non avevamo più alcun modo per poterci rivedere, ma ero positivamente certo che il nostro servizio militare sarebbe durato poco e che ci saremmo ritrovati. Quella era la prima volta che non stavamo insieme e a me faceva davvero troppo strano, mi sentivo abbandonato.
La sera mangiammo del pane abbrustolito con dei fagioli in scatola e ci riunimmo davanti un falò: c'era chi parlava di politica o della propria vita, chi giocava a carte facendo scommesse e chi cantava improvvisando delle basi musicali con delle lattine vuote.
Improvvisamente, tutte le mie preoccupazioni sparirono grazie a una voce, quella di un ragazzo palesemente più basso di me, con due occhioni blu ceruleo e quel ciuffo che la notte precedente me li nascose: in quel momento vidi per la prima volta il viso di Louis.
Stava cantando "We'll Meet Again" di Vera Lynn. Era piuttosto bravo e aveva un timbro particolare: riuscì a coinvolgerci tutti con la sua allegria, e cantammo in coro il ritornello. Sembrava una festa con tutte quelle risate e quelle bottiglie di vino rosso che ci passavamo, i minuti non si riuscivano nemmeno più a contare...
We'll meet again
Don't know where,
Don't know when
But I know we'll meet again some sunny day
Tuttavia, al di là della contentezza, ricordo di essermi sentito confuso e strano, avevo una strana sensazione nello stomaco (e non erano i fagioli!!).
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You're my wind rose
FanfictionQuesta è la storia di un giovane ragazzo che, nel lontano 1939, era stato chiamato alle armi. Durante la guerra, scoprì se stesso e una realtà a lui completamente nuova. All'età di ventisei anni, documentò tutta la sua esperienza e i suoi pensie...
