Questa è la storia di un giovane ragazzo che, nel lontano 1939, era stato chiamato alle armi.
Durante la guerra, scoprì se stesso e una realtà a lui completamente nuova.
All'età di ventisei anni, documentò tutta la sua esperienza e i suoi pensie...
"Harry! Harry, porca miseria, ti devi alzare!! Ci attaccano, ci stanno attaccando, muoviti"
Sentii quella voce che inizialmente sembrava lontana, quasi fosse un sussurro. Poi mi accorsi che non era esattamente così e mi alzai subito, prendendo le mie cose frettolosamente.
Uscii da quella tenda che puzzava di calzini sporchi, sigaro e vino maderizzato. Feci in tempo a sgranare gli occhi, quando mi ritrovai dei cacciabombardieri sopra la testa: dei fari li illuminavano in modo da farci capire la loro posizione, mentre sfrecciavano in aria come rondini e sparivano tra le nuvole grigiastre.
Mi sentii afferrare il polso: era Louis, con un casco verde in testa e un fucile tra le mani, lo sguardo confusamente serio e preoccupato, mentre stringeva i denti con forza. La sua presa mi trasmetteva tensione e paura, e, mentre mi trascinava con sé, notai che ci eravamo allontanati da tutti gli altri che intanto correvano ai ripari.
"Dove mi stai portando? I tedeschi sono qui, dobbiamo affrontarli!" - "Sì, ma prima è meglio se tu rimani qui" - "Che cosa??" - "Fidati di me, sarai al sicuro qui dentro"
Mi fece entrare in una galleria sotterranea abbandonata. "Resta qui e non muoverti, e soprattutto non devi aprire a nessuno che non sia io, chiaro?" "Aspetta Lou, dove vai??" "Vado a regalare fiori! Dove vuoi che vada? Gli altri mi stanno aspettando, devo aiutarli!". "Ma io anche devo aiutarli, fammi venire con te!!"
Iniziai a urlargli contro, non sapevo quali fossero le sue intenzioni, io non potevo certamente stare lì dentro mentre lui era là fuori a prendersi qualche proiettile! Non lo avrei mai permesso. "No, tu devi stare qui, non voglio che ti succeda qualcosa!" "Neanche io voglio che a te succeda qualcosa, non posso rimanere qui dentro, e se crolla tutto?" "Non crollerà, è stata creata per i civili, ma adesso che sono stati evacuati nelle campagne ed è in disuso" - sospirò - "ti prego, promettimi che non ti allontanerai, non ti succederà niente se sei qui dentro, sei al sicuro..." "E allora perché non resti con me? C'è abbastanza spazio, chiama anche gli altri ci entriamo tutti!!" "Si così poi i tedeschi ci inseguono e addio rifugio! ... Non si può fare, Harry"
Mi prese il viso tra le mani e mentre gli si bagnavano gli occhi aggiunse: "Sei troppo importante per me, ti devo proteggere, ricordi?" "La promessa la facemmo in due, lasciami proteggere anche te!" "Non posso..." "Perché??"
"PERCHÉ NON VOGLIO PERDERTI!!"
Rabbrividii, travolto da quelle parole che intanto rimbombarono fino alla fine del tunnel, e il respiro mi si fermò in gola. I suoi occhi spalancati mi fecero sentire strano, mi facevano quasi paura.
Poi, iniziò a piangere e a singhiozzare: "Non ce la faccio! Non ce la faccio a preoccuparmi in continuazione per te, ad avere la costante paura che ti possa succedere qualcosa...credevo di conoscere tutto di me, ma poi da quando ti ho visto sono cambiate tante cose, io sono cambiato! Vorrei solo che tu stia bene..."
Lo guardai compassionevole e accarezzandogli la guancia gli dissi: "Louis...resta con me, non lasciarmi da solo" "No, io devo proteggerti e non mi farai cambiare idea. Mi hai già salvato una volta, adesso tocca a me!" "Questa non è una gara a chi salva chi per primo!! Smettila di giocare a fare l'eroe e rimani qui con me!" "Harry devo andare..." "NO! Non te ne andrai, o almeno, non senza di me! Non ti lascerò scappare via!" "A presto Harry..." "Ti prego... Louis...lasciami venire con te..." cominciai anche io a piangere, tirandogli il braccio e giuro che ci avrei fatto a botte per farlo restare, ma in cuor mio sapevo che non me lo avrebbe permesso, era troppo testardo. Lui continuava ad accarezzarmi, mordendosi frustrato il labbro inferiore e cercando di trattenere le lacrime con aria affaticata. Come potevo essere al sicuro, se non ero con lui?
"Devo andare..." - i suoi occhi erano ormai inespressivi - "soldato Styles..." - e il suo volto si fece serio: avvicinò i nostri visi e mi lasciò il bacio più dolce e delicato che avessi mai ricevuto.
Mi privò di nuovo della concezione del tempo, non ricordo quanto durò.
Sembrava interminabile.
Infinitamente interminabile.
"Ti amo...arrivederci"
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