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Rammento bene quel giorno: l'aria genuina di una giornata soleggiata, un prato fresco e verdeggiante, una tavolata piena di cibo e un altare coperto da un telo bianco.

Ci aspettavano tutti, seduti sulle sedie di legno prese dalle loro case abbandonate, felici di passare il tempo in modo diverso. Notai che non era presente nemmeno un ragazzo che avesse la mia stessa età, e in quel momento mi resi conto che la popolazione si era nettamente dimezzata: tutti partiti per la guerra o a lavorare nelle fabbriche belliche. Così come testimone scelsi Robin, a cui dovevo un ringraziamento speciale per essere stato come un padre per me e mia sorella, e una spalla su cui piangere per mia madre, lei, l'unica che mi abbia sempre incoraggiato nella vita ad affrontare le paure, a vincere le insicurezze e a credere in me.

La cerimonia non durò a lungo, fu sorprendentemente breve, forse anche a causa del parroco che era evidentemente ansioso di ritornare a ripararsi: sembrava in tutto e per tutto una talpa.

Non aspettatevi un ragazzo con chissà quale vestito nero da cerimonia, elegantissimo, e una ragazza con un abito bianco, principesco, impazienti di indossare degli anelli d'oro: la parola d'ordine era "semplicità". 

Il momento che però più mi fece esitare, fu quello del "puoi baciare la sposa": sentivo il mio cuore fare le valigie per scappare, e scalpitava sempre più in fretta con la speranza di uscir dal mio petto con facilità.

Chiusi gli occhi e lasciai che fosse lei a baciarmi per prima quando ci avvicinammo: non ricevevo un bacio da davvero troppo tempo e quello sembrava amaro, sporco, privo di sentimenti. Il pensiero me lo ero fatto solo io però, perché a lei sembrò piacerle, e anche tanto. Aveva un sorriso raggiante che distoglieva lo sguardo dal suo abbigliamento semplicissimo e dalla sua treccia con dei fiorellini incastrati. Era davvero bellissima e io non sono mai stato in grado di dimostrargli il mio affetto, il piacere nell'averla accanto a me o il desiderio di volere qualcosa di più di un abbraccio.

Sono stato un marito che l'ha solo difesa, che le ha offerto tutto ciò che volesse: nel nostro rapporto era sempre lei a decidere e a fare il primo passo, mi ha sempre toccato lei per prima, io non mi sarei mai azzardato anche se non si direbbe, e, pur non volendo, l'accontentavo. Non potevo rischiare di essere preso per pazzo, già mi ci sentivo e averne la conferma non avrebbe aiutato.

Era rimasta l'unica che potesse amarmi fino in fondo e con il tempo avevo imparato ad apprezzarla: aveva solo bisogno di abbattere la fortezza di lucro e ozio in cui era cresciuta e di dedicarsi di più al bene per gli altri.

Non posso dire di amarla o di averla mai amata, sentivo per lei un profondo legame che era intriso di ammirazione e rispetto reciproco. Sembravamo due regali promessi sposi mai conosciuti e non innamorati, mai visti, fino al giorno delle nozze.



Spero non legga tutta questa verità.





You're my wind roseLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora