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Mi svegliai di nuovo in una tenda, su un letto scomodissimo con le lenzuola macchiate di giallo: vicino a me c'era una delle infermiere, anzianotta, con il camice bianco e il fazzoletto legato in testa. Mi piaceva la sua espressione rassicurante e piena di rughette, i suoi occhi diventavano piccolissimi per quanto sorridesse.

Mi batteva forte la testa ed ero molto confuso, poi, mentre mi medicava, si rivolse a me:

"Brutta ferita questa, menomale che sei stato soccorso subito dagli altri tuoi compagni o avresti perso la gamba, tesoro!"

"È davvero così grave?"

"Hai rischiato che entrasse in cancrena e hai perso molto sangue, come può non esser grave? Ora hai bisogno di riposare"

"Ma no, io devo tornare a combattere, gli altri mi stanno aspettando, io devo aiutarli, poi c'è anche Louis che mi aspetta, devo andare a cercarlo!!!"

"Il soldato Tomlinson?"

"Si si si, proprio lui, lei sa dove si trova?"

L'espressione di quella donna cambiò repentinamente e coglievo nel suo sguardo una grande compassione per me:"Mi dispiace tanto, figliolo, credo che il tuo amico non ce l'abbia fatta..." - "non lo vediamo qui da un bel pó! Era sempre così gentile con noi quando veniva a darci una mano con i feriti, un vero angelo..."

I miei occhi erano persi nel vuoto, non capivo come non facessi a ricordare:

"Cosa? Non è possibile? Dov'è Louis? Devo andare a cercarlo!!"

"Ma non puoi, devi rimanere qui, sei troppo vulnerabile! ..."-" mi dispiace tanto per il tuo amico..."

"Non è possibile..." ripetevo singhiozzante "non c'è più..."
Sprofondai di nuovo nel sonno e quella volta sognai una delle tante esperienze passate con lui: il giorno di Natale.

Quel giorno, fu decisamente uno dei più pazzeschi giorni di raccoglimento e di unione che provai con gli altri combattenti. Passai buona parte della mattinata a dire "Buon Natale" alla gente che incontravo, perché volevo ricordare che quello era un momento "magico": rimasi a giocare a carte con i miei migliori amici e man mano che si aggiungevano giocatori, mi venne la bella pensata di fare un coro. La sera fu indimenticabile: stretti attorno a un focolaio iniziammo a cantare e a bere, c'era chi si era ubriacato così tanto da barcollare con il viso rosso, chi continuava a giocare a carte nonostante avessimo fatto dieci partite di fila, e chi ballava a modo suo.

Indovinate cosa fece Louis?

Sì, mi chiese di ballare.

Non ci conoscevamo ancora bene in quel periodo, forse era così ubriaco che non capiva nemmeno cosa stesse facendo o forse mi aveva scambiato per un'altra persona: mi prese la mano, mi fece alzare, poi prese un ritmo che non seguiva neanche lontanamente la canzone che si stava cantando, facendomi girare ogni due secondi.

Lo stavo leggermente odiando. Mi irritava l'esser preso in giro da una persona che non conoscevo affatto, ed ero molto imbarazzato per gli altri che ci osservavano e applaudivano con foga.

Inconsapevolmente, Tomlinson aveva dato il via ad una gara di ballo perché anche altre "coppie" si erano unite a quella assurdità. Volevo sprofondare dalla vergogna, ma in fondo fu divertente...

Si continuò a fare confusione fino al giorno seguente fino a crollare, ma mi stupii di vedere di nuovo la serietà sui volti di tutti quando ritornò la "tranquillità", per modo di dire: credevo che passare una giornata diversa dalle altre, li avrebbe distolti dalla pressione che avevano addosso. Molti erano già sposati con figli, altri portavano nei taschini le foto delle loro fidanzate o di quelle a cui avrebbero voluto chiedere la mano. Poi c'ero io che pensavo ancora al ragazzo con gli occhi blu, ignaro, stupidamente inconsapevole, che sarebbe stato il gioiello più prezioso del mio scrigno.

Quante possibilità c'erano di innamorarmi di un perfetto sconosciuto?

You're my wind roseLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora