Elizabeth
Sentivo la testa pesante ed ero esausta, ma abbastanza cosciente da rendermi conto di essere sdraiata su un materasso. Non ricordavo esattamente ciò che fosse successo dopo che, con Thomas, eravamo rimasti chiusi in quello stanzino. Ricordavo solo che mi fosse preso il panico e poi più nulla.
Aprii piano gli occhi che, a causa della luce forte, fui costretta a sbattere più volte e, con molta fatica, cercai di mettermi seduta. Ero tutta indolenzita ed avevo le mani congelate. Faceva davvero freddo in quella stanza.
Sentii aprirsi piano la porta dell'infermeria e, quando volsi lo sguardo nella sua direzione, trovai il sorriso gentile dell'infermiera della scuola ad accogliermi.
<<Come stai, cara?>> chiese avvicinandosi.
<<Meglio grazie...>>. Presi la testa dolorante tra le mani.
<<Fai piano. Potevi vedertela proprio brutta!>> esclamò sistemandomi il cuscino e facendomi così sdraiare nuovamente.
<<Chi mi... chi mi ha portata qui?>> domandai con un filo di voce.
<<Il professor Smith ed il tuo compagno, è stato davvero un angelo! Ah, se non fosse stato per lui! A tal proposito, era molto preoccupato per la tua salute>> disse sorridendomi con un'espressione di chi la sa lunga.
<<D-davvero?>>.
<<Sì, è qui fuori. Vuoi che lo faccia entrare?>>. Quella donna non faceva che guardarmi con un'espressione ammiccante. Come se in quel momento mi importasse di qualcosa che non fosse il lancinante dolore alle tempie che mi faceva tenere malapena gli occhi aperti.
Io però volevo che entrasse? Mi aveva aiutata, se non fosse stato per lui chissà che cosa mi sarebbe successo, però mi aveva ferita quella mattina come pochi riuscivano a fare. Ero fortemente combattuta. Tuttavia, ero troppo stanca per dare spiegazioni ad una sconosciuta.
<<O-okay>> acconsentii a testa bassa.
<<Bene! Vado subito!>> esclamò entusiasta sculettando verso l'uscita.
Quando la porta si aprì nuovamente dall'uscio apparì Thomas, visibilmente provato dalla preoccupazione, con la testa china e la schiena ricurva. Non l'avevo mai visto così né avrei mai pensato di vederlo in quello stato. Mi sentii improvvisamente in colpa per aver dubitato di lui e della sua buona fede.
Si chiuse la porta alle spalle e mi rivolse un sorriso stanco. <<Hey, come stai?>> sussurrò avvicinandosi a piccoli passi al letto.
<<Meglio. Ora sono solo un po' stanca>> sbadigliai assonnata.
Lo vidi rilassarsi in seguito alle mie parole ed un sorriso molto più naturale gli spuntò sul viso. <<Sono contento>>.
Un silenzio teso ed imbarazzante calò tra di noi. Era uno scenario davvero inusuale considerato che sin dal primo giorno non facevamo altro che battibeccare, anche se vi era poca confidenza. Ed ora, c'ero io che per evitare il suo sguardo mi guardavo e torturavo le mani posate sul grembo, mentre lui fissava a sua volta un punto indefinito della stanza.
<<Grazie>> mi sentii in dovere di dire ad un tratto, mettendo fine a quella situazione di stallo.
<<Come?>> chiese ancora immerso nei suoi pensieri.
<<Grazie per avermi aiutata>> sorrisi grata, facendo finalmente incrociare i nostri occhi.
<<Figurati>>.
Era la conversazione più imbarazzante della mia vita. Più di quella che avevo avuto con mia madre quando le avevo riferito che mi fossi fidanzata.
<<Adesso per quanto devi rimanere qui?>>.
<<Credo che tra poco potrò andare, non ho nulla di grave e poi non sono in ospedale. La scuola chiude tra poco>> sorrisi divertita.
<<In realtà le lezioni sono già finite da un pezzo>>.
Spalancai gli occhi stupita. <<Quanto sono rimasta priva di sensi?>>.
<<Sei o sette ore. L'infermiera ha detto che se non ti fossi svegliata a breve avrebbero chiamato l'ambulanza>> affermò sedendosi su una sedia lì vicino e continuando a fissarmi.
<<Come?! Ma che ore sono? Accidenti, mia madre sarà preoccupatissima!>.
<<Calma, la scuola l'ha già avvisata del tuo incidente. E comunque sono le cinque del pomeriggio>> alzò le spalle indifferente.
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Vivere a Colori
Novela JuvenilElizabeth e Thomas si sono scontrati per caso in un giorno qualunque per corridoi dell'Old River High School e da quel momento tra loro sono state solo scintille. Lei sapeva di aver bisogno di un po' di caos nella sua vita ma mai si sarebbe aspettat...
