Capitolo 53

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Si voltò appena, osservando l'altro occupante dell'abitacolo posteriore dell'auto e facendo scivolare lo sguardo sulla sua figura: l'abito rosso accarezzava le forme della ragazza e la profonda scollatura lo fece sorridere leggermente, guardandola mentre s'irrigidiva appena e le dita serravano la presa sulla pochette che teneva in grembo, continuando ostinatamente a fissare la strada al di là del vetro.
Adrien scivolò sul sedile, poggiando la fronte contro la spalla lasciata scoperta dall'abito: «Hai in mente di tenermi il broncio per parecchio?» le domandò, alzando un dito e facendo scivolare la stola che la ragazza aveva usato per coprirsi, baciandole la pelle: «Sono già tre giorni, my lady.»
Marinette lasciò andare un sospiro, muovendosi appena e rifuggendo dal contatto con il ragazzo, osservandolo poi seria: «Non ti sto tenendo il muso» mormorò la ragazza, alzando una mano e facendosi aria con quella, mentre Adrien sorrideva appena e scivolava ancora più vicino a lei, imprigionandola fra lo sportello dell'auto e se stesso, usando come punto di appoggio la spalliera del sedile e, piegato il gomito, usò il pugno chiuso per sostenersi la testa: «Puoi tornare al tuo posto?» gli domandò Marinette, fissando imbronciata il sorriso sardonico che il giovane aveva in volto.
«La mia vicinanza non ti ha mai dato fastidio, my lady» dichiarò Adrien, piegandosi un poco e sussurrandole nell'orecchio: «Anzi, se non erro, l'apprezzi molto. A parte gli ultimi tre giorni...»
«Immagino che hai tenuto anche il conto delle ore.»
«Tre giorni, sette ore e una quarantina di minuti» le rispose immediatamente il marito, dopo aver dato un'occhiata all'orologio: «E tutto per una sciocchezza.»
«Hai tenuto il conto delle ore...» sospirò Marinette, scuotendo il capo e fissandolo in volto: «Rischiare la tua vita non è una sciocchezza, in ogni caso.»
«Non rischio la mia vita...» mormorò Adrien, avvicinando più il viso a quella della ragazza e indicandole con un lieve cenno del capo l'autista: per quanto il Gorilla fosse un uomo silenzioso, Adrien preferiva non rischiare e sorrise quando vide la ragazza annuire lievemente con il capo: «La mia vita è al sicuro, mia signora. Voglio solo proteggerti con tutto ciò che ho a disposizione. Anche me stesso, se devo.»
«Ti devo ricordare quante volte sei caduto sotto il controllo degli akumatizzati di tuo padre, pensando in questo modo?»
«No, grazie.»
Il volto di Marinette s'illuminò con un sorriso di vittoria, voltandosi poi verso il ragazzo e baciandolo veloce sulle labbra, poggiando poi la testa contro di lui e sentendo il petto tremare sotto la risata che le giunse alle orecchie: «Non sai proprio starmi lontana, eh?» le domandò Adrien, facendole alzare la testa e incontrando lo sguardo verde e pieno di ilarità: «Sono impossibile, lo so.»
Marinette inspirò profondamente, negando poi con la testa e sistemandosi meglio nel suo abbraccio, ignorando il fatto che non erano soli nell'auto ma che la figura silenziosa del Gorilla faceva loro compagnia: poteva sentire le dita di Adrien carezzarle la pelle lasciata scoperta dall'abito e dalla stola, cullandola nella sua presa senza lasciarla andare: «Nulla mi separerà da te» dichiarò deciso il ragazzo, stringendola leggermente più forte e baciandole la tempia: «Assolutamente nulla, figurarsi una testa di pomodoro inutile come è Kurtzberg.»
«Sai, non puoi saperlo» mormorò Marinette, sorridendo con dolcezza a quelle parole e posandogli una mano all'altezza del cuore, carezzando la stoffa candida della camicia: «Potrebbe succedere un incidente proprio ora, la macchina sterza all'improvviso e...»
«E rimaniamo coinvolti in un incidente pazzesco, io rimango ferito e vado in coma, intanto tu vieni salvata da una spia russa e te ne innamori subito» la interruppe Adrien, facendole l'occhiolino e sorridendo allo sguardo sgranato e alla bocca aperta di Marinette: «Ehi, ho imparato da te a fare film mentali.»
«Dovremmo rivedere questa cosa delle spie russe.»
«Concordo. Devo ancora capire da dove le hai tirate fuori» dichiarò Adrien, poggiando la testa contro quella della moglie e ridacchiando divertito, mentre l'ascoltava borbottare qualcosa contro le spie russe e il loro intromettersi costantemente.

Felix fece ondeggiare il liquore nel bicchiere, osservando le bollicine risalire il liquido dorato e poi portandoselo alla labbra, buttandolo giù tutto in un sorso, sentendo il sapore frizzante dello champagne nella gola, riportando poi l'attenzione sulla star della festa: Bridgette sorrideva cordiale a una donna, meravigliosa nell'abito nero che aveva indossato per l'evento dedicato al suo marchio, splendente come Venere nel firmamento.
«Se continui a fissarla così, la spoglierai con gli occhi» mormorò la voce di Fu, facendolo sorridere appena e spostare l'attenzione sul vecchio compagno d'armi: l'anziano cinese era al suo fianco e stava strattonando la giacca scura che aveva indossato sopra la consueta camicia hawaiana, ormai il simbolo dell'ex-Portatore del Miraculous della Tartaruga.
«L'intento è quello» dichiarò Felix, sorridendo appena e alzando appena il calice vuoto fra le sue dita, osservando un cameriere poco distante annuire al suo gesto: «Quando eravamo a Nanchino mi mettevo sempre in un angolo e la fissavo, finché lei non si voltava verso di me e mi sorrideva» si fermò, scuotendo la testa e sorridendo appena al ricordo: «Quanto tempo sprecato...»
«Vi siete ritrovati adesso.»
Felix annuì, inspirando l'aria e osservando il cameriere raggiungerlo con un nuovo calice di champagne per lui: accettò l'offerta, scambiandola con il bicchiere vuoto che teneva con l'indice e il pollice, buttando poi giù il contenuto del nuovo bicchiere: «Sarebbe andata diversamente se io non mi fossi comportato come uno che aveva un palo infilato su per il...»
«Felix!»
La voce scandalizzata di Bridgette lo fermò, facendolo voltare verso la donna e regalarle un sorriso divertito: «Non mi apprezzi forse per il mio linguaggio colorito, Bri?» domandò, mentre lo sguardo azzurro scivolava sulle forme generose che erano mal contenute nello stretto abito nero e quasi si pregustava il momento in cui sarebbero stati soli e avrebbe potuto gioire di tutte quelle delizie che poteva reclamare come sue.
«In verità lo odio» borbottò la donna, scuotendo il capo e incrociando le braccia al seno, guardandosi poi attorno e tirando le labbra fino a farle diventare una linea sottile, mentre il corpo sembrava abbandonarsi a un peso invisibile: «Secondo voi sta andando tutto bene?» domandò con la voce ridotta a un sussurro, sciogliendo l'intreccio delle braccia e portandosi una mano al volto, posandosi l'indice sulle labbra e lasciando andare un sospiro.
«C'è gente. C'è alcool. Per me è un successo» commentò Felix, alzando le spalle e scrollandole poi, mente le mostrava il calice nuovamente vuoto, guardandosi poi attorno e sorridendo al cameriere di poc'anzi, notando come questo avesse immediatamente compreso: «Quel tipo mi piace. Capisce al volo.»
«E' il terzo bicchiere che ti porta» borbottò Fu, scuotendo la testa e alzando gli occhi al cielo, lasciando andare un sospiro: «Ormai ha capito che sei un ubriacone.»
«Mi piace bere, è differente. E questo champagne è veramente ottimo.»
«L'ha scelto Nathalie» dichiarò Bridgette, fermandosi quando il cameriere giunse veloce verso di loro, con un nuovo bicchiere per Felix: «Se vuoi le chiedo la marca, così puoi ordinarla.»
«Oh sì. Grazie mille.»
Bridgette annuì, sorridendo appena e poi facendo spaziare lo sguardo sulle persone raccolte nella sala e sorridendo alla vista dei coniugi Agreste: Gabriel austero e impeccabile con un completo chiaro della sua linea e Sophie meravigliosa in un abito blu pavone, che le fasciava la figura snella, mentre i capelli biondi erano abbandonati sulla spalla destra in una coda morbida, notando poi la figura minuta e aggraziata di Marinette, poco distante da loro: «Gabriel! Sophie! Marinette!» li chiamò, agitando per aria la mano e muovendola con grazia, richiamando così il trio.
Sorrise, vedendo i tre avvicinarsi a loro: «Grazie per essere venuti» esclamò, non appena si furono riuniti e sentendo un po' della tensione lasciare il suo corpo: «Non sapete quanto sia felice di vedervi qua.»
«Non avrei mai potuto mancare» dichiarò Sophie, allargando le braccia e stringendola in un abbraccio pieno di affetto, posandole poi le mani sulle spalle e sorridendole cordiale: «Adrien è stato catturato da Nathalie non appena è arrivato.»
«Sì, grazie a tuo marito» Bridgette si fermò, indicando Gabriel con un cenno del capo: «Adrien e Rafael si sono gentilmente offerti di sfilare per me oggi.»
«Oh, ecco perché il gattino non è al fianco della signorina» dichiarò Felix, avvicinandosi a Marinette e spintonandola leggermente, mentre la risata cristallina gli usciva dalle labbra: «Come si sta in libera uscita, madame coccinelle?»
«Fino a che non ho incontrato te, Felix, meravigliosamente.»
«La ragazza sa rispondere a tono» dichiarò Felix, ghignando e passandole un braccio attorno alle spalle, stringendola a sé: «E con un gattino come il tuo, ti servirà tutto ciò. Fidati delle mie parole.»
«Dato che avete un carattere molto simile...» Bridgette sospirò, scuotendo la testa e fissando l'uomo, prima di lasciare andare un sospiro e riportando l'attenzione sui coniugi al suo fianco: «Devo ancora ringraziarti, Gabriel. Nathalie è stata preziosissima.»
«Sono felice di saperlo» dichiarò l'uomo, sorridendo appena e guardandosi attorno, annuendo e posando di tanto in tanto l'attenzione su ciò che lo catturava: «Ha fatto veramente un ottimo lavoro.»
«E' stata miracolosa» decretò Bridgette, ridacchiando alla sua battuta e portandosi una mano alle labbra: «Ah, Marinette. Ho visto Lila, Sarah e Wei. Erano con Alex e Xiang.»
«Li raggiungo subito.»

Miraculous Heroes 3 {Completata}Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora