03. dollhouse

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Easy ha obbedito al suo signore, come ha sempre fatto, trasportandomi fra le sue braccia come un vecchio pupazzo, senza provare la minima pena.

Lo so, lo vedo che a lui non interessa nulla di me, così come a tutti gli altri vampiri che mi passano vicino, quasi disgustati alla mia vista.

Mi rendo conto che, se il vedermi così, ad un passo dalla fine, non li sfiora minimamente, vuol dire che sono abituati a qualcosa di molto peggio.

Vorrei non pensarci, ma è impossibile.

Easy batte con la punta della scarpa su una delle tante porte, sospirando, annoiato «Cyn, muoviti.»

Non dico nulla, continuando a guardare il nulla più totale, ancora impotente: non sento nulla, o forse non voglio sentire, ma non importa.

Stare in questo mio mondo lontano mi piace, almeno per il momento.

La porta nera si apre, mostrando una ragazza dai capelli scuri e vestita con un semplice intimo nero, coperto da una tunica rosa pallido.

«Un'altra?» Chiede, non appena capisce che cosa sta succedendo, osservando il mio corpo fra le braccia del bambino. Non sembra disgustata, o qualsiasi altra cosa: semplicemente, ha preso atto della mia presenza. Sicuramente non sono la prima, e nemmeno l'ultima.

«Il capo ha chiesto così.» Si giustifica il vampiro, entrando nella piccola stanza, che non è altro che una camera da letto con bagno, sistemandomi malamente sul letto matrimoniale «La vuole alla riunione, questa sera.»

«Una riunione al suo primo giorno?» Chiede, e la sorpresa è palpabile nella sua voce «Deve aver fatto colpo.»

«Ti conviene che si regga in piedi, altrimenti sai cosa ti aspetta.» Le ricorda il vampiro, continuando a fissarla, non preoccupandosi del modo in cui potrebbe sembrare sconveniente il suo sguardo «Potrei sceglierti, questa 'sera.»

«Lo sai che non puoi.» Ribatte la ragazza, stringendo le braccia al petto, chiudendo la veste e impedendo ulteriori sguardi «La settimana scorsa mi ha scelta.»

«Non mi interessa.» Ribatte il biondo, avvicinandosi a lei, prendendola per i gomiti, costringendola a stargli vicino mentre le scosta i capelli, mostrando la pelle scura del suo collo, perfettamente liscia «Non ti tocca da più di un mese, e sappiamo entrambi che, se è ancora vivo, è perché si ciba: le cose non sembrano andare d'accordo.»

Cynthia resta immobile, ma, insolitamente, non sembra lei ad essere la pedina, la parte sottomessa: guarda Easy dritto negli occhi, ferrea, senza abbassarsi mai.

«La legge non è stata infranta: finché lui continua a scegliermi, io resterò solo sua.»

Il vampiro osserva la ragazza, quasi ferito mentre stringe le labbra, allontanandosi velocemente da lei.

«Presto non avrà nemmeno più la forza di alzarsi in piedi, e allora io ti sceglierò.»

La ragazza non si abbatte, accennando ad un sorriso, tranquilla «Vorrà dire che resterò in intrepida attesa di quel momento.»

Easy non sembra affatto felice, ma, stranamente, non dice altro, nascondendo il suo rancore dietro i suoi occhi scuri mentre se ne va, sbattendo la porta.

Cynthia sospira, passandosi le dita fra i capelli tinti di castano chiaro, abbassando poi lo sguardo scuro su di me, attenta.

«Quindi, ti devo preparare.»

«Non so di cosa tu stia parlando.» Ammetto, aspra «Ma io non voglio più vederlo quel vampiro.»

Lei sospira, sedendosi al mio fianco, sul materasso, continuando a passare il suo sguardo sul mio corpo, quasi come se stesse riflettendo «E' un po' troppo tardi per scappare, sai?»

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