20. orgvmas🔴

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Alla fine, ho preferito "membro" a "pene".

Raiting 🔴

Bill non è tornato a casa, questa notte.

Sono passate sedici ore, quasi diciassette, e lui non è tornato.

Inizio a pensare che il suo non mi aspettare avesse un significato molto più profondo di quello che pensavo.

Perché sono tornati tutti - ho spiato con accuratezza le entrate e le uscite dei vampiri della Dollhouse - e tutti sono già tornati nelle loro stanze.

Solo Bill non c'è, ed inizio a pensare che, probabilmente, non c'era nessuna missione da compiere.

Ma, se fosse così, perché la pistola?

Penso che ormai la mia mente si sia completamente sovraccaricata e che probabilmente dovrei dormire, eppure non ci riesco.

Mi chiedo se questa volta non abbia esagerato, se la colpa della sua fuga non sia mia.

E se gli fosse successo qualcosa? L'intera Dollhouse mi sbranerebbe viva in quel caso.

No, non voglio pensarci.

Sono passate quasi diciassette ore e venti quando, finalmente, sento la porta d'ingresso aprirsi.

Io resto a letto, non voglio correre da lui perché non so cosa potrei aspettarmi, e così mi limito a tenere gli occhi spalancati verso la porta, protetta dal manto dell'oscurità.

Bill nemmeno accende la luce quando entra, e mi è subito facile capirne il motivo.

Odore di sangue.

"Che diamine hai fatto?" Sussurro nel buio, mentre lui inizia a togliersi lentamente la camicia.

Lo sento gemere, e questo fa sottendere che, questa volta, a perdere lo scontro sia stato lui.

"Ti avevo detto di non aspettarmi," mi fa notare, e la sua voce è roca.

Sta soffrendo - nel senso fisico del termine - e questa è una novità, per me.

Mi sporgo verso il comodino e accendo la lampada, ritrovandomi così a metter luce su uno spettacolo orribile.

Bill, con i vestiti a pezzi e coperto di sangue - questa volta, però, suo.

L'unica cosa positiva è che sembra che ogni ferita sia in una buona fase di rimarginazione, ad eccezione di un unico taglio che lo sfregia dall'occhio sinistro al labbro.

"Mio Dio," sibilo, sconvolta, e lui subito distoglie lo sguardo, quasi disgustato.

"È solo un po' di sangue, Irene," sibila, aprendo l'armadio ed afferrando dei vestiti puliti.

Nemmeno controlla che siano coordinati e questo, per lui, suona quasi come un crimine.

"Non pensavo che andassi a farti ammazzare quando parlavi di fare un lavoro," replico, mentre lui si libera velocemente di tutte le armi, anche queste piene di sangue.

"Non pensavo ti sarebbe dispiaciuto poi così tanto, comunque."

Bill fa per uscire dalla stanza, ma io lo blocco, stringendolo per il polso saldamente, così da non far scivolare la presa a causa del sangue ancora umido.

Mio Dio, è disgustoso.

"Smettila con questa storia, Bill," lo ammonisco, guardandolo dritto negli occhi, per quanto sia difficile concentrarsi mentre la sua pelle si cicatrizza a velocità della luce proprio davanti a me.

The familyLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora