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Mark
Apro gli occhi e subito mi divora la confusione.
Perché sono all'ospedale?
Ah già... Mi sono fatto pestare a sangue da Steven come un perfetto idiota.
Cazzo!
«Mark, bambino mio! Sei sveglio finalmente! Come ti senti?» domanda la piccola donna al mio fianco, mentre mi stringe a sé entusiasta.
«Non sono più un bambino da anni, e starei bene se non mi stritolassi tu» le rispondo in un sorriso, abbozzandole un bacio fugace in fronte.
«Oh accidenti! Scusami, mi sono fatta prendere dall'entusiasmo»
«I medici dicono che non hai nulla di rotto, per fortuna, ma questo non cambia il fatto che tu sia malconcio...» ad interromperla è papà, che alle sue spalle mi fissa con sguardo di severo, ma in qualche modo sollevato, «... Che hai combinato per ridurti a questo stato?».
Dovrei dirlo?
No, perché preoccuparli ulteriormente.
Non occore scendere nei dettagli.
«Diciamo che ho tirato troppo la corda con un... Amico».
Mi sembra di mentire a me stesso nel momento in cui pronuncio quest'ultima parola.
«Non sei uno che fa a botte, e per quanto ne so, non sei nemmeno un provocatore» continua non convinto, ed ad ogni sua parola, mamma sembra sempre più preoccupata e curiosa.
«C'è sempre una prima volta» rispondo senza davvero rispondere.
«Ho capito. Lascio perdere. Quando vorrai parlarne, sai che ci sono».
Poggia con leggerezza una mano sulla mia spalla, sorridendo pacatamente.
Faccio lo stesso, stringendo con cura e poca pressione il polso della mano che mi tocca.
«Lo so, grazie».
«Non escludetemi. Perché ora è diventata una scena padre-figlio da soap opera? E la mamma dove la mettete, eh?» ridacchia, coinvolgendoci.
Ho sempre amato la sua disinvoltura e l'incredibile capacità di sdrammatizzare anche l'attimo più pesante.
«Jill?!» domando d'un colpo, appena il ricordo di lei piangente e tremante mi torna in testa come un fulmine a ciel sereno.
«Sta bene. Siamo andati poco fa a visitarla in ambulatorio veterinario. È solo molto stanca e un po' malridotta, ma nulla che non le passi con tante attenzioni e coccole. La conosci».
Meno male.
Povera Jill, chissà quanto deve aver sofferto.
«Meno male che c'era Jill con te, o non avrebbe catturato l'attenzione di quella gentile ragazza che ha chiamato i soccorsi. Era così carina, vero Trevor? Chissà se sta meglio ora? Deve aver proprio preso un brutto  virus intestinale, poverina...» continua a parlare eppure non capisco nulla di quel che dice.
«Che ragazza?» finalmente mi decido a chiedere.
«L'abbiamo trovata qui appena arrivati.
Come si chiamava? Jessy? O forse era Betty? -» «Lottie?!» la correggo stupito.
«Sí, esatto, si chiamava così. Ma quindi vi conoscete? Avrei giurato di no».
Che significa?
Che ha detto Lottie a mia madre?
Forse non voleva far sapere che siamo compagni... Beh, come biasimarla, sarà ancora infuriata per tutto quel che le ho fatto.
Dovrei esserle grato per avermi salvato.
«È stata lei a rsccontarti cos'è successo?»
«Veramente no, si è sentita male d'un tratto. Era assieme a suoi genitori, che l'hanno subito portata a visitare, già che erano qui.
A raccontarmi tutto è stato uno degli infermiere. Ha detto che lei le ha spiegato come tu ha trovato mentre venivano qui in ambulanza. Era sorpreso quanto noi del sangue freddo di questa ragazza».
Lottie...
Maledizione Lottie!
Più penso a te, e più mi sento un farabutto.
L'ho già fatta soffrirebbe tanto prendendomi gioco di lei, e ora, come se non bastasse, la costringo a prestarmi soccorso.
Non dev'essere stato facile aiutare il ragazzo che più odia.
«Sapete se è ancora qui? Vorrei...» ringraziarla?
No, Mark. Non essere sciocco. Rischieresti solo di peggiorare le cose.
«Penso che dovresti farlo, sì».
Papà mi fissa con occhi comprensivi, invitandomi a non negarle un ringraziamento più che dovuto.
Non sa cosa mi frustra, lo vedo dai suoi occhi confusi, eppure sa cos'è la cosa migliore da fare.
«Vado in reception a sentire che mi dicono» continua.
«Grazie papà. Grazie».
Sorride ancora una volta, prima di allontanarsi da noi, per sparire dietro la porta.
Spero con tutto me stesso di poterla vedere.

Per una Semplice Cifra SbagliataDove le storie prendono vita. Scoprilo ora