Capitolo 13

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Il giorno dopo
Decido di andare a casa sua oggi pomeriggio.
Prevedo un'accoglienza molto fredda da parte sua.
Mancano pochi minuti al pranzo.
Nella mia mente già inizio a fare un discorso, nel caso in cui non voglia parlare con me.
'Ma perché non dovrebbe voler parlare? Alla fine avete passato bei momenti'
La mia mente è ottimista nei momenti sbagliati.

Dopo aver pranzato, provo a chiamarlo.
Squilla un paio di volte, e poi si attacca la segreteria.
Questo succede per 1,2,3 volte.
È segno che aveva il telefono in mano, ma non voleva rispondere.

Deve capire, però, che a lui ci tengo.
Più di quanto possa tenere ipoteticamente al fratello.
Perché a quest'ultimo lo conosco poco, anzi...Non lo conosco proprio.
E, anche se mi piacerebbe conoscerlo, sceglierei sempre e comunque Christian.

In breve si fanno le 16.
Inizio a camminare verso casa sua.
Quando mi ritrovo la porta di fronte, suono al campanello e sua madre viene ad aprire.

«Ciao! Laura, giusto? Cerchi Christian?»

«Si, sono Laura. E si, cerco Christian»

«É nella sua camera»

La ringrazio e salgo per quella rampa di scale. Busso alla sua porta e, al suo 'Avanti', la apro.
Appena mi vede, non saprei dire se era felice o dispiaciuto.

«Hey», dico sperando di captare il suo stato d'animo.

«Hey, non pensavo di vederti»

«Ti dispiace?»

«No, no...»

Sorrido e tiro un sospiro di sollievo.
Se non altro l'accoglienza non è stata come avevo pensato,o sperato.
Prima di iniziare a parlare, provo a ricordare le parole che avevo usato nella mia mente nel mio discorso.
Però (la mia solita fortuna) ho la mente annebbiata e non ricordo niente.

Decido di iniziare a parlare comunque:«Senti, a me dispiace per quello che è successo. Però sappi che tra lui e te, sceglierei te»

Lui mi guarda dubbioso.
Sembra non credere alle mie parole.
Così rincaro la dose:«Christian, davvero. Io a te ci tengo, e molto. Non permetterò a nessuno di dividerci, ti pare che lo potrei permettere a me stessa?»

Sembra credere di più a queste parole, ma rimane con un'espressione confusa che non mi fa ben sperare.
Tra le lacrime, dico le ultime parole di quell'incontro:«Spero solo che mi credi, perché non sono mai stata così sincera.»

Detto questo, esco dalla stanza.
Scendo giù dalle scale lentamente, forse perché spero scenda anche lui, mi fermi e mi dica qualcosa.
Ma non succede.

Ormai sono alla porta, saluto i genitori ed esco dalla casa.

Ho l'ansia.
Perché non so come possa prendere tutto questo.
Perché non so se mi crede o meno.
Perché non so se si accorge che preferisco la sua felicità alla mia.

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Spazio autrice
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Hey, come state? Spero bene!
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