Halloween

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«Ma che razza di tradizione è?!»


Zamasu stava osservando, come da suo compito, i mortali presenti nei vari pianeti dell'Universo 10... ma, quel giorno, notò che tra loro c'era una strana euforia.
Tutti stavano acquistando costumi, trucchi, decorazioni e altro materiale per festeggiare una ricorrenza che sembrava non promettere nulla di buono, almeno per l'apprendista Kaiōshin. Quest'ultimo invitò il suo maestro a dare un'occhiata a quelle scene singolari, dove vi erano finti zombie, mostri, vampiri e streghe. A differenza del giovane, il vegliardo non sembrava essere sorpreso... anzi, tutt'altro.


«Ah, parli di Halloween? È normale che in questo periodo i mortali si comportano in quel modo, non c'è nulla di cui preoccuparsi. Di certo non è ancora giunta la fine del mondo... anche se, in effetti, non ho ancora capito perché prima rifuggono la morte e poi sono entusiasti di festeggiare qualcosa che la ricordi in tutto e per tutto.»
«Qui ci sono persone che si fanno chiamare "zombie",» disse Zamasu, «Fanno ribrezzo con il loro comportamento... però non esistono creature del genere, vero?»
Gowasu scosse la testa. «Non sottovalutare i segreti dell'Oltretomba.»
«Eppure l'ho studiato e, quindi, so che non esistono. Il concetto di "non morti" è pressoché inesistente nel nostro mondo; figuriamoci esseri... di tale disgusto. Nessun Kaiōshin al mondo potrebbe anche solo immaginare di creare una cosa del genere.
... Ma ho capito. Mi sta forse mettendo alla prova per vedere se davvero ho appreso ogni vostro insegnamento, sommo Gowasu?»
Con un sorriso enigmatico il saggio si allontanò dal suo discepolo, portando le mani dietro la schiena.
«Forse, caro Zamasu... Forse.»




«Zombie... bah! Il sommo Gowasu pensa ancora che io sia un bambino ingenuo, che crede a qualsiasi idiozia che gli viene raccontata...»
Il giovane apprendista si era appena tirato le coperte per coricarsi e, nel frattempo, continuò a riflettere sugli insegnamenti che il suo maestro gli aveva dato nel corso della giornata.
Zamasu sapeva fin troppo bene che la figura dello zombie era solo un'invenzione dei mortali, creata per affrontare con maggiore determinazione la morte... perciò, in quel momento, aveva l'animo sereno.
Non appena i suoi occhi si chiusero sentì dei lenti passi provenire dal corridoio, ma non si curò più di tanto.


Ci risiamo, è di nuovo il sommo Gowasu che non ha chiuso occhio. Fossi in lui resterei a letto: alla sua età non gli farebbe bene dormire così poco...


Zamasu non si ridestò nemmeno quando le sue orecchie udirono il suono della porta aprirsi fin troppo lentamente. Anche in quel caso il giovane pensò che si trattava sempre del vegliardo che, come un genitore, senza farsi notare voleva assicurarsi che il suo discepolo stesse bene.
Ma, subito dopo, sentì qualcuno avvicinarsi al suo letto.


... Un momento. Perché ora sto percependo ben due presenze? E nessuna delle due sembra essere quella del sommo Gowasu...


E, non appena aprì gli occhi, comprese che la situazione era ben diversa. Di fronte a lui vi erano Rumsshi e Cus vestiti e truccati in modo piuttosto insolito, come due zombie.
Zamasu iniziò ad allarmarsi e si alzò in piedi, ripetutamente rivolgendo loro un inchino.


... Che diamine ci fanno loro qui?! A quest'ora così insolita?


«V-Vi chiedo scusa per la mia mancanza di rispetto, Lord Rumsshi e Lady Cus! S-Sono appena andato a letto, e---»
«Lord Rumsshi? Chi è questo Lord Rumsshi?» interruppe la divinità elefantiaca con un tono più grave del solito, quasi demoniaco.
Il giovane spalancò gli occhi e la fanciulla, accortasi della reazione così sorpresa dell'apprendista, disse con una voce più profonda: «Non si preoccupi, è normale che lui non sappia nulla... In fondo è la prima volta che ci incontriamo con lui, vero... Lord Ihssmur
«Scusate... per caso voi due mi state prendendo in giro?» sentenziò uno Zamasu sempre più incredulo di quella che gli stava sembrando un'assurda situazione. «Lady Cus... ormai so riconoscere lontano da un miglio uno scherzo del nostro amato Hakaishin, perciò---»
Ma il suo discorso venne fermato da un gesto della fanciulla, che posò dolcemente l'indice sulle labbra del giovane apprendista. «Ohohoh, ma io non sono la Lady Cus che conosci, anche se le assomiglio così tanto... Io sono Lady Usuk, la piccola demone assistente di Lord Ihssmur... il Re degli zombie. E oggi siamo qui perché tu sembri così... appetitoso
Zamasu deglutì nervosamente. Sapeva che, se quello fosse stato davvero uno scherzo, di solito quello era il punto in cui Lady Cus sarebbe scoppiata a ridere e avrebbe rivelato tutto, così dal far infuriare il suo Hakaishin e contemporaneamente far sorridere lui.
Tuttavia quella figura, un tempo dall'aspetto così angelico e soave... in quel momento gli sembrava tutto tranne colei che conosceva molto bene. E il giovane se ne accorse molto di più quando la ragazzina iniziò a giocare con la sua vestaglia per scoprigli il suo torace.
A quel gesto Zamasu fece un balzo all'indietro, portando le mani al petto e iniziando a respirare affannosamente per la paura.
Aveva compreso ogni cosa: che quelle due figure non erano le divinità che conosceva, che probabilmente gli zombie esistevano per davvero e, da quel che aveva studiato, probabilmente le sue normali tecniche di combattimento non avrebbero avuto effetto su di loro.
A quel punto gli restò un'ultima possibilità di salvezza.


... Ok, ho capito. Qui ci vuole un piano di fuga semplice ma efficace.


Inspirò profondamente e, facendo un passo all'indietro... uscì velocemente da quella stanza, e in preda al terrore urlò il nome del suo maestro.
Sperò di trovarlo in tempo, per attuare con lui una strategia per sconfiggere quelle due enigmatiche entità presenti a casa loro.






[Bonus.]


«Non devi preoccuparti: quello scemo non mi sembra il tipo che bada a certe cose...»
La divinità elefantiaca aveva appoggiato delicatamente la mano sulla testa della fanciulla, la quale si era messa in ginocchio per chiedere perdono.
«Vi chiedo scusa: questa volta ho esagerato! Non mi piace togliere i vestiti alle persone senza il loro permesso!»
«Sei stata brava. Hai solo seguito gli ordini di Gowasu, e se nel copione c'era scritto di tentare di scoprirgli il torace per provare ad azzannarlo...»
L'angioletta alzò la testa, incrociando lo sguardo del suo Hakaishin. Materializzò un piccolo asciugamano, con il quale si tolse il trucco che aveva sul volto. «Ma, in ogni caso... secondo lei, questa volta Zamasu si sarà spaventato un po' troppo?»
L'Hakaishin voltò le spalle a Cus e diede una piccola risata. «Meglio così. Oggi ho avuto la mia rivincita: ho dimostrato che, in fondo, Zamasu non è quella cima di sapienza che Gowasu si vanta di avere ogni giorno al suo fianco...»
La fanciulla sorrise, aiutando il suo compagno a togliersi il trucco che anche lui aveva indossato. «Però ci siamo dimenticati una cosa, Lord Rumsshi... Dovevamo subito chiedergli "Dolcetto o scherzetto?" prima di presentarci. È questa la tradizione di Halloween, il dolce lato che tutti adorano!»
A quelle parole il distruttore diede un profondo sbuffo di rabbia. In una situazione del genere... era certo che Zamasu avrebbe preparato per lui, ben volentieri, quintali di squisiti dolcetti.
«... Merda,» fu l'unica cosa che riuscì a borbottare.

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