Chapter 2.

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In metropolitana, mi chiama mia madre. «Cos'è questa storia del tour con i Jonas Brothers?», domanda sorpresa

«Mamma, come hai fatto a saperlo?», rispondo, incredula

«Mi ha chiamato Josh, e mi ha detto che lo hai lasciato per andare in tour con Jonas Brothers»

«Non è proprio così, mamma. È il mio lavoro. Sono la loro manager ad interim».

«Perchè devo essere sempre l'ultima a sapere le cose?», sbotta lei

Sospiro. «Mi hanno preso solo una settimana fa, e ho provato a chiamarti. Ma il telefono risultava staccato. In quale posto sperduto sei?»

Da quando mia madre ha lasciato mio padre e si è risposata, non la vedo mai. Ogni volta è in posto diverso.

«In Kenya», risponde lei

«Wow, bello», dico, anche se non so bene cosa dire.

La chiamata termina proprio quando scendo alla fermata. Arrivo allo studio e Jose mi convoca dai ragazzi. «Che succede?»

«Dobbiamo stilare la scaletta del concerto. Mancano tre giorni. A proposito, la valigia è pronta? Domani si parte», comunica Jose con un sorriso

«Nessuno mi ha detto nulla, però sono sempre stata una che fa le cose all'ultimo», rispondo. Nonostante lo stress, non posso negare di essere eccitata.

Dopo aver discusso la scaletta, la stiliamo insieme. Le loro canzoni vecchie, quelle nuove e qualche richiesta dei fan. Una scaletta pensata con cura. Una volta fatta, la rileggo ad alta voce. «Allora, che ne dite? Va bene?»

«Si, è perfetta!», esclamano insieme.

Mi dirigo verso la stampante per fare le copie. Mentre mi innervosisco cercando di farla funzionare, Joe si avvicina. La sua vicinanza, insieme al suo profumo, mi mettono leggermente in agitazione.

«Oh, sembra che la stampante abbia deciso di scioperare proprio oggi, eh», commento, cercando di scherzare.

Joe sorride e si avvicina ancora di più, chinandosi sulla stampante. Senza dire una parola, inizia a premere qualche pulsante. Dopo pochi secondi, la macchina funziona di nuovo. «Ecco fatto», dice. «A volte basta un po' di pazienza».

«Grazie», dico, notando che un foglio è caduto dalla tasca della sua giacca. Lo raccolgo e, senza volerlo, mi trovo a leggere una scritta. "Sophie, ti amo". Il mio cuore fa un salto. «Credo che questo sia tuo», dico, tendendogli il foglietto, imbarazzata

Joe lo prende senza dire nulla e se ne va. Spero che non pensi che sono una ficcanaso. Prendo le copie dalla stampante e lo raggiungo. «Non è quello che pensi», balbetto. «Non volevo leggere le tue cose private», sentendomi ridicola

Joe mi guarda con un sorriso che mi mette ancora più a disagio. «Oh, non ti preoccupare. Non è un segreto», dice, facendo un passo verso di me. Il suo tono è scherzo, ma c'è un'ombra di qualcosa di più nel suo sguardo.

Io, ancora più imbarazzo, abbasso lo sguardo verso le fotocopie. «Si, ma ...non volevo», balbetto

Joe sorride. «Ehi, tranquilla. Non c'è niente di cui preoccuparsi. Era un vecchio biglietto. Sophie era la mia ragazza. Tutto qua»

«Ah ok», dico. Non so se sentirmi sollevata o confusa. Joe mi guarda per un momento, poi aggiunge: «Non ti preoccupare. Non è la prima volta che qualcuno legge una cosa del genere. La prossima volta ti lascio un biglietto per avvisarti che sono più romantico di quanto sembri»

«Non è necessario», dico

Joe si mette a ridere. «Sei troppo seria, davvero. Almeno so che ora sei curiosa»

Rimango in silenzio per un attimo, cercando di digerire la situazione. Non so se mi sento più sollevata o ancora più curiosa riguardo alla relazione tra Joe e Sophie.

Poi, per spezzare la tensione, Joe aggiunge con un tono più leggero: «Dai, non voglio che tu pensi che siamo tutti così misteriosi. A volte siamo solo un po' distratti... come la stampante, capisci?»

Non posso fare a meno di sorridere, mentre scuoto la testa. «Sì, credo che l'unico mistero in questo momento sia la mia abilità nel creare imbarazzo...»

Joe mi lancia uno sguardo divertito e fa per allontanarsi. «Mi piace come ti preoccupi, ma stai tranquilla, non c'è niente di cui scusarsi. Comunque, la scaletta è pronta? Perché, se lo è, siamo già in ritardo.»

«Oh, sì, è pronta!» dico, cercando di cambiare argomento e tornare alla normalità.

Joe mi sorride e si allontana, ma non prima di lanciarmi un'ultima occhiata divertita. «Bene, allora. E ricordati: se leggi ancora qualcosa, fammi sapere. Mi piacerebbe sentire cosa pensi dei miei segreti.»

Sospirando, guardo mentre si allontana, sentendo che, in qualche modo, la nostra conversazione ha preso una piega completamente diversa.

Esco un'ora prima per finire di preparare la valigia. «Ti possiamo a prendere domani mattina intorno alle 10», comunica Nick

«Perfetto!».

Una volta a casa, Steph era in sala in compagnia del suo computer. «Ciao, già di ritorno?»

«Si. Devo ancora finire la valigia. Domani si parte!», escalmo con un misto di eccitazione e ansia

«Allora , stasera brindiamo a questa tua nuova avventura. Che ne dici di un po' di sushi per celebrare?», proprone

«Ottima idea!», acconsento.

Mentre mangiamo il sushi sedute al tavolo,Steph mi guarda con un sorrisetto malizioso. «Come gestirai Joe durante il tour?»,

Alzo gli occhi dal sashimi, confusa dalla sua domanda. «Che intendi dire?»

«Oh, avanti, Julia!»

«Steph! Ti ricordo che questo è lavoro, io sono la manager e lui un membro del gruppo. Non succederà nulla se non una semplice e banale collaborazione professionale».

«Certo, come no» replica lei, sarcastica. «Non devi convincere me, ma te stessa».

Strangers [Jonas Brothers]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora