Prima di dirigerci verso New York, avevamo qualche giorno di pausa, e così ho accettato l'invito a pranzo di Josh, prima che lui partisse.
«Forse non capirò mai a pieno il motivo per cui mi hai lasciato», dice lui, dopo che la cameriera ci ha preso l'ordine
«Josh, non parliamo di questo», dico, cercando di evitare l'argomento
«Forse non ero abbastanza per te», dice, guardandomi con tristezza. «Ho sempre cercato di rispettare il tuo spazio, e i tuoi tempi. Ma non ho smesso mai di chiedermi dove ho sbagliato»
«Josh, tu non hai fatto nulla di male», dico, ma la sua espressione mi suggerisce che non basta
«Poi ho capito», dice, come se fosse arrivato a una conclusione
«Cosa?»
«È per lui, vero?»
Il mio respiro si ferma per un istante, confusa. «Di chi parli?»
«Di Joe», dice
Scuoto la testa, incapace di credere a quello che sta dicendo. «No, assolutamente no. Non c'entra lui», dico. All'improvviso, il mio telefono vibra. È Kevin. Mi scuso e rispondo alla chiamata.
«Joe ha la febbre. Non sappiamo cosa fare. Potresti venire?»
La sua voce è tesa. «Sono la manager. Mica una babysitter», osservo con sarcasmo. Ma la loro insistenza è palpabile. Non posso ignorarla. «Va bene. Arrivo», dico, e chiudo la chiamata.
«Ti accompagno»
«No, è necessario», rispondo. «Vado da sola», dico. Mi alzo, raccogliendo le mie cose. Poi mi fermo fissandolo negli occhi. «Mi dispiace, Josh», dico con sincerità. «Per come sono andate le cose tra noi. Ma forse è così che doveva andare. Ti auguro di incontrare una persona che ti meriti davvero». Poi, esco dal ristorante con il cuore che batte forte nel petto, ma la mia mente è altrove, proiettata verso l'hotel.
Arrivo in hotel in fretta, e salgo le scale con passo deciso. Kevin mi sta aspettando sulla sua porta con espressione preoccupata. «Come sta?», chiedo
«Meglio, ma ha la febbre alta», dice. «Ma non è la febbre che è preoccupato. Ti ha vista uscire con Josh»
Mi fermo, il cuore un po' in subbuglio. «Ci penso io adesso», dico, cercando di sembrare calma.
Kevin annuisce e si allontana. Entra nella stanza e mi avvicino a letto. Joe è disteso, la fronte aggrottata dalla febbre. Nonostante stia male, non riesco a fare a meno di notare quel piccolo angolo di irritazione nei suoi occhi.
«Stai bene?»
Lui apre gli occhi, ma non sorride. Anzi, c'è qualcosa di diverso nel suo sguardo. «Devo averti rovinato il tuo bel pranzo con Josh, eh? Mi dispiace», dice, con voce roca, come se fosse stanco per mascherare la sua frustrazione. Poi si gira bruscamente dall'altra parte del letto.
Rimango senza parole per un attimo. La sua reazione mi lascia spiazzata, ma il suo tono sarcastico è evidente per non capire che sta cercando di nascondere qualcosa. Non voglio discutere, soprattutto adesso, ma non posso ignorare quel sottile veleno che sta filtrando nelle sue parole. sapevo cosa dire, se scusarmi o spiegare.
«Joe, non è come pensi», inizio, anche se non so nemmeno se vale la pena di spiegare. Lascio perdere per il momento. «Dobbiamo andare in bagno. Hai bisogno di fare una doccia fredda, altrimenti la febbre non scende».
Lui emette un suono tra il ruggito e un sospiro, come se fosse infastidito dall'idea. «Si, certo...la manager che salva sempre la situazione», mormora, ma non si sforza nemmeno di alzarsi. Lo guardo per un momento, incerta se prendere la situazione sul serio o lasciare che il suo atteggiamento mi scivoli addosso.
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Strangers [Jonas Brothers]
Random* NUOVA VERSIONE* Julia è una giovane di 25 anni, appena laureata in Scienze della Comunicazione all'università del New Jersey. Ambiziosa e determinata a costruirsi una carriera, le viene offerta un'opportunità straordinaria: diventare la manager a...
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