Improvvisamente, fuori dalle finestre, a vedersi non erano più i nuvoloni grigi che avevano infestato il cielo per - davvero - troppo tempo; al loro posto c'erano delle candide nuvole bianche e fitte, così fitte che sembravano un'unica distesa lattea che ricopriva ogni cosa e da queste scendevano mille fiocchi freddi e perlati che vorticavano fuori dalle case, in mezzo alle macchine ed i lampioni, ogni tanto si sentivano dei botti sulle porte, segno che diverse palle di neve in volo avrebbero infestato i vialetti per parecchio tempo, accompagnate dalle risate dei bambini.
Improvvisamente il camino era di nuovo acceso, e un enorme albero luminoso e colorato si ergeva fra i mobili della casa ornata di luci e lanterne; ed eccolo, che si estendeva per tutto il salone mentre la signora Jhonson ci passava della cera facendo risplendere quel lungo tavolo di legno, le sedie tutte attorno.
Attaccati alla finestra stavano due ragazzi con le fronti appiccicate al vetro mentre la neve gli cadeva oltre, lieve. Finalmente era Natale.
Sarebbero arrivati tutti i diversi e numerosi parenti: i genitori della signora Jhonson, Marge e Greg Calocero genitori anche di Delphina Calocero sposata con Edward Munch - i quali avevano un figlio, Martin Munch -; i genitori del signor Jhonson, Clarissa e Thomas Jhonson, anche loro con due figli, il secondo genito era Michael Jhonson sposato con Melissa Steward... privi di prole.
<<Mammaaaaa! Quando arrivanooo?>> brontolò Justin schicciandosi di più contro la finestra e appannandola con il respiro.
<<Jus... te l'ho detto, arrivano sta sera>> rise la signora Jhonson cercando di mettere la tovaglia sulla superfice, con qualche difficoltà; Justin fece un verso e si staccò dalla finestra andando ad aiutarla, poi si avvicinò di nuovo e riprese a schiacciare la fronte sul vetro.
Dylan invece manteneva la calma in modo particolarmente razionale. Insomma era solo una cena di natale, non ci poteva essere nulla di speciale nel passare il natale in famiglia... anzi sperava che una parte di famiglia non si presentasse, magari a causa della neve troppo alta e fitta per le strade, o quei raffreddori che vengono sempre nei momenti sbagliati... restava il fatto che sperava nella mancanza della presenza di Martin - cugino da parte di madre - la cui sola vista lo irritava. Justin, dal canto suo, non aspettava altro che il suo arrivo, i due avevano la stessa età ed erano sempre andati d'accordo mentre Dylan era sempre stato escluso...
insomma era sempre stato, dopotutto, il più piccolo impiccione, rompi scatole ed incapace bamboccio... secondo loro almeno.
Martin aveva lucidi capelli biondi che gli arrivavano quasi alle spalle, separati da un ciuffo un po' più lungo sul lato destro ed uno più corto sul lato sinistro; era magro e slanciato, con un volto furbo, gli occhi piccoli e brillanti di un azzurro così curo da sembrare nero, le labbra non particolarmente sottili e la pelle caramellata.
E così, mentre la neve si ammassava sul vialetto, aspettarono il loro arrivo.
Stranamente Dylan non aveva aspettato quel natale con troppa foga o gioia... non era emozionato o altro... si sentiva normale mentre fissava ogni fiocco abbattersi con la sua leggerezza su gli altri fiocchi che erano caduti prima di lui, e lo vedeva compattarsi con loro lentamente e dolcemente; poi cadeva un altro fiocco e lui seguiva anche quello finché non si attaccava agli altri, poi un altro e un altro ancora, finché sua madre non lo richiamò dalla cucina...
<<Principessa sul pisello, mamma ti sta chiamando>> fece Justin scuotendolo, senza tenere conto di essere leggermente più robusto di lui e la forza che applicava sugli altri era maggiore di quanto pensasse.
<<Eh?>> fece lui spaesato staccandosi dal vetro, guardando per qualche attimo la macchia lasciata dalla sua fronte.
<< ... Mamma>> Justin accennò con il capo verso la signora Jhonson che portava i piatti in tavola.
<<Ah, si?>>
<<Amore, ti ho detto che stasera c'è anche Dereck, giusto?>> chiese guardandolo.
Ma Dylan sentì il cuore accelerare, si sentì avvampare, gli mancò il respiro e deglutì rumorosamente, cercando di parlare ma più che altro gli uscì una specie di urlo. <<COSHAIDETT-!>>
Justin gli mise una mano sulla bocca con un ciocco. <<Cosa urli idiota! >>
<<... Ragazzi... >> apparve il Signor Jhonson con un candelabro in mano.
<<Oh, non te lo avevo detto?>>
<<N-no... >> fece Dylan quasi tremando spostando la mano del fratello. <<Hem... be' se mi cercate io... io sono di sopra, eh... bene... >> e si dileguò velocemente al piano superiore per chiudersi in camera e, realizzato che non poteva evitare che Dereck arrivasse, decise di rendersi il più decente possibile.
Justin però entrò senza bussare trovando Dylan in mutante che saltellava per la stanza cercando di infilarsi un paio di jeans.
<< Hey Principessa sul p->>
<<NON CHIAMARMI COSÌ>> gridò Dylan voltandosi di scatto e tirando su i pantaloni.
<<Be' che dire... mi sa che oggi starai proprio su un bel pisello però, eh?>> ammiccò, con uno sguardo eloquente e malizioso.
<<ZITTO!>> urlò Dylan arrossendo fino alla punta delle orecchie.
<<Ops, scusa se ho detto la verità>> disse Justin ridendo.
<<Non è la verità!>> fece, mettendosi una maglietta.
<<No?>>
<<No!>> e si mise a cercare una felpa.
<<Cos'è successo che non mi hai raccontato?>> chiese ancora con la stessa espressione, sedendosi sul letto.
<<PROPRIO NIENTE!>> ma la sua voce lo tradì, risultando più acuta del solito.
<<Va bene, se lo dici tu! Allora io vado...>> e si avvicinò alla porta ma prima di aprirla Dylan lo fermò per un braccio l'ilarità del momento si spense. <<Ho paura... cosa faccio se ci riprova?>>
<<Se ci riprova? Riprova a fare cosa? >> Justin si voltò a guardarlo. << ... Mi stai dicendo che ci ha già riprovato?>>
<<... Si... >> abbassò lo sguardo. <<Ma gli ho detto di no... poi me ne sono andato >>
Justin sospirò. <<Vuoi che... non lo so, magari non vi faccia rimanere da soli? Mi invento qualche scusa da fratello maggiore?>>
<<Non lo so... sono confuso... >> sospirò Dylan, valutando l'offerta.
<< Dimmi una sola volta negli ultimi mesi in cui non sei stato confuso>> sbottò divertito.
Il silenzio rimbombò nella stanza per qualche infinito secondo.
<<Vuoi o NON vuoi che qualcosa succeda?>> chiese, posandogli le mani sulle spalle.
<<I-io...>> balbettò Dylan cercando una qualche risposta, ma il campanello al piano terra suonò e Justin alzò gli occhi al cielo.
<<Bene... se vieni violentato chiamami che gli spacco il culo io, ci vediamo dopo>>
<<Jus! BASTARDO! non puoi lasciarmi così!>> urlò prima che la porta si chiudesse, poi sentì delle voci e scese al piano di sotto.
Non era arrivato Dereck, al suo posto c'era l'odioso, irritante, egoista e sgradevolissimo Martin. L'amato nipote dei signori Jhonson, l'attesissimo cugino di Justin ma la così mortale e ripugnante peste nera per Dylan, le cui mani prudevano al solo primissimo sguardo.
Lo vide, ed era cresciuto rispetto al natale precedente, sembrava quasi più maturo e - ma sentì un rivolo di vomito saltargli alla gola nell'ammetterlo - anche il suo fascino era aumentato: i capelli sempre biondi e gli occhi sottili e scuri che facevano trapelare tutta la sua sempre maggiore somiglianza ad una volpe, complice anche il suo viso aguzzo.
Gli zii lo abbracciarono forte e non mancarono i soliti commenti: "come sei cresciuto" o "come sei cambiato" o l'odiosa e solita frase "e la fidanzata dov'è? " pronunciata dalla voce allegra della zia Delphina. << Hai davvero la fidanzata?>> s'intromise Martin dopo aver finito di stritolare Justin, che fissò Dylan e poi il cugino, leggermente teso. <<Ciao anche a te Martina>> fece Dylan ignorando la domanda, o meglio, deviandola.
<<Ohoh ti sei fatto uscire le palle in un solo anno!>> esclamò mentre gli zii si allontanavano, e non avrebbero potuto sentirlo. <<Bravissima Dylanya>> Dylan strinse i denti e cercò di reprimere l'istinto omicida che si stava impossesando di lui... quel soprannome lo aveva da quando, a quattro anni, la zia lo aveva chiamato così a causa dei suoi capelli che arrivavano alle spalle e Martin, ovviamente, non aveva potuto lasciarsi sfuggire un così succulento nomignolo. <<Oh, ma sta tranquillo io non mi offendo mica se mi chiami Martina, vieni qui!>> sorrise, ma a Dylan parve tanto un ghigno malefico sul volto di un diavolo.
Martin lo abbracciò facendolo quasi soffocare mentre sorrideva ai genitori e agli zii, subito però, parlò al suo orecchio cercando di muovere le labbra il meno possibile. <<Dylanya... >>
<<Si, martina?>> Fece Dylan stringendogli la schiena sentendolo faticare a combattere con lui: la loro forza era uguale.
<<Sappi che anche questo sarà un natale pazzesco>> poi lasciò la presa e si mise a parlare con Justin che poco prima aveva lanciato uno sguardo a Dylan che stava a dire " Lo tengo io occupato" ma Dylan sapeva che Martin in qualche modo avrebbe rovinato anche quel natale come quelli che lo avevano seguito: nel natale di tre anni prima, Martin era entrato in bagno mentre Dylan si stava facendo la doccia e aveva cosparso il pavimento di sapone... senza raccontare gli spiacevoli dettagli in cui Dylan rincorse Martin... si può abbreviare dicendo che il malcapitato ne uscì con una caviglia e un polso rotti. Il natale di due anni prima invece fu rovinato da Martin e Justin che, d'accordo, mentre Dylan faceva un discorso all'intera famiglia posizionato in piedi sul tavolino in mezzo al salotto, gli abbassarono pantaloni e biancheria in un colpo, Dylan cadde dal tavolino e, coperto di vergogna, si rinchiuse in camera dove trascorse tutto il natale ed i due giorni successivi. L'anno prima fu il peggiore forse... la Signora Jhonson aveva chiesto a Dylan di aiutarla a portare l'anatra a tavola ma il vassoio era estremamente grande e Dylan non vedeva niente, così, approfittando del momento, Martin e Justin gli fecero lo sgambetto; il primo, quello di Justin riuscì ad evitarlo ma non aspettandosene un secondo, lo ignorò completamente; rovinò a terra accompagnato dall'anatra che cercò di salvare invano... il natale iniziò così e non serve raccontare il resto per immaginare come proseguì.
Ma Dylan decise che quello sarebbe stato diverso! O almeno questo era il suo piano prima di scoprire che anche Dereck sarebbe stato lì quella sera... e lui aspettava ancora il suo arrivo.
Justin e Martin si riunchiusero in camera probabilmente ad architettare uno strategico piano per far perdere completamente la dignità a Dylan, quest'ultimo invece accolse gli altri parenti che ad uno ad uno si catapultavano in casa abbracciando figli, fratelli e... nipote. Poi il campanello suonò per l'ennesima volta e Dylan ancora una volta camminò di malavoglia fino alla porta, guardò dallo spioncino e vide una figura slanciata che teneva in mano un pacchetto rosso e si guardava attorno; ma Dylan non era pronto e, preso dal battito del suo cuore che stava per fermarsi e dal calore che l'aveva attanagliato - per non parlare poi del forte maldistomaco - lanciò un urletto acuto e si tappò subito la bocca sperando che nessuno, nemmeno quelli fuori dalla porta, lo avessero sentito. Fece un paio di respiri profondi, si sistemò i capelli e solo dopo aprì la porta.
Dereck, al di là di essa, lo guardò, gli sorrise timidamente e gli porse il regalo. <<Buon natale>> disse sottovoce come se non volesse farsi sentire; Dylan all'improvviso non sentì più il freddo dell'aria di dicembre che spifferava veloce dentro casa... sentì un calore che non poté associare all'imbarazzo ma ad un senso di piacevole calma, si sentiva come dentro ad una cupola dove c'erano solo lui e Dereck, con il naso e le guance rosse; non sentiva più il chiacchiericcio degli adulti, sentiva solo il battito del proprio cuore ed il respiro del ragazzo che aveva di fronte che gli sorrideva ancora, e venne anche a lui da sorridere. Perché doveva essere così difficile ammettere qualcosa? Perché non poteva semplicemente dirlo a se stesso? Ma... dire cosa? E perché farsi tanti probblemi? Si stava così bene... era come una dolce droga... perdersi nei suoi occhi, rimanere al caldo nell'abbraccio in cui non si era accorto di essere... ricambiare quell'abbraccio e prendere fra le mani il regalo coperto di carta stropicciata e fredda, aggrapparsi a lui e respirare il suo profumo senza sentire il gelido alito del vento, senza sentire il freddo della solitudine che non si era accorto di provare, senza sentire di non potersi mentire ma allo stesso tempo di volerlo fare. E Dereck? Sentiva le stesse cose? Non lo sapeva ma avvertiva il suo respiro bollente sul collo e le sue braccia stringerlo, sentiva anche le sue labbra tirate: stava sorridendo; e si abbracciarono senza preoccuparsi degli altri, senza preoccuparsi di quello che era successo nei giorni passati, senza curarsi di chiudere la porta... e parve una piacevole eternità, quella. Una di quelle di cui sei felice vivere. <<Buon natale anche te>> non seppe come, ma trovò le parole per dire quella frase anche lui piano e dolcemente, come se stesse dormendo; in effetti era come se lo stessero facendo, come un sogno.
Ma dai sogni ci si sveglia.
<<Dylan!>> la Signira brown lo aveva salutato mentre saliva per il vialetto, allora Dereck lo lasciò e abbracciò la Signora Jhonson che era arrivata in quel momento dietro di loro.
Il ragazzo era ancora stordito ma salutò i genitori di Dereck prendendo in mano anche il pacchettino che gli aveva porto la bionda; lei gli schioccò un bacio umido sulla guancia e gli arruffò i capelli. Il Signor Brown gli strinse la mano e poi si abbracciarono, subito dopo Dylan e Dereck si ritrovarono ancora vicini mentre Martin e Justin scendevano le scale. Martin li guardò per un attimo e per qualche secondo il suo sguardo si scontrò con quello di Dylan... non poté fare a meno di pensare che fosse stato strano; il cugino non fece strane battute ma si presentò cordialmente a Dereck, stringendogli la mano, parendo quasi un gentiluomo. <<Piacere, Martin>>
<<Dereck, Dylan mi ha parlato di te>>rispose altrettanto cordialmente.
<<Dereck, eh? Spero che Dylanya abbia parlato bene di me>> rise con una voce fastidiosamente mielosa.
<<Certo>> disse solamente sorridendo a Dylan. Poi si rivolse a Justin porgendogli la mano che il moro afferrò subito e strinse.
<<Justin>> salutò.
<<Dereck, tutto bene?>> chiese, ma Dylan non riuscì a sentire altro perché venne assalito dalle chiacchiere degli altri e da Martin che si piazzò davanti a lui. <<Chi è il tuo amico, non lo avevo mai visto>> abbassò la voce guardando un secondo verso il compagno di lisci capelli biondi.
<<Come hai già detto , è un mio amico... non fargli fare brutte figure Martina>>
<<Chi credi di essere per poter dire cosa devo fare, moccioso>>
<<Ah ah... spiritoso... >>
<<Ah be'... cercherò di rendere la tua figura di merda un po' meno di merda, cuginetto frocetto>> ghignò, e Dylan pensò per qualche attimo che Justin gli avesse raccontato tutto; sapeva del rapporto che avevano i due, come se fosse Martin suo fratello, ma non poteva aver tradito il suo vero fratello...
<<Che cazzo->>
<<Ho visto come vi stavate abbracciando prima>> disse dopo essersi avvicinato e chinato leggermente verso il suo orecchio, poi gli diede un colpetto e se ne andò.
Dylan venne raggiunto da Dereck e in silenzio i due salirono le scale ed entrarono in camera.
Non appena la porta fu chiusa, un silenzio fitto cadde fra loro, come ormai solito negli ultimi tempi. <<Tuo cugino non sembrava male... >> tentò di rompere il silenzio Dereck. <<Stava fingendo... è molto bravo in questo>> ripose Dylan. Rimasero in piedi nella stanza, nessuno dei due aveva il coraggio di sedersi ed abbassare la guardia. Poi Dylan non resistette e, lentamente, tenendo lo sguardo basso, si avvicinò a Dereck e lo abbracciò, avvolgendo le braccia attorno alla sua schiena. Sentì Dereck sussultare leggermente ma fu talmente lieve che temette di averlo solo immaginato; poi Dereck ricambiò la stretta allontanandosi dalla porta della stanza. <<Tutto bene?>> sussurrò, ma a Dylan non sembrò sussurrata quella parola... parlavano sottovoce perché solo loro due dovevano sentirsi, nessun altro si sarebbe intromesso e nessun altro doveva ascoltarli, quindi perché schiamazzare come quelli di sotto? Era meglio parlarsi a bassa voce, sicuri che nessuno li avrebbe uditi.
<<Io si, tu? Sei arrabbiato?>> chiese, posando la guancia sulla sua spalla.
<<Arrabbiato? Perché dovrei?>>
<<Per l'altra volta>> brontolò Dylan.
<<Non dovresti essere tu arrabbiato con me?>> puntualizzò Dereck, Dylan alzò gli occhi per guardarlo e poi l'intero volto. <<No... e poi mi sembra che torniamo sempre al punto di partenza... >>
<<Forse non sembra solo a te... forse è davvero così... non riusciamo ad andare avanti noi>>
<<... Si...>> Dylan faceva slittare gli occhi da un lato all'altro della faccia di Dereck. Avvicinò lentamente il viso al suo, poi, arrivato abbastanza vicino, prese con la bocca il suo labbro inferiore, delicatamente, e lo lasciò quasi subito dopo; Dereck sospirò e distolse lo sguardo dal suo ceruleo per posarlo poi in basso verso le loro bocche. <<Rifallo>> chiunque, anche solo a cinque centimetri di distanza, non lo avrebbe sentito parlare; e Dylan ripeté il gesto questa volta leccando il labbro, poi li leccò entrambi e rimase con le labbra a sfiorare quelle dell'altro, nell'attesa che facesse qualcosa; Dereck allora fece lo stesso e passò la lingua sulle sue labbra delicatamente, poi prese un labbro e lo morse, allora Dylan cominciò a succhiargli quelle che a lui stavano sembrando due ciliege succose, e da li prese vita un dolce e lento bacio umido. Poi si staccarono di giusto qualche millimetro, quel tanto che bastava per riuscire a respirare meglio; <<Senti->> aveva iniziato Dylan, ma in quell'esatto momento qualcuno bussò alla porta. <<Ragazzi, scendete è pronto>> era la Signora Jhonson. Per un attimo Dylan esitò, desiderando di rimanere in camera con Dereck, poi però rispose. <<Si mamma... arriviamo>>.
Entrambi si separarono imbarazzati mentre la bolla che si erano creati scoppiava una seconda volta; scesero le scale in silenzio e si sedettero uno di fronte all'altro al lungo tavolo di legno che ora era coperto da una magnifica tovaglia rossa e imbandito di vassoi e piatti pieni di cibo; c'erano calici e bicchieri di vetro alti e bassi che scalavano per importanza, migliaia di posate per ognuno e strani origami di natale fatti con i tovaglioli, posati accanto ai piatti; poi un magnifico candelabro stava al centro della tavola splendente e reggeva tre belle candele rosse e alte.
Diversi parenti si alzarono e proposero i loro Brindisi, anche Martin e Justin li fecero mentre Dylan aspettava teso il momento in cui il cugino avrebbe rovinato il suo natale e Dereck mangiava in silenzio fissando il piatto e poi Dylan, ad intervalli regolari. L'anatra arrivò sana e salva, nessuno sgambetto, nessuna battuta, niente di niente e tutto ciò cominciava a sembrargli strano; finita la cena - durata ben due ore - si riunirono nel salotto decorato, attorno all'enorme albero luminoso, e cominciarono a passarsi i rispettivi regali. Ma Dylan non stava facendo caso ai suoi, era troppo impegnato, troppo immerso nei suoi perversi pensieri su quello che sarebbe potuto succedere dopo... poi arrivò il regalo di Dereck ed il moro parve accorgersi solo in quel momento che il ragazzo fosse di fianco a lui. Lo apri.
Sentì addosso lo sguardo di tutti, soprattutto quello lacerante di Martin che, lo sapeva, lo stava schernendo internamente. Dentro al pacchetto, avvolta in una carta bianca, c'era una sfera di cristallo posata su un elaborato piedistallo di pietra azzurra che si prolungava per la sfera in piccole decorazioni sottili a spirale; la sfera aveva al centro due figure piccole con le braccia attorno alle spalle della persona che avevano affianco: uno aveva capelli lisci e biondi, il secondo aveva capelli neri e leggermente ondulati. Sul fondo della sfera riempita d'acqua stavano dei piccoli fiocchi bianchi, dei brillantini argentei e, tutt'intorno ai due ragazzi, erano messi in arco dei pini quasi completamente bianchi: La sfera era estremamente precisa ed elaborata con perizia nei particolari, tanto che al solo vederla ci si illuminava. Dylan posò con cautela la sfera sul tavolino che gli era di fronte, poi senza dire una parola e ignorando gli sguardi altrui, abbracciò Dereck e lo strinse talmente forte che temette di sentire qualche osso fare uno strano rumore. <<Grazie>> disse, non seppe se a voce alta o bassa ma era sicuro che il diretto interessato lo avesse sentito. Quando si staccò, Martin lo stava fissando e Justin gli stava sorridendo senza farsi vedere troppo dagli altri; i suoi genitori gli stavano, anche loro, sorridendo e così anche i genitori di Dereck; gli unici un po' indifferenti sembravano i nonni, ma non ci fece troppo caso e, rosso ed imbarazzato, fece finta di niente continuando ad aprire i regali facendo incrociare ogni tanto il suo sguardo con quello dell'altro. Poi la festa finì, almeno per quel momento, e Dereck e Dylan si rifugiarono ancora in camera dove, come due ore prima, calò il silenzio. Dylan prese la palla di cristallo e la posizionò su un ripiano della sua scrivania, in mezzo alle foto sue e di Dereck di quando erano più piccoli.
Sentì Dereck che si avvicinava e posava le mani suoi fianchi e le labbra sul suo collo provocandogli degli inarrestabili brividi; gli lasciò un bacio in quel punto poi poggiò il mento sulla sua spalla, stringendo la presa sulla sua vita. <<Dylan... tu mi piaci davvero tanto>> sussurrò, e Dylan senza riflettere neanche un secondo rispose a bassa voce ma molto velocemente, in una specie di sospiro. <<Anche tu mi piaci... >> Dereck staccò immediatamente il mento dalla sua spalla. <<Davvero?>>
Questa volta Dylan esitò e strinse la sedia su cui aveva appoggiato le mani. <<Devo dirti una cosa>> esalò stringendo gli occhi e poi le labbra sperando di non averlo detto davvero; si girò, lo guardò negli occhi, trasse un bel respiro e disse: <<Io non... non sono vergine... >> abbassò lo sguardo, colpevole, e si aspettò di vederlo uscire dalla stanza sbattendo la porta. Attese qualche secondo e non successe niente, sentì solo il suo leggero sospiro all'inizio, ma poi. <<Non mi importa>> sussurrò. <<Mi basterebbe solo... passare una notte con te>> Dylan alzò lo sguardo, un po' stupito e si accorse che Dereck era diventato tutto rosso. <<Anche se non te lo avevo detto prima... non sei arrabbiato?>>
Ancora rosso in volto, Dereck scosse la testa e poi lo baciò... come non lo aveva mia baciato prima. Dylan rispose al bacio e fu beato oblio. Dereck, sentirlo lì, una mano sulla schiena e l'altra fra i capelli. Era lento e caldo, piacevole, labbra contro labbra in un morbido strusciarsi pelli. Cominciarono ad avvicinarsi al letto e Dylan in un secondo aveva già spinto il ragazzo che aveva di fronte sul materasso, mettendosi immediatamente seduto a cavalcioni su di lui, poi lo aveva preso per il colletto ricominciando a baciarlo. Dereck sembrava sorpreso e in realtà anche Dylan fu sorpreso da se stesso.
Dereck, dopo aver esitato e cercato altri posti dove mettere le mani, lo prese per i fianchi, Ancora, e in quel momento Dylan prese a strusciarsi, lentamente e lascivamente, su di lui cominciando a sentire qualcosa sotto la stoffa dei jeans di entrambi.
<<Wow... non ti credevo così indipendente... >> esalò Dereck quasi tremando all'inaspettato piacere che si stava ritrovando a provare; era completamente bordeaux, accaldato.e aveva il respiro affannato... Dylan non poté non pensare al fatto che fosse estremamente attraente. <<No, eh?>> sussurrò sorridendo e, senza lasciarlo rispondere, affondo ancora la bocca sulla sua. Continuò a strusciarsi sulla sua intimità sentendola indurirsi sempre di più, e per qualche attimo pensò di non aver mai immaginato una cosa del genere e, se da un lato poteva essere strano, dall'altro non era mai stato così bene come in quel momento. Invece di aumentare la velocità dei fianchi, aumentò la pressione e poi lo sentì gemere e staccarsi dalle sue labbra. <<Dylan, fermati un secondo... >> si guardarono e Dylan si tirò su, rimanendo seduto sul suo bacino. <<Tutto bene?>> chiese a bassa voce passando una mano sul suo addome, sentendolo stranamente scolpito - davvero, non avrebbe mai immaginato di ritrovarsi con un Dereck così dotato -
<<Si... >> sorrise Dereck massagiandogli i fianchi e stringendoli. <<... Solo che sei troppo per me tutto in una volta... ti ho desiderato per troppo tempo e ora non mi sembra vero... >> aveva il respiro ancora affannato.
<<Sto andando troppo veloce, dici?>> chiese Dylan preoccupato.
Dereck scattò in allarme temendo di averlo ferito e balzò a sedere tenendoselo stretto in braccio. <<No, assolutamente, però dammi tempo di non venire subito... >> disse ridendo e spostando il viso verso il suo collo. <<... Sei troppo sexy per me... >> e lo baciò vicino alla clavicola, poi salì fino alla mascella e discese ancora fermandosi a metà leccandogli il collo e sospirandoci sopra, generando nel corpo di Dylan una violenta scossa. Dereck spostò una mano verso il suo membro e lo sfiorò da sopra i pantaloni. <<Non sei messo molto meglio di me, vero...?>> fece con voce roca guardando in basso e prese a palparlo e a stringerlo, sempre da sopra la stoffa. Lo buttò sul letto, tenendolo sotto il suo corpo e gli baciò il collo, lo morse e lo leccò mentre stringeva la sua mano portata affianco alla sua testa e con l'altra faceva movimenti continui sulla patta dei suoi pantaloni; spostò la mano e al suo posto ci spinse il bacino, simulando un amplesso; fece movimenti ampi e poi lo baciò sulle labbra con passione stringendogli entrambe le mani tremanti. Dylan, piacevolmente stupito dalla sua dimestichezza, si chiese se per lui fosse la prima volta... ma non osò fargliene domanda in quel momento; Dereck scivolò verso il basso e gli alzò la maglia tastando il suo corpo mentre Dylan ansimava e diventava sempre più accaldato , poi lo guardò negli occhi e, dopo aver tirato su la maglietta oltre i capezzoli, accarezzò con la punta delle dita tutto il suo addome fino ad arrivare al bottone dei pantaloni e li, fissandolo con gli occhi lucidi, lo slacciò e poi aprì la zip; Dylan sussultò contro la sua volontà.
<<Va bene se lo faccio, giusto?>> chiese Dereck, e il suo sguardo sembrava deluso, come se si aspettasse già una risposta negativa.
<<Certo che va bene, fallo, ti prego, ora... !>> disse Dylan cercando di non guardarlo negli occhi, ma evidentemente Dereck se ne accorse. <<Voglio che mi guardi>> disse dolcemente. Dylan abbassò lo sguardo e Dereck fece un strano sorriso perverso mentre discendeva ancora verso la sua erezione: abbassò i pantaloni solo di poco e cominciò a baciarlo, partendo all'ombelico fino ad arrivare ai testicoli, senza togliere i boxer e Dylan solo per quello, ebbe un forte istinto e voglia di lasciarsi andare in un orgasmo; l'ossigenato leccò il suo membro per tutta la lunghezza mentre gli occhi diventavano sempre più lucidi e languidi e fissavano quelli cerulei di Dylan che, incantato, lo fissava a sua volta. Finalmente abbassò i boxer e lo prese in mano facendo movimenti circolari e alternati, mentre Dylan ansimava e sussultava, poi, inaspettatamente, lo prese in bocca e Dylan gemette forte piegandosi verso di lui e tenendosi l'addome, come se fosse stato colpito da una forte scarica elettrica. Ancora una volta Dereck ebbe uno strano sorriso e cominciò a fare movimenti continui su e giù, forte e piano, leccate e lappate, finché Dylan non gli tirò i capelli, tenendosi la pancia, e cercò di spostarlo ma Dereck non si mosse aumentando la velocità. <<D... Dereck... ! Sto... sto venendo, spostati!>> non finì neanche la frase che si era già liberato in un potente orgasmo, lasciando che il suo seme entrasse nella sua bocca e in un secondo, mentre riprendeva fiato, lo sentì ingoiarlo. Lo fissò sbalordito. <<Dimmi che non l'hai fatto...>>
<<Certo che l'ho fatto>> ansimò Dereck, e si ributtò su di lui baciandolo. <<Mhh... ! Perché??>> chiese Dylan staccandosi dal bacio. Dereck lo guardo qualche secondo, poi rispose. <<Perché ti volevo, e ti voglio che ora>> finita la frase, spinse con i fianchi verso di lui. <<Ti ha dato fastidio? >> mormorò baciandolo ancora sul collo.
<<No, a me no...>> sospiro Dylan, spostando la testa di lato, permettendogli di baciarlo meglio.
<<Allora va bene così>>
<<... si... >> sospiro ancora, stringendogli i capelli.
Dal collo, Dereck scese ancora e arrivò sul petto, lasciando una scia umida di baci poi si soffermò sui capezzoli: li baciò, li leccò, li succhio e poi fece dei giri con la lingua tutto in torno, e ripete il tutto un po' di volte.
Dylan non poté fermare i gemiti, alcuni acuti e altri più rochi, ma continui, secondo dopo secondo; cominciò anche a muovere i fianchi e si accorse che anche Dereck lo stava facendo ma con grinta; in un attimo insapettato vide i fianchi di Dereck irrigidirsi di colpo e poi tremare e avere degli spasmi, accompagnato poi da molti sospiri frenetici e profondi e da un iniziale piccolo grugnito e poi qualche gemito; aveva anche dato un morsetto sul pettorale di Dylan e poi aveva stretto le lenzuola. Solo allora Dylan realizzò. <<Dereck... sei->> Dereck gli strinse i fianchi e sprofondò il viso sul suo ventre, aveva le orecchie rossissime ed era bollente. <<... Si... >> la voce era talmente bassa che Dylan quasi non lo sentì, ed era sicuro che non lo avrebbe sentito se non ce lo avesse avuto attaccato al corpo.
<<... Dio... è così imbarazzante... che cazzo... >> aggiunse mentre la voce tremava e rimaneva bassissima. Dylan spalancò gli occhi incredulo e sconvolto: Dereck era venuto... per merito suo! E non aveva fatto niente! Non si era neanche toccato! E si sentì così pieno di eccitazione tutto in un colpo solo, senza tenere conto del disagio che il povero ragazzo stava provando. <<È-è perché eri molto... eccitato? >> chiese con, forse, un po' troppa enfasi. Dereck spostò il volto girandosi a guardare la porta senza staccarsi dal suo ventre. <<In realtà... ogni volta che ti vedo è come se mi eccitassi... sei un po' come un afrodisiaco... figurati poi se vengo addirittura a letto con te... secondo me rischia di venirmi un infarto, anche ora>> disse senza guardarlo, e sembrava quasi triste.
Dylan allora gli prese il polso per sentire il suo cuore e rimase pietrificato: batteva fortissimo; come faceva Dereck a rimanere così calmo nonostante il suo cuore battesse a quella velocità.
<<Te l'ho detto... mi sento un idiota... >> e sprofondò ancora sulla sua pancia.
<<Perché "un idiota"?... a me fa sentire bene il fatto che mi desideri così tanto... intendo, fino a questo punto... >> si sentì avvampare e prese ad accarezzare nervosamente i suoi capelli. Dereck si tirò su, alla sua altezza, e lo guardò. <<... Sei così bello... >> sussurrò con, veramente, solo un filo di voce.
Gli occhi di Dylan brillarono. <<Si beh... anche tu non sei male... >> disse, girando lo sguardo e diventando ancora più colorito. Dereck rilasciò una piccola risatina. <<Mi fa piacere sentirlo>> poi lo baciò e allora Dylan decise per la prima volta di fare qualcosa: infilò le mani sotto la sua maglia e tasto la schiena, la spina dorsale, vertebra dopo vertebra, le scapole, i muscoli e si beò dei suoi sospiri sulle sue labbra; andò a tastare il suo addome e i pettorali, massaggiò i capezzoli e poi scese verso il basso fino ad arrivare all'orlo dei pantaloni dove si sentiva e vedeva una leggera peluria bionda; gli accarezzò il basso ventre e sentì i suoi ansimi aumentare, allora scese ancora e lo toccò sentendo la stoffa umida; abbassò la zip e infilò la mano nei pantaloni sopra la stoffa fradicia dei boxer; ansimarono entrambi mentre l'erezione di Dylan ricominciava a farsi spazio fra loro. Dopo qualche secondo Dylan infilò la mano anche oltre i boxer dove un erezione estremamente dura e bagnata si ergeva imponente; rimase stupito e ammaliato nell'accorgersi di quanto fosse grande, forse più di quello del fratello, tanto che gli scappò un gemito.
<<Non farlo più... >> ansimò Dereck.
<<Fare cosa?>> chiese Dylan guardandolo.
<< ... Non gemere ancora in quel modo mentre me lo guardi in quel modo... >>
<<Impossibile>> disse prima di afferrarlo per il collo e baciarlo, posando una mano sul suo fondoschiena facendolo abbassare e quindi toccare la sua erezione con la propria.
<<T-Ti piace? >> fece Dereck insicuro dopo un po'.
<<Cosa? Tu, quello che fai o il tuo cazzo?>> sussurrò Dylan al suo orecchio sentendolo rabbrividire.
<<Tutte e tre le cose>> rispose.
<<Oh si, mi piace!>> sussurrò provocante. Ad un certo punto Dereck gli tirò via completamente i pantaloni e la biancheria, lasciandolo nudo sul letto a fissarlo con gli occhi colmi di piacere. Gli allargò le gambe e, guardandolo, scese in basso e si fermò fra le sue natiche cominciando a passarci la lingua.
<<Ah, ah!>> Dylan , involontariamente, continuò a gemere contorcendosi sul letto e stringendo le coperte e i capelli di Dereck finché questo non si rialzò e tolse anche i propri indumenti.
Rimase nudo davanti a Dylan che lo fissava ammirato pensando a come sarebbe stato averlo dentro, e sentì l'eccitazione crescere ancora; Dereck si abbassò su di lui ancora e gli posò un leggero bacio sul collo poi inspirò e abbassò il bacino, scese con una mano sul suo petto accarezzandolo e la spostò dove prima lo stava preparando: infilò il dito nella sua apertura e Dylan gemette stringendo le braccia attorno alle sue spalle e spingendo il collo all'indietro; Dereck mosse il dito per qualche minuto poi ne infilò un altro e questa volta Dylan inarcò leggermente la schiena stringendo le labbra mentre la lussuria si faceva più intensa, sospirò mentre Dereck cominciava a muovere entrambe le dita insieme, andò sempre più veloce spostandole dentro di lui come stesse cercando qualcosa, finché Dylan, pervaso da un improvviso piacere che gli fece rizzare l'erezione in mezzo alle gambe, non rilasciò un gemito più simile ad un urlo che altro, allora Dereck lo guardò, rosso di piacere: <<Trovato... >> ansimò sorridendo. Si sentì mancare il fiato quando l'altro cominciò a muovere le dita sbattendo sempre in quel punto, prima piano, poi veloce, poi faceva movimenti diversi e ritornava sempre li; sentì gli occhi lacrimare, udì i propri gemiti nella stanza e non si preoccupò di non farsi sentire, era come intrappolato fra lui e Dereck in quel sogno che sperava non finisse mai, nessuno, ancora una volta, esisteva... al di fuori di loro; avvertì un movimento e vide Dereck abbassare la mano libera per masturbarsi, ma Dylan lo precedette afferrando il suo membro di nuovo duro e si mise a sfregarlo velocemente, eccitandosi ogni secondo di più quando sentiva che il ragazzo gli sospirava e gemeva nell'orecchio. Una scossa lo attraversò mentre i suoi pensieri si spostavano al momento in cui il ragazzo sarebbe entrato dentro di lui.
Probabilmente Dereck non voleva dirlo ad alta voce, ma gli sfuggì una frase mormorata per lo più imbarazzante ma che li fece eccitare entrambi: <<Oh Dio... i-il tuo... continua ad uscire... >> Dylan si contorse un po', ansimò e, rovesciando gli occhi all'indietro, in un leggero grugnito venne inarcando la schiena, dopo pochi secondi anche Dereck venne inarcandosi verso l'alto e irrigidendo tutti i muscoli, poi si aflosciò sul corpo di Dylan e sospirò a fondo lasciando che le braccia cadessero sul letto, una a penzoloni dal materasso mentre Dylan, sotto di lui aveva un braccio sulla sua schiena e laltro gettato sul cuscino; gli diede due pacche sulle spalle e, dopo aver preso un po' d'aria e averla buttata fuori tutta in un colpo, fece una risatina mentre Dereck cercava ancora di riprendere la capacità di respirare regolarmente, cosa che non sembrava uscirgli bene.
C'era qualcosa di strano in Dylan però, come se ormai andasse bene così... poi si accorse che un velo di paura si stava posando lentamente su di lui e in un secondo, quella sera, quella notte riaffiorò nella sua mente, limpida e chiara, vivida come nessun altro pensiero, e un impeto di rabbia gli crollò addosso, ma era rabbia verso se stesso: per quanto ci provasse, per quanto si potesse prendere in giro da solo, rimaneva sempre lì, bloccato tra quello che voleva e quello che doveva succedere... com'era possibile che in così poco tempo le sue idee fossero cambiate in modo così drastico? Ora, mentre prima era il desiderio primordiale, immaginare di essere preso e "usato", di trovarsi dentro un'altra persona, gli fece... paura.
<<Tranquillo>> immerso nei suoi pensieri, gli venne un colpo quando si accorse che Dereck era ancora sdraiato su di lui. <<Non ti obbligo a fare niente... questo voglio che tu lo capisca bene>> gli aveva forse letto nella mente? Aveva dato segno di non volerlo fare? A Dylan sembrava di no, eppure quel ragazzo lo aveva capito... come aveva fatto era un mistero ma a Dylan bastava quello per decidere che: sì, lo amava. E mise da parte quella latente paura così visibile a Dereck. <<N-no, io voglio! Voglio hai capito? >> la voce andò a spegnersi alla fine della frase ma il suo volto rimase deciso. Ribaltò le posizioni e si stese su di lui mettendo i gomiti ai lati della sua testa, Dereck mise le braccia attorno ai suoi fianchi con un'espressione dolce e un piccolo sorriso.
<<Non ti lascio andare... non di nuovo... non stasera... >> sussurrò Dylan prima di abbassarsi e affondare su di lui, baciandogli le labbra e poi il mento, ma proprio nel momento in cui Dereck fece scendere le mani verso il suo fondoschiena la porta si spalancò di colpo e un alto ragazzo biondo dagli occhi piccoli e scuri si presentò sul ciglio della porta mentre un altro dagli occhi verdi cercava di fermarlo tenendolo da dietro e urlandogli delle imprecazioni. Successe tutto velocemente, in pochi secondi. Dylan si voltò di scatto verso la porta. <<CHE CAZZO FAI QUI>> urlò coprendosi mentre Dereck si alzava di botto a sedere sul letto. <<Oh mio Dio! sei frocio veramente?>> esclamò Martin, spingendo Justin e spalancando gli occhi. <<Scusa Dylan, scusami!>> urlò Justin disperato cercando di buttare fiori Martin che, confuso, li fissava. <<JUSTIN SEI UN COGLIONE! >> urlò di rimando Dylan scendendo dal letto e portandosi dietro le coperte per coprirsi. Si avvicinò furiosamente a Martin e lo colpì in faccia, poi diede uno schiaffo a Justin e li chiuse fuori dalla camera, sbattendo la porta.
Ma quello che avvenne fuori, lui lo sentì tutto: la voce ovattata di Dereck gli rimbombò nelle orecchie. <<Tu- tu lo sapevi?!>> urlò a Justin.
<<... Si... >> disse piano.
<<Lo sapevi e non me lo hai detto... nessuno dei due me lo ha detto->>
<<Che cazzo ti aspettavi Martin?! Che venisse da te a confessare di essere gay?? Dopo che per tutti questi anni vi siete... odiati... è questo che ti aspetti?!>> urlò forte e Dylan, appoggiandosi alla porta, pregò che nessuno al piano di sotto avesse sentito.
<<Perché con te è stato molto diverso, vero? Tu lo hai sempre trattato benissimo, giusto!? O mi sono perso qualcosa? Siamo cugini, no? Almeno tu potevi dirmelo! Che poi che cazzo è 'sta cosa, se c'è un gay in famiglia lo voglio sapere!>>
<<In realtà, ce ne sono due>> disse Justin con decisione, e Dylan non ci credette.
<<Due cosa... ? >>
<<Due froci come hai detto prima>>
Il silenzio si impossessò di tutti e quattro i ragazzi.
<<Sei gay Justin>> disse Dereck con una vocina piccola piccola.
<<... Diciamo in parte>> rispose con un tono di voce più basso, quasi in imbarazzo.
<<Senti... volevo dirtelo->>
<<Ah vaffanculo>> disse a bassa voce e si sentirono i suoi passi allontanarsi pesanti e scendere le scale di corsa. Allora Dylan guardò Dereck che sembrava confuso e stranito, per non parlare dello stupore, gli fece segno di rimanere in camera poi aprì la porta e se la richiuse alle spalle. Vide il fratello alzare lo sguardo mentre lui si teneva ancora la coperta attorno alla vita, si guardarono qualche secondo e poi Dylan lo abbracciò; Justin ricambiò l'abbraccio.
<<Forse avrei dovuto davvero dirglielo prima>> sussurrò.
<<Io non so neanche come hai fatto a dirglielo così direttamente adesso... >> rispose Dylan. <<E comunque, se ti vuole bene ti accetterà->>
<<Ah, ora sei tu che dai consigli a me? >> rise Justin staccandosi. Anche a Dylan sfuggì una risata. Poi Justin si fece un po' più serio.<<Scusa sai, per aver rovinato il vostro momento... ora anche lui sa di voi, dovevo trattenerlo ma ha insistito per entrare...>> Dylan tacque, non sapendo bene cosa rispondere.
<<Va tutto bene, comunque?>>
<<Benissimo>> evidentemente gli uscì un sorriso un po' perverso perché Justin spalancò gli occhi sorridendo e disse: <<Hey, hey cosa sta succedendo lì dentro>>
Risero qualche secondo poi si abbracciarono ancora e Justin spinse Dylan in camera lanciando uno sguardo furtivo a Dereck, e il ragazzo ricambiò; si chiuse la porta e i due ragazzi, ormai stanchi e mentalmente provati, si vestirono e si stesero sul letto regalandosi dei baci dolci e delle sane coccole, mentre Dylan, pensando a come Martin avrebbe utilizzato quel fatto contro di lui, ancora una volta pregava con ogni forza che nessuno avesse sentito niente, che nessuno si chiedesse dove fossero finiti... pregò, ancora una volta, che nessuno potesse scoprirlo.
Gente, perdonatemi questo capitolo doveva uscire a natale e pensavo di averlo pubblicato... ora però dovendo scrivere la seconda parte riguardante il nostro Martin, mi sono accorta di non averlo pubblicato, chiedo perdono!
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LOVE YOUR ENEMY
Roman d'amour[COMPLETA. IN REVISIONE] Ps. Se la state leggendo durante revisione potrebbero esserci delle incongruenze tra i capitoli siccome non ho ancora terminato di revisionarla. Amore e odio. Sentimenti così diversi eppure così uguali. Così difficili da do...
