Una vecchia conoscenza

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Si girò di scatto, pronta a correre giù per le scale, ma la porta si chiuse di colpo e lei si accorse che c'era un'altra persona nella stanza.

Era un uomo alto e magro, con lunghi capelli neri che gli coprivano metà viso, rasati sulla tempia visibile. Impugnava una spada.

Lui bloccò la porta con una sedia, poi fissò Oharu. Lei si tuffò verso quello che restava dell'armadio. L'unica cosa che trovò fu il bastone per appendere i vestiti al sostegno in alto. Era meglio di niente. Si girò appena in tempo per parare l'assalto dell'uomo, che aveva cercato di prenderla alle spalle.

Lo spinse indietro, perdendo quasi l'equilibrio, e lo attaccò. L'uomo tentò di colpire d'incontro: Oharu si abbassò, evitando un fendente che per poco non le portò via la testa. Si raddrizzò, deviò un altro colpo e cercò di eseguire un affondo, ma l'altro parò sollevando il bastone, spostandoglielo e costringendo Oharu a rinculare prima di attaccare di nuovo.

Il bastone scivolò sulla lama dell'uomo, che continuò a restituire colpo su colpo, assalendo Oharu con una gragnuola di colpi precisi e mirati, l'ultimo dei quali diretto al suo cuore. Oharu scartò rapidamente, evitando l'affondo. L'uomo roteò su se stesso per seguirla. Oharu cercò di sfruttare i due secondi che impiegò per gettarsi in avanti e sbilanciarlo, ma l'uomo uscì di lato, le afferrò il braccio e glielo torse, disarmandola.

Lanciò con noncuranza il bastone di Oharu fuori dalla finestra spaccata, poi afferrò Oharu per il collo e la scaraventò contro la parete. Lei sbatté la schiena e scivolò a terra, stordita. Le parve di sentire dei colpi alla porta. Qualcuno, fuori, cercava furiosamente di aprirla. Chiunque fosse, Oharu si augurò che ci riuscisse in fretta.

Cercò di ritrarsi contro il muro, ma l'uomo l'afferrò per il collo con entrambe le mani, per quanto Oharu si dibattesse e scalciasse. La ragazzina annaspò e si aggrappò alle sue braccia nel tentativo di impedirgli di strangolarla. La porta si scuoteva e sobbalzava. Oharu inarcò la schiena, lottò e lottò, ma l'uomo non cedette di una virgola.

Invece cedette la porta.

Zoro rotolò nella stanza con una capriola laterale, come un paracadutista, e si rialzò. Aveva già le due spade in mano. L'uomo lasciò andare Oharu per fronteggiarlo e lei strisciò verso un angolo, a riprendere fiato.

- Kabaji – ringhiò Zoro.

- Oh, Roronoa Zoro! – disse Kabaji. – Ne è passato di tempo, eh?

- Non so cosa ci facciate voi tre qui... – gridò Zoro.

Tre?, pensò Oharu, sgomenta, e immaginò Robin che da sola, al piano di sotto, affrontava due nemici. Anzi, uno. Di sicuro Zoro aveva fatto la sua parte prima di correre a salvare lei.

- ... E non me ne frega niente, ma cosa vogliamo fare? Ve ne andate da soli o dovete farvi prendere a calci come l'ultima volta?

- L'ultima volta ve la siete cavata per miracolo – replicò Kabaji.

- Non siamo più i ragazzini inesperti che eravamo allora. Ultimo avvertimento!

Kabaji si mise in guardia. – Fatti sotto.

Zoro caricò mulinando le spade e scaraventò Kabaji indietro. Rovinarono sui resti dello scrittoio e lo rovesciarono.

-Scappa! – urlò Zoro a Oharu, ma lei non si mosse.

Zoro riuscì a legare Kabaji, ma lui gli tirò una testata e poi lo proiettò a terra con una spazzata. Zoro perse la presa su una spada, quella con l'impugnatura bianca. Kabaji l'allontanò con un calcio e la spada finì ai piedi di Oharu, ancora seduta sul pavimento.

Kabaji si era seduto a cavalcioni su Zoro e aveva cercato di calare la spada verso la sua faccia, ma Zoro aveva messo in mezzo la sua, tenendola a due mani, e faceva resistenza. D'istinto, Oharu raccolse la spada e si alzò. 

Zoro la trovò con la coda dell'occhio. Smise di colpo di resistere alla pressione di Kabaji e contemporaneamente si spostò su un fianco, sbilanciando l'avversario. Se lo scrollò di dosso e si rialzò, poi si voltò verso di lei con aria arrabbiata, ma non fece in tempo a dirle niente: Kabaji si era lanciato su Oharu.

Lei era pronta. Quando arrivò l'impatto, fece resistenza e tenne Kabaji occupato mentre Zoro lo aggrediva da dietro. Kabaji lo vide con la coda dell'occhio e fece appena in tempo a sfilarsi prima che Zoro gli staccasse di netto il braccio destro con un fendente. La lama morse e scivolò via, ferendolo solo di striscio.

Zoro frenò per non colpire Oharu e lei, rapida, deviò con forza la sua spada. Kabaji tornò alla carica. Spinse via Zoro e sferrò un manrovescio a Oharu che la fece rotolare a terra. Dal pavimento, Oharu raggiunse il ginocchio di Kabaji con un colpo circolare. Lui sbandò e cadde.

-Bella mossa, Kuina – gridò Zoro.

Cercò di lanciarsi su Kabaji, ma lui afferrò lo scrittorio rovesciato e glielo tirò addosso, costringendolo a fermarsi e guadagnando il tempo necessario a rialzarsi. Oharu puntò l'altra gamba, ma lui l'afferrò e le diede uno strattone.

La strinse contro il proprio petto, le immobilizzò le braccia dietro la schiena e le schiacciò il collo tra il braccio e il fianco. Le spalle di Oharu iniziarono a urlare di dolore, e così fece lei, per quanto glielo permetteva il braccio di Kabaji sulla gola.

Zoro tentò di intervenire, ma Kabaji gli sferrò un colpo con l'impugnatura della spada sul plesso solare. Zoro crollò senza fiato sul letto del nonno, spingendo i detriti sul pavimento. Kabaji strappò la spada dalle mani di Oharu, l'allontanò con un calcio e si voltò verso Zoro.

Lui strabuzzò gli occhi. – Non toccare quella spada! – urlò, fuori di sé.

- La rivuoi? – lo sfidò Kabaji. – Vienitela a riprendere!

- Esci di qui – disse Zoro a Oharu.

- Ti serve aiuto – protestò lei.

- Esci di qui, per la miseria!

- No!

Zoro attaccò Kabaji, lo disarmò e lanciò la spada a Oharu. – E allora renditi utile!

Oharu si gettò in avanti.

Pur con una gamba fuori uso, lui li tenne a bada, finché delle mani non spuntarono dal pavimento.

Zoro e Oharu saltarono indietro. Le mani afferrarono Kabaji, che urlò, sorpreso. Lo presero per le braccia, per le gambe, per il collo; gli strinsero il busto e gli ghermirono la faccia e lo spinsero contro il muro.

La porta si spalancò e irruppe Nico Robin, brandendo il moschetto di Usopp. – Via! – urlò. Perdeva sangue da un taglio sulla fronte, ma sembrava non gliene importasse nulla.

Oharu e Zoro si affrettarono a levarsi dalla linea di tiro. Robin mirò al soffitto e fece fuoco.

Fu come se avesse sparato una cannonata. Il rinculo per poco non la fece cadere. Ci fu una fragorosa esplosione e quello che restava del soffitto crollò addosso a Kabaji, seppellendolo sotto un quintale di legno, calce e metallo.

- Andiamocene, presto – disse Robin – prima che spunti qualcun altro.

Oharu dovette leggerle le labbra per via del fischio alle orecchie. Scesero le scale di corsa. Al pianterreno, c'erano due uomini stesi a terra. Uno aveva barba e capelli corti e curati, così chiari che sembravano bianchi; era solo svenuto, mentre all'altro, un uomo grasso e calvo, Zoro aveva tagliato la gola.

- Chi sono queste persone? – farfugliò Oharu.

- Pirati del capitano Buggy – rispose Zoro.

- Cosa ci fanno qui?

- È quello che piacerebbe sapere anche a noi – replicò Robin.

La saga di OharuDove le storie prendono vita. Scoprilo ora