Get to know her: good girl gone med

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Chi si affida per aiuto all'improbo mentre cerca soccorso, trova la sua rovina.
Fedro


–Dammi tutto l'alcool che posso avere per cinquanta sterline!- ordinò imperiosa Faith Irving, accomodandosi su uno sgabello di "Ruffles", locale trendy della Londra "bene".
–Cinquanta?- esclamò il barista, sconcertato. –Bastano a mandarti in coma etilico, sorella.
Faith sospirò stancamente e rispose –E' proprio ciò che spero, fratello.
Si era sforzata di non crollare, ignorando i propri sentimenti, schiacciandoli per dedicarsi anima e corpo al lavoro, a cercare una via d'uscita da quella situazione di merda.

A quanto pareva, però, la vita stava cercando di ricordarle in tutti i modi che meritava di soffrire; c'era riuscita.

Di tutti i posti che quel maledetto bastardo del suo ex mentore Samuel Solomon avrebbe potuto scegliere per ubriacarsi insieme a Charlotte Higgins, sua acerrima rivale, sfiga aveva voluto scegliesse proprio quello in cui lei aveva deciso di bere per dimenticare.
Sin dal primo giorno di università, Charlotte aveva considerato Faith un'avversaria da battere, nonostante quest'ultima nutrisse nei suoi confronti la più totale indifferenza: secondo la Irving, Charlotte Higgins era la personificazione dello stereotipo della bella ochetta bionda, buona soltanto a ricoprire il ruolo di bella statuina; purtroppo per l'umanità, pensava Faith ogniqualvolta l'altra metteva in mostra la propria ignoranza, aveva deciso di ricoprire un ruolo ben oltre le sue - limitate - capacità cognitive: quello di medico.

Forte della sua superiorità intellettuale, non aveva mai sprecato tempo e/o energie ad odiare Charlotte, né si era sentita minacciata quando se l'era ritrovata come collega di specializzazione; aveva cominciato a detestarla solamente quando la bella statuina aveva iniziato ad intralciare la sua scalata al successo: Charlotte era una che poteva permettersi di non faticare, tanto si faceva strada nella vita a gambe aperte (per usare un'espressione più raffinata: si sapeva vendere), al contrario di Faith, più di sostanza che di apparenza. Non riusciva a sopportare di essere surclassata da un volatile da cortile con un bel faccino, che non sapeva distinguere il fegato dal polmone.
In quel momento, tuttavia, grazie alla calma zen che solo cinque vodka lemon potevano donare, Faith comprese di non odiare la collega che le aveva immeritatamente rubato il posto: la compativa, perchè una persona con così poco rispetto per se stessa non meritava altro che pietà, la perdita della dignità era una punizione più che sufficiente.
Era invece sul punto di detestare cordialmente Brian e suo fratello Ben, marito di Abby, che l'avevano trascinata quasi di peso in quel posto chic pieno di gente snob per festeggiare il primo passo verso la sua rinascita: il trasferimento dal Charing Cross Hospital al Queen Victoria Hospital, trasferimento che non si sarebbe mai reso necessario se fosse stata meno ingenua, se non si fosse lasciata accecare dall'ambizione...
Serrò i pugni, trattenendosi a stento dallo scaricare la frustrazione sul legno del bancone.
Il caso, o il destino, a seconda dei punti di vista, aveva voluto che il suo (ormai ex) primario perdesse la testa per Charlotte. Nulla di male in questo, non era né sarebbe stato l'ultimo uomo di mezza età ad invaghirsi di una donna abbastanza giovane da poter essere sua figlia; il problema è che, come "prova d'amore" per la sua bella, aveva tolto i casi migliori a Faith per affidarli a quella incompetente priva di talento, che aveva inserito in lavori scientifici di portata internazionale e portato con sé a convegni all'estero, nonostante Charlotte conoscesse soltanto la sua lingua madre, l'inglese.
Ciliegina sulla torta, Charlotte, che era sì stupida, ma non al punto di ignorare che è bene affidarsi a un esperto, quando non si sa fare qualcosa, costrinse Faith a sobbarcarsi anche il suo carico di lavoro, sotto la minaccia di sfruttare il suo ascendente sul capo per renderle la vita un inferno.

Livida di rabbia e corrosa dalla frustrazione di vedere la sua carriera stroncata da un primario che non ragionava con il cervello, Faith si era sentita miracolata quando il braccio destro del capo, il dottor Solomon, aveva mostrato un'improvvisa predilezione nei suoi confronti, e aveva colto al volo l'occasione per dimostrare il suo valore e, perché no, vendicarsi di colei che aveva immeritatamente osato metterla in ombra.
Sua madre, scettica sin dall'inizio riguardo il suo sodalizio con Solomon, glielo aveva ripetuto ad nauseam: "nessuno fa mai niente per niente". Avrebbe dovuto immaginare che quel maledetto maiale non le stava facilitando la carriera perché stregato dalle sue doti intellettive (comunque di tutto rispetto); voleva lei, e credeva che facendo leva sulla sua ambizione e sul suo desiderio di rivalsa avrebbe ottenuto ciò che bramava.
Avrebbe dovuto prevedere che il successo ha un prezzo, si sarebbe risparmiata dolori e umiliazione. Ormai era tardi per le recriminazioni, poteva soltanto raccogliere i cocci della sua vita e cercare di ricomporla.

Dr. Irving, M.D.La tua prossima ossessione. Scoprilo ora