"Resta dubbio, dopo tanto discorrere, se le donne preferiscono essere prese, comprese o sorprese."
Gesualdo Bufalino
Prima dell'incidente, Connie Bishop associava l'espressione "sindrome da stress post traumatico" a pellicole come 'Apocalypse now' e 'Taxi driver'; dopo l'incidente, aveva imparato ad associarla alle crisi d'ansia e agli incubi che l'avevano perseguitata per tre anni. O meglio, l'incubo, dato che si ripeteva sempre uguale ogni notte: Vyvyan che insisteva per guidare, nonostante avesse ingerito una cospicua dose di alcool, "perché non sia mai detto che una femmina scarrozzi me", lei che, ironia della sorte, lo seguiva per assicurarsi che arrivasse a casa sano e salvo, la stradina a senso unico imboccata contromano, i fari del furgone in avvicinamento e poi... l'impatto.
L'ultimo ricordo di Connie, prima di perdere conoscenza, era stato la vista dei suoi capelli biondi intrisi di sangue. Si era risvegliata tre giorni dopo in ospedale con un tubo in gola, e quando aveva appreso della morte di Vyvyan aveva provato un misto di paura e sollievo: sollievo perché era viva, paura per la consapevolezza che avrebbe potuto perdere la vita anche lei. Era partita per San Francisco il giorno successivo alla consegna dei diplomi, senza salutare nessuno.
–Grazie di avermi accompagnata, Faith- pigolò.
L'altra le strinse la mano e rispose –Non ti avrei mai lasciata sola in un momento tanto delicato. Stai bene?
–Meno peggio di quanto pensassi- asserì Connie. –Sai che non saresti obbligata a venire, vero? Voglio dire, si tratta comunque del fratello dell'essere immondo che ti ha mollata sette giorni prima del matrimonio!
–Cyril è in Australia, e Henry e Catherine a Gretna Green- sospirò Faith, aggiustando i fiori che aveva portato. –Qualcuno deve pur occuparsi della tomba. Per mia fortuna, Monica e Adam mi danno una mano.
Connie si passò la lingua tra i denti, nervosamente, prima di domandarle –Non hai mai pensato che la morte di Vyvyan possa aver posto le basi per il disastro?
Faith scosse la testa ed esalò –Sarebbe successo comunque. L'unica accusa che posso muovere a Cyril è di aver usato i preparativi del matrimonio come scusa per non affrontare la perdita di suo fratello, se escludo la causa finale: ha creduto a quel bastardo di Solomon e non a me.
–L'idiozia è di famiglia- commentò Connie, pensando tristemente a Vyvyan, ai suoi ricci ribelli, alla sua energia, alla sua gioia di vivere, ai sogni nel cassetto che non avrebbe mai realizzato, e tutto perché non si fidava delle donne al volante. Aveva voglia di piangere, ma non voleva rovinare la giornata a Faith, per cui aggiunse –Se non ti dispiace, mi piacerebbe restare ancora un po'. Va pure al lavoro, non tardare per colpa mia.
Faith le sorrise riconoscente, la abbracciò e corse via: se fosse arrivata in ritardo, King l'avrebbe scuoiata viva!
***
–Sei una veggente, oltre che un'insuperabile patologa!- esclamò Julian King entrando nell'ufficio del primario, Astrid Eriksson.
La donna gli rivolse uno sguardo di educata perplessità, per poi chiedergli –Come, prego?
Julian sorrise e le porse un foglio.
–La prossima volta che scegli di raccontare frottole pondera bene la scelta, perché si avverano- ridacchiò.
–Oh, porca miseria!- esalò Astrid, dopo una lettura sommaria. –Un congresso! A febbraio! UN CONGRESSO!
–Esatto- la interruppe Julian. –Per caso hai qualche altra predizione? Che so... una mia vincita alla lotteria?
–Stupido!- gnaulò lei, dandogli un pugno amichevole sul braccio. –Piuttosto, sarà un problema trovare due anime pie che partecipino insieme a me.
–Non dire sciocchezze!- tuonò Julian, agitando una mano per enfatizzare la frase. –Semmai, sarà un problema scegliere un'anima pia... perché, cascasse il mondo, verrò con te. Siamo una squadra.
Astrid sbuffò una risatina: come al solito, il suo fidato vice non aveva letto il programma fino in fondo.
–Julian, a giudicare dal tuo entusiasmo deduco che non hai letto le date...
Il dottor King, sbuffando, le tolse di mano il programma del congresso e lo rilesse nei dettagli, poi impallidì e soffiò –Merda!
–Non avrei saputo esprimermi meglio- sibilò Astrid. –Mi sa che dovrò fare a meno della tua compagnia, stavolta. Ma non preoccuparti, ho già in mente due ottimi sostituti.
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Dr. Irving, M.D.
RomanceLei: ha deciso di dedicarsi anima e corpo al lavoro, nonostante una migliore amica determinata a ravvivare la sua vita sentimentale, "più piatta dell'elettrocardiogramma di un cadavere". Dopo una cocente delusione, ha deciso di fare suo il mantra: "...
