Inviti inaspettati

59 6 0
                                        

Un codardo non è capace di dichiarare il proprio amore. Questa è una prerogativa del coraggioso.

Gandhi

Brian Cartridge non aveva paura di mettersi in gioco, negli affari come nella vita; per questo motivo si era deciso a dare il via alla scommessa con Abigail. Questa volta, però, c'era in palio ben più della soddisfazione di battere sua cognata: si sarebbe calato nei panni del prode cavaliere per salvare Faith dalla smania matrimonialista della moglie di suo fratello.

C'era soltanto un problema: come?

Aveva passato una settimana ad arrovellarsi, cercando invano un modo per impedire che Faith si buttasse via per l'ennesimo cretino indegno di lei, ed era sul punto di gettare la spugna.

Il continuo andirivieni stava disturbando Adam, suo cugino, che abitava con lui da sette anni. Ogni tanto sentiva la mancanza dei suoi genitori, George ed Elizabeth Cartridge, e della natia Scarborough, ma la consapevolezza che a casa sua non avrebbe mai goduto della libertà e degli svaghi di cui godeva a Londra, aveva reso - e rendeva – la lontananza molto più tollerabile.

Simili nell'aspetto, i due cugini non avrebbero potuto essere più diversi. Brian era... semplicemente Brian: donnaiolo, festaiolo, lieto di dare scandalo; Adam era, sì, abituato, come ogni Cartridge che si rispetti, a godersi la vita e tutto ciò che un cospicuo patrimonio poteva comprare, ma con discrezione, e a una festa scatenata preferiva di gran lunga una birra al pub con gli amici o un solitario cruciverba. Era un vero mago delle parole crociate, non a caso deteneva il titolo di campione nazionale ed era uno dei pochi che poteva permettersi di fare a penna il famoso e altrettanto difficile cruciverba del New York Times, che comprava appositamente.

–Se proprio devi consumare il tappeto fallo altrove, ho di meglio da fare che sentirti "sgruntare" e "snortare"!

–Zitto e studia, cugino, gli zii non ti mantengono per lagnarti di me- replicò Brian, continuando ad andare avanti e indietro per la stanza.

–Vorrei studiare, ma, sai, l'Habeas Corpus non è argomento che si possa imparare con un corvo che ti passeggia davanti- ribatté Adam, chiudendo il libro.

–Corvo sarai tu. E vigliacco- sputò Brian. –Quando ti deciderai a dire quelle tre fatidiche paroline a Monica?

Monica Hawthorne - per gli amici Nicky, per Adam (e nessun altro) Rossa - era una cugina di Axel Hawthorne, il migliore amico di Brian. Anche lei era trasferita, da Newcastle, per seguire la tradizione di famiglia: frequentare la Elizabeth I e studiare Giurisprudenza. Forse perché era destino, o forse perché tra fuori sede ci si intende, aveva subito legato con Adam, e i loro amici e parenti, persino l'iperprotettivo padre della ragazza, speravano segretamente che prima o poi la loro amicizia evolvesse in qualcosa di più.

–Prima i suoi fratelli, adesso tu! E' una congiura!- sbottò Adam, sbattendo il libro sulla scrivania. –In che lingua devo dirlo per essere ascoltato? Io e la rossa siamo amici! A-M-I-C-I! Amici. Senza benefici. Amici. La adoro e tutto, ma...

–Non hai le palle di alzare il livello.

Adam si alzò di scatto, furente.

–Ho più palle di te!- ululò. –Cioè, no, ne ho due, come tutti, ma... oh, insomma, pensa ai tuoi problemi e lasciami in pace!

Soddisfatto della vittoria, Brian sorrise e cambiò argomento.
–Sai, ringrazio ogni mattina di avere una bella vita; il mio problema principale, al momento, è salvare Faith dalle trame di Abby. Un privilegio non da poco!

Adam si risedette e sospirò –Quella donna sembra uscita da un romanzo vittoriano. Che accidenti ci trova Ben in lei?

–Per citare la tua rossa del cuore: l'amore è cieco, sordo e rincoglionito!

Dr. Irving, M.D.Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora