"Bene, mia cara, non ho null'altro da dire. Se le cose stanno così, lui ti merita. Non mi sarei potuto separare da te per qualcuno di meno meritevole."
Jane Austen, Orgoglio e Pregiudizio.
Il segreto di un matrimonio felice - a parere dei coniugi Irving - era un'equa suddivisione dei compiti, secondo inclinazioni e carattere di ciascuno.
Rose e suo marito, ad esempio, avevano stabilito a tavolino, seppur con una certa flessibilità, la ripartizione delle faccende domestiche e dei doveri genitoriali: a lei toccavano lavaggio dei piatti, bucato e pulizia dei pavimenti, alla sua dolce metà asciugatura dei piatti, stiratura e pulizia dei balconi; per quanto riguardava l'educazione della loro unica figlia, Faith, avevano deciso, di comune accordo, che il genitore "buono" sarebbe stato il padre, incapace di negare alcunché alla sua Tartarughina, quello "cattivo" la madre, che si accollò pure il discorsetto sulla sessualità responsabile. A dire il vero il dottor Irving, forse perché medico, non si vergognava di discutere apertamente di argomenti prettamente femminili, ma aveva lasciato l'onere alla sua dinamica moglie per evitare anche solo di avvicinarsi al campo minato dei rapporti con l'altro sesso; Faith ai suoi occhi sarebbe sempre rimasta la bambina sorridente che allevava lucertole, non ci teneva a sapere quali ragazzi le piacevano e/o cosa faceva in loro compagnia.
La sua cecità intenzionale si era infranta quando sua figlia aveva portato a casa Cyril Wollestonecraft. Inutile dire che aveva provato un'istantanea e immotivata avversione nei suoi confronti, affievolitasi soltanto dopo aver appurato che rendeva felice la sua Tartarughina. Quando "quella sottospecie di putto troppo cresciuto" l'aveva abbandonata a una settimana dalle nozze, la disperazione di Faith aveva risvegliato un lato sanguinario che non sapeva di possedere: nulla gli avrebbe procurato maggior piacere che torcere il collo a quel galletto, l'unica ragione che lo aveva trattenuto dal farlo, oltre alla prospettiva di trascorrere la vecchiaia in carcere, fu la consapevolezza che avrebbe potuto ucciderlo una volta sola.
Da allora aveva giurato a se stesso di vegliare da lontano sulla sua bambina, naturalmente senza farle sospettare interferenze da parte sua: indipendente com'era si sarebbe senza dubbio arrabbiata, e nessuno sano di mente avrebbe rischiato volontariamente di incorrere nelle ire di Faith Irving.
A ottobre, al cocktail party dei Patterson, aveva notato le schermaglie tra Faith e il suo nuovo tutor, e aveva espresso a sua moglie i propri timori. Rose gli aveva confidato di ritenere Franz Weil un giovanotto promettente dal punto di vista professionale, e un fuoco di paglia da quello sentimentale: Faith non era ancora pronta a innamorarsi di nuovo, però aveva bisogno di rimettersi in pista, e...
–Si sa, niente accresce l'autostima di una donna come un innocente flirt".
Il dottor Irving aveva risposto –Spero, Rosie, che questo sia l'unico argomento sul quale ci troviamo in disaccordo: è mia opinione che Franz Weil sia estremamente pericoloso. Nostra figlia ha un caratteraccio ed è molto esigente, e questo tizio ha tutte le carte in regola per farle perdere la testa: è bello, e lo dico da uomo - di una bellezza virile e "terrena", non come quelle effeminate facce da poster che piacciono alle ragazzine di oggi - intelligente, con la battuta pronta e la lingua affilata come un bisturi.
–Se anche fosse?
–Se anche fosse, non voglio che le si spezzi il cuore ancora una volta. Ha sofferto abbastanza.
–Questo lascialo decidere a lei, caro- aveva a quel punto sbuffato Rose, scrutandolo al di sopra degli occhiali. –Non è più una bambina. Per quanto mi riguarda, Faith è preda di una infatuazione adolescenziale tardiva, ma se sei così convinto che possa evolvere in qualcosa di più serio, imitami: resta in disparte a osservare se e in che modo cambierà il loro rapporto. Faith ha le stesse possibilità di essere felice con lui come con chiunque altro.
I mesi passarono, e i timori del padre di Faith si fecero man mano più reali: sua figlia non aveva argomenti di conversazione all'infuori del suo lavoro e, di conseguenza, di Weil; non spendeva nemmeno mezza sillaba buona per lui, certo, ma ne parlava in continuazione, sottolineando quanto fossero insopportabili il suo sarcasmo e il fatto che le tenesse testa. Al contrario di Rose, convinta che il risentimento di Faith derivasse semplicemente dalla sua incapacità di accettare che qualcun altro fosse il primo della classe, era sicuro che quei battibecchi nascondessero il germe di un sentimento ben diverso, pronto a sbocciare alla prima occasione.
Ne ebbe la conferma quando, una mattina, si recò insieme alla moglie a trovare Faith, che aveva fatto loro intuire di avere grandi notizie.
–Lo so io qual è la grande notizia: lei e quel Weil!- abbaiò il padre (impostando la modalità "mastino").
–Se anche fosse, dimostrerebbe solo una cosa: che nostra figlia ha buon gusto- rispose Mrs. Irving. –Come sua madre, del resto.
–Rosie!
–Siamo sposati da ventotto anni, caro, troppo per pretendere che io non abbia occhi che per te!- scherzò Rose, divertita dal malriuscito tentativo di suo marito di mascherare l'irritazione che provava nel sentirla elogiare qualcun altro. –Comunque, il complimento era indirettamente riferito a te: se ho buon gusto e ti ho scelto, significa che sei un uomo con la U maiuscola!
Il dottor Irving, sbuffando, premette il tasto del citofono sotto il nome "Irving" e spinse il portone d'ingresso non appena scattò la serratura. Mentre teneva aperta la porta dell'ascensore a beneficio di Rose (un atto di galanteria da vero gentiluomo), borbottò –Quel Weil non mi convince.
–Ma se l'hai incontrato una volta sola!
–Una volta basta e avanza.
–Non dire sciocchezze!- lo rimbeccò la sua (non tanto) dolce metà. –Sei risentito perché l'ha presentato in anteprima a mia madre, invece che a noi.
–Non la trovi una mancanza di rispetto? Noi siamo i suoi genitori, veniamo al primo posto nella scala parentale!- latrò. –Tua madre è solamente sua nonna.
–Una nonna molto amata. Ora smettila di fare il bambino e bussa- ordinò sua moglie in tono imperioso, una volta raggiunto il terzo piano.
Fu il lupus in fabula di nome Franz Weil ad aprire ai signori Irving, che accolse con un sorriso esitante. Faith lo raggiunse con Agatha in braccio e stampata in faccia l'espressione di chi ha visto realizzarsi tutti i suoi sogni.
–Mamma! Papo!- trillò, lasciandosi stritolare, ehm, abbracciare (alla povera Agatha, schiacciata a sandwich tra la padrona e i di lei genitori, non rimase che miagolare di dolore).
–Se la forza dell'abbraccio è proporzionale all'affetto odiami, ti prego!- commentò ironico Franz.
Il dottor Irving dovette rendergli merito di aver saputo stemperare la tensione, rendendo la conversazione più agevole. Approfittando del clima disteso che si era venuto a creare lo tempestò di domande, scoprendo che dietro il patologo tutto d'un pezzo si celava un universo e, soprattutto, che avevano una passione in comune: il cinema e la letteratura horror. Non l'avrebbe mai ammesso, ma gli stava simpatico, il che, considerato che un padre geloso della sua unica figlia parte prevenuto nei confronti di qualunque maschio la circondi, era tutto dire!
–Papo, mi aiuteresti a portare il vassoio?- gli chiese tutto a un tratto Faith, chiaramente un pretesto per parlargli a quattr'occhi.
–Certamente- rispose, la seguì in cucina e si divertì a tenerla sulle spine per un po', prima di ridacchiare –Sputa il rospo, Tartarughina: vuoi la mia benedizione?
–La tua opinione. E' diverso- sbottò Faith.
–Domando scusa, signorina- replicò lui in tono scherzoso, con tanto di inchino. –Vuoi sapere se mi piace? La risposta è... preferisco tua madre!
–Papà!
–Uh, siamo passati a "papà"! Si contano sulle dita di una mano le volte in cui mi hai chiamato papà, perciò la faccenda è seria. Va bene, ti darò il mio spassionato parere: è un tipo un po' chiuso, non è il massimo della simpatia.... ma non ha importanza, se ti piace, e credo ti piaccia molto.
–Lo amo.
–Ehi, ehi, ehi! Piano con questo amore! Ho fiducia nel tuo giudizio, ma avanza coi piedi di piombo: deve meritarlo.
–Lo merita, papo. Se soltanto sapessi cosa ha fatto...
–Perché, cosa ha fatto?
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Dr. Irving, M.D.
RomanceLei: ha deciso di dedicarsi anima e corpo al lavoro, nonostante una migliore amica determinata a ravvivare la sua vita sentimentale, "più piatta dell'elettrocardiogramma di un cadavere". Dopo una cocente delusione, ha deciso di fare suo il mantra: "...
