La solitudine è indipendenza. E' fredda, sì, ma anche meravigliosamente silenziosa e grande come lo spazio freddo e silente nel quale girano gli astri.
Herman Hesse
–Terra chiama Faith. Su quale pianeta hai la testa?- le domandò Brian per rompere il silenzio.
All'udire quell'irritante storpiatura del suo nome, distolse lo sguardo dal finestrino e la mente da pensieri poco gentili su Weil; annuì sorridendo, infine rispose –Perdonami, non sono molto di compagnia stasera.
–Se ti va di parlare, ho due orecchie decisamente portate per l'ascolto, altrimenti, se preferisci, fingerò di sciropparmi la scusa patetica: "sono stanca per il lavoro"- replicò
Brian rivolgendole un sorriso fraterno.
–Da uno a dieci quanto sono decorativa, secondo te?
–Che razza di domanda è?- sbraitò Brian.
–Rispondi e basta!
–Domanda idiota, se vuoi il mio parere. Faith, non saresti decorativa neanche se ne andasse della tua stessa vita! Per fortuna, aggiungerei.
–Perché? Sono così orrenda?
–Orrenda? No. Incapace di stare al tuo posto, muta e sorridente come se avessi una paresi facciale? Sì.
–Addio Blackpool- sibilò Faith, incrociando le braccia, indignata. Non si sarebbe mai piegata al ruolo di accompagnatrice dalla gradevole presenza, il cui contributo alle discussioni non superava cenni di assenso e risolini da decerebrata. Mai. Piuttosto avrebbe rinunciato al congresso. Con chi credeva di avere a che fare, quel figlio di puttana? Se avesse voluto stare in un angolino a sorridere come una deficiente avrebbe fatto la valletta televisiva.
"Siamo colleghi, cazzo, e se non è capace di riconoscermi come tale solo perché ho le tette, è un suo problema."
Brian, una volta sganciata la bomba, pretese l'esplosione: non si accontentò di quella risposta enigmatica.
–Posso sapere il perchè di questa domanda?
–Niente- rispose Faith. –Curiosità.
–Sicuro- sbottò Brian. –Avanti, Faith, ti conosco bene... intimamente. Si vede lontano un miglio che è successo qualcosa.
–Ti conosco bene anche io, Brian, e te lo leggo in faccia che qualcosa ti preoccupa- ribatté Faith, esaminando apprensiva l'amico, che appariva smunto, spossato e teso, lontano anni luce dal Brian sinceramente gioviale che conosceva. –Perciò, o mi dici cosa ti ha ridotto in questo stato, o non aprirò bocca. Do ut des, caruccio, non sei l'unico con due orecchie ottime per ascoltare!
Brian, al vederla tanto determinata, si trattenne a stento dal riderle in faccia, e replicò –Intimidatoria, affettuosamente apprensiva... sicura di non voler procreare? Saresti un'ottima mamma!
–Più che sicura- sputò Faith. –Comunque, potrei rigirarti la domanda: sicuro di non voler procreare? Ci sai fare, coi marmocchi.
–Conosci un modo per avere figli senza il fastidio di una donna per casa? Se sì, allora ci sto!
–E' una proposta, la tua? Mi vorresti come ricettacolo per la tua progenie?- scherzò Faith.
–Stavo scherzando, non ti scaldare- ribatté Brian. –E non c'è niente che non vada in me, e... sono fatti miei, ok?
–Ho capito: sei "stanco per il lavoro"- asserì Faith per fargli capire di aver compreso che l'altro non se la sentiva di confidarsi.
Brian annuì e decise di cambiare argomento.
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Dr. Irving, M.D.
RomanceLei: ha deciso di dedicarsi anima e corpo al lavoro, nonostante una migliore amica determinata a ravvivare la sua vita sentimentale, "più piatta dell'elettrocardiogramma di un cadavere". Dopo una cocente delusione, ha deciso di fare suo il mantra: "...
