"Le sciocchezze smettono di essere tali se compiute da persone di giudizio."
Jane Austen, Emma
Astrid Eriksson, oltre ad essere una donna perspicace, era la discrezione personificata: negli ultimi due giorni di congresso si era accorta delle occhiate di fuoco e dei sorrisetti maliziosi che si scambiavano i suoi due pupilli, ma aveva deciso di fare la finta tonta e non immischiarsi, limitandosi a comunicare al suo fidato vice, il dottor King, la buona riuscita del piano.
"Quell'uomo ne sa una più del diavolo", pensava, osservando divertita Franz e Faith che si punzecchiavano come di consueto al duty-free dell'aeroporto, ma con un linguaggio del corpo inequivocabile e una luce diversa nello sguardo; conosceva bene quella luce, era tipica degli innamorati. Avrebbe dato qualunque cosa per poterla recuperare, anche solo per un istante. Sven si era dimostrato un piacevole imprevisto, ma non era il suo tipo, senza contare che un uomo dell'età di suo figlio l'avrebbe fatta sentire vecchia.
Anche Faith era dotata di un acuto spirito di osservazione, difatti notò la lieve nota di tristezza nell'espressione del primario, e si affrettò a informare Franz.
–Guarda, ha gli angoli della bocca leggermente piegati verso il basso e le palpebre semichiuse. Secondo te cos'ha?
–Boh- rispose lui, facendo sfoggio della tipica cecità maschile ai dettagli. –Forse sonno.
–Non capisci proprio niente!- lo rimbeccò lei, roteando gli occhi. –E' triste! E dobbiamo scoprire perché!
–Dobbiamo?- esalò Franz, preoccupato dalle implicazioni poste dall'uso della prima persona plurale.
–Dobbiamo- ripeté Faith, agitando un pugno con aria imperiosa. Giulio Cesare che passava il Rubicone le faceva un baffo, quanto a determinazione. –Ti ha assunto, Franz, schiudendoti una brillante carriera, a me ha offerto la salvezza da Solomon. Le dimostreremo la nostra riconoscenza restituendole il sorriso.
–Hai ragione- annuì, convinto. –Se lo merita. Però non ho idea di cosa possa averla rattristata o preoccupata... il figlio?
–Non credo, da quando il padre ha divorziato dall'amante, poi seconda moglie, si è riavvicinato alla madre.
–Ah, sì?- chiese, stupito. Era stata sua insegnante, adesso era il suo capo, e non sapeva nulla della sua vita privata, a parte che aveva un figlio idiota. Bella figura di merda! –Beh, allora... l'ex marito?
–E' sempre il primo sospettato e spesso il colpevole - motivo in più per non sposarsi, tra parentesi- ma in questo caso lo assolverei- asserì la Irving.
–Perché?- ribatté Weil. –Hai appena detto che sta divorziando per la seconda volta... forse vuole tornare sui suoi passi e la proffa non sa se dargli o meno una seconda possibilità.
–Dopo quello che le ha fatto l'unica cosa che il Grande Capo dovrebbe dargli è un calcio nelle palle da spedirlo su Plutone, anche se non è più un pianeta- soffiò. –Sarebbe una stupida a riprendersi merce avariata.
–Merce avariata? Non sei un po' dura? Voglio dire, ha commesso un errore...
–Un errore?- sibilò Faith, irrigidendosi. –Dimenticare gli occhiali a casa è un errore, tentare di aprire l'armadietto con la chiave sbagliata è un errore, mandare un messaggio idiota a uno sconosciuto perché hai digitato male il numero del destinatario è un errore. Tradire non è un errore. I vostri gingilli penzolanti, per quanto dotati di una certa indipendenza, non vanno a spasso da soli e non si infilano in buchi a caso senza il consenso del proprietario!
–Sono pienamente d'accordo, ma da come ne parli sembra che vorresti punirlo con la castrazione!
–Hai mai tradito, Franz?- gli chiese Faith, nei suoi occhi un misto di timore e speranza.
–No- rispose senza esitazione. –Credo nel dialogo e ho il coraggio di troncare un rapporto che non funziona.
–Sei mai stato tradito?- incalzò la Irving, con una strana smorfia.
–Spero di no!- esclamò lui ridacchiando.
–Lo spero anch'io per te- rispose Faith, tremendamente seria, e si allontanò.
In quel momento Franz si rese conto che essere un "fidanzato in prova" si sarebbe rivelato un'impresa più ardua del previsto.
***
Sapeva che ignorandolo sarebbe passata dalla parte del torto, ma questo non la fece desistere: non gli rivolse la parola per tutto il viaggio in aereo, girandosi verso il finestrino quando accennava a voler aprire bocca. A costo di passare per stronza, avrebbe seguito l'istinto di farlo penare, stare sulla graticola gli avrebbe fatto bene.
Dal canto suo, Weil aveva intuito di averla fatta arrabbiare, ma non ne capiva il motivo; non aveva detto niente di male, l'aveva contraddetta, non offesa...
"Valla a capire!", pensò, sorseggiando della Coca-Cola, una fonte di caffeina più appetibile della brodaglia che gli americani spacciavano per caffè. "Il bello, poi, è che ha la capacità di farmi sentire in colpa senza sapere perché... ma se crede che le chiederò scusa, casca male! Sono un uomo, io, non un cagnolino da mettere al guinzaglio! Se vuole chiarire, dovrà fare lei il primo passo!"
Una volta atterrati a Londra, recuperate le valigie, Faith salutò educatamente Astrid e Franz e si sedette su una panchina in attesa di Marcus. Dato che aveva concordato con suo fratello di incontrarsi nello stesso punto, Franz si sedette accanto a lei, fissandola insistentemente mentre borbottava sommessamente e armeggiava col cellulare.
–Non è raggiungibile?
–Non risponde- ringhiò Faith, seccata, aggiustandosi la sciarpa; a differenza di Miami, a Londra si sentiva che era febbraio.
–Forse è impegnato- concesse lui, sforzandosi di mantenere un tono neutro.
–E' stato lui a insistere per venirmi a prendere, altrimenti sarei già in metropolitana!- sbraitò la Irving, infervorandosi. In quel momento, a conferma del detto "parli del diavolo e spuntano le corna", il telefono squillò. Faith rispose col sorriso sulle labbra, poi mutò espressione, assumendone una da far gelare il sangue. Dopo aver annuito e sibilato vari "Capisco", chiuse la conversazione con un freddo –Dica al dottor Best che lo ringrazio dell'offerta, ma stasera sono impegnata. Arrivederci.
–Dottor Best? Non è un tantinello formale per uno con cui vai a letto?- le fece notare Franz, guadagnandosi un'occhiataccia.
–Uno: chi ti dice che ci sono andata a letto? Due: quel... mollusco, quella... ameba ha osato farmi chiamare dalla sua segretaria per comunicarmi che ha un intervento in corso, per cui non può venire a raccattarmi, ma può mandarmi un taxi, se voglio! Un taxi!
–Non capisco quale sia il problema- osservò Franz, stringendosi nel cappotto. –Tanto devi mollarlo. O hai cambiato idea?
–Non ho cambiato idea, ma detesto chi non mantiene le promesse- asserì Faith, risentita. –Bell'opinione hai di me, comunque, se pensi che cambi idea con la stessa frequenza con cui mi cambio le mutande!
–Non intendevo questo- esalò Franz, pensando subito a un modo per sfruttare a suo vantaggio il "bidone" di Best. –E non intendevo mancarti di rispetto, prima. Non so cosa ho detto che ti ha fatta alterare, ma so che è colpa mia, quindi... scusa.
–Sono io a doverti delle scuse- pigolò Faith, intenerita nel vederlo sinceramente dispiaciuto. –Sono troppo permalosa. Se penso al tempo che ho sprecato a mandarti mentalmente a fanculo, invece di baciarti...
Weil non se lo fece ripetere due volte: si fiondò sulle sue labbra e, nelle pause tra un bacio e l'altro, disse –Possiamo recuperare adesso...
–Mmm... grazie di non esserti presentato, Marcus- sussurrò scherzosamente Faith, mentre Franz lasciava una scia di baci delicati lungo la linea della mandibola fino al lobo dell'orecchio.
Il rumore di un clacson li destò da quel meraviglioso sogno ad occhi aperti. I due sobbalzarono, imbarazzati e sorpresi, suscitando l'ilarità del guidatore, che esclamò –Piano, piccioncini, ci sono dei minorenni qui!
Franz strinse i pugni e replicò –Ti sto odiando profondamente, Xandi, sappilo!
–Se l'odio potesse uccidere sarei un miracolo della medicina: mi odi profondamente almeno una volta al giorno!- rispose Alexander Weil, la strafottenza fatta persona, per poi scendere dall'automobile e aiutare Franz a caricare i bagagli. –Hai chi ti porta a casa, Faith?
–La metropolitana.
–Ma quale metropolitana e metropolitana!- sbottò Alexander. –Vieni con noi!
–Faith viene con noi? Che bello!- trillò Hans dall'abitacolo.
–Non posso crederci!- sbraitò Franz, dandosi una manata sulla faccia. –Perché cavolo te li sei portati dietro?
–Perché Serle è stata chiamata d'urgenza e questi demonietti non volevano saperne di aspettarti a casa.
Hans annuì e chiese, dimostrandosi materialista come lo zio –Mi hai portato un regalo grande, vero? Fa niente se non l'hai preso a Wilhelm, lui ha solo un anno, ma a me devi averlo preso!
–Ho comprato due regali giganteschi- rispose Franz, mimando con le mani l'enormità dei regali. –Uno per Wilhelm, e uno per te.
–Ah, sì? E com'è?
–Fichissimo!- gli assicurò Faith, che aveva deciso, dopo molte insistenze, di accettare il passaggio. –Niente robetta da mocciosi, garantisco io.
Hans si dimenò in una sorta di danza della gioia, poi, appena valigia e borsone della Irving ebbero preso posto nel bagagliaio si sporse ad abbracciarla e disse –Faith vicino a me!
Franz, tra il divertito e lo sconcertato, prese posto sul sedile anteriore, e sbuffò, fingendosi offeso –Ma come? Preferisci lei allo zio?
Hans arrossì e si rimise a sedere composto, ma Faith, che godeva nel punzecchiare Franz, lo agguantò e gli schioccò un bacio sulla guancia, cinguettando –Sono io che preferisco tuo nipote a te. E' così adorabile!
Il bambino, compiaciuto, assunse un'aria di superiorità ed esclamò –Ti ho fregato, zio!
Alexander ridacchiò, quindi si girò verso il figlio e gli diede il cinque asserendo –Questo è lo spirito giusto!
Imbronciato, Franz incrociò le braccia e sbuffò –Vi siete coalizzati contro di me. Bravi. Vorrà dire che i regali fichissimi resteranno in valigia.
–Hai portato un regalino anche a me?- esalò Alexander, illuminandosi (forse sua moglie non aveva torto nell'affermare che essere sposata con lui equivaleva ad avere tre figli e nessun marito). –Questo cambia tutto! Grazie, grazie, grazie! Posso darti un bacio?
–Preferisco quelli di Faith, ma... fa pure- rispose il fratello, pentendosene nel momento in cui venne investito dalle travolgenti manifestazioni d'affetto di Xandi.
–Ecco, a questo proposito... com'è successo?- domandò Alexander, aggrottando le sopracciglia. –Botta in testa? Minacce? Droghe? Ipnosi?
–C-Cosa?
–Come ti ha convinta?- riprese il maggiore dei fratelli Weil. –E' impossibile che una donna sana di mente voglia stare con Franz, perciò illuminami... come ha fatto?
Franz, indignato, espresse il suo disappunto per l'uscita infelice di Alexander e le risate incontrollabili di Faith e Hans (Wilhelm era abbastanza piccolo da preferire un giochino alle chiacchiere degli adulti). La Irving si sbellicò, prima di ritrovare il fiato per rispondere –Dai, Alex - posso chiamarti Alex, vero?- sai che non si può resistere al fascino tormentato del qui presente Franz. Quale donna non sogna al suo fianco un uomo apparentemente freddo e scostante, che le dimostra il proprio affetto subissandola di parole oltraggiose?
–E quale uomo non sogna una donna apparentemente bisbetica che lo contraddice in continuazione?- replicò l'interessato con un sorrisetto. Cogliere le occasioni al volo era la sua specialità, e questa era ghiottissima. –Infatti... stavo giusto pensando di chiedere a questa apparentemente insopportabile creatura se vuole uscire con me.
Faith trattenne a stento un sorriso, si rivolse al bambino alla sua sinistra e gli chiese –Che dici, Hans, tuo zio merita una possibilità?
–Ma sì, dai- asserì lui scrollando le spalle. –Anche perché io sono troppo piccolo!
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Dr. Irving, M.D.
RomanceLei: ha deciso di dedicarsi anima e corpo al lavoro, nonostante una migliore amica determinata a ravvivare la sua vita sentimentale, "più piatta dell'elettrocardiogramma di un cadavere". Dopo una cocente delusione, ha deciso di fare suo il mantra: "...
