La festa per farli litigare

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"La comunicazione perfetta esiste. Ed è un litigio."
Stefano Benni

Si dice che le ore liete scorrano veloci, al contrario di quelle spiacevoli, che sembrano non passare mai; eppure anche loro passano, e ci si trova a domandarsi che fine abbiano fatto i giorni che ci separavano da un evento temuto.
Brian affrontò l'ordalia con incredibile forza d'animo; fiancheggiato da due guardie del corpo d'eccezione, sua madre e il suo avvocato e amico Jack, varcò la soglia del laboratorio di analisi genetiche con una serenità che sconcertò i presenti: che fine aveva fatto il Brian teso e depresso dei giorni precedenti?
Fu lo stesso Brian a rispondere a quella muta domanda che aleggiava nell'aria. Con sommo stupore dei giornalisti, si fermò, si voltò verso di loro e dichiarò, con serafica calma –Se nei giorni scorsi sono stato intrattabile me ne scuso. La colpa, però, è soltanto vostra: vi siete ritenuti senza peccato, e avete scagliato contro di me una montagna di pietre. Sono forse più colpevole della vedova del mio compianto socio? O di tanti altri, mariti, mogli, fidanzati, che si giurano eterno amore e poi di notte cambiano faccia? La mia unica colpa è di essere me stesso, senza maschere: non ho una donna fissa perché ho preferito non impegnarmi per convenienza e diventare adultero per passione. Questo, credo, mi pone al di sopra di molto gentiluomini di questo Paese, che con le loro donne non sono né gentili, né tantomeno uomini. Buona giornata.
Non appena ebbero varcato la soglia Heather esclamò –Sono fiera di te, tesoro!
–Sai che questa uscita infelice ti costerà l'appoggio di una bella fetta di opinione pubblica, sì?- gli fece notare Jack.
–Credano ciò che vogliono, ho di meglio a cui pensare- rispose Brian, dopodiché non poté dire altro, perché un'addetta gli prelevò un campione di DNA per l'analisi. Il vecchio Brian avrebbe ricambiato le occhiatine maliziose, e avrebbe replicato brillantemente all'allusivo "Apra la bocca, Mr. Cartridge", ma quella disavventura lo aveva cambiato, insegnandogli ad assegnare a ogni aspetto della vita la giusta priorità, e l'ennesima scopata priva di significato, in quel momento, era di gran lunga meno importante che scoprire se il bambino di Mrs. Ryan fosse suo.
–I risultati tra una settimana- li informò uno sconosciuto in camice, che li congedò con una stretta di mano e il confortante –Uno su sei è una probabilità piuttosto bassa, Mr. Cartridge. Non perda la speranza.
–Il problema- esalò Brian, –E' che non so più in cosa sperare

***


–Allora, F, pronta a disputare un match di boxe con la tua dolce suocera?- ridacchiò Abigail, impegnata a passare in rassegna ogni singolo capo d'abbigliamento contenuto nello straripante guardaroba della Irving.
Lei e Bridget si erano precipitate in soccorso dell'amica, sull'orlo di una crisi di nervi: pur non essendo vanitosa, era ossessionata dall'obiettivo di far colpo su Gertrud. Da ormai due ore le tre stavano sperimentando svariati look, ma nessuno sembrava incontrare l'approvazione del severissimo giudice Faith.
–Non si è mai pronti ad affrontare la famigerata suocera- sospirò. –Spero solo che la presenza di testimoni la persuada a trattenere l'istinto omicida!
–Parole sante- confermò Bridget annuendo con convinzione. –Le suocere sono una punizione divina. Ricordo ancora con orrore gli insulti che mi rivolse la madre di Tony! Terribile! E la megera alias madre di Paulo? Non lo mollava un istante, tanto da obbligarmi a divorziare per mancanza di intimità!
–Secondo me il problema è lo stesso che affligge le relazioni genitori-figli- asserì saggiamente la Irving scuotendo il capo. –Dimenticano cosa provarono a loro tempo dall'altra parte della barricata.
–Sii te stessa- suggerì Abigail, per poi aggiungere, storcendo il naso alla vista dei poster di gruppi metal, degli anfibi con la punta in metallo e dei vari gioielli ornati di borchie, teschi, croci e chi più ne ha, più ne metta, che Faith ancora sfoggiava di tanto in tanto –Ehm, magari non troppo te stessa... una te stessa un filino più femminile.
–Ab, non si può fingere di essere ciò che non si è. Non sono mai stata e non sarò mai la classica donna casa e famiglia. Mi dispiace, non è nelle mie corde: fin da piccola mi sono vista in carriera, al massimo con un uomo accanto, e dubito cambierò idea a ventisei anni.
–Evita di farlo sapere alla mamma di Franz, altrimenti lascerai la festa con qualche pezzo in meno- commentò Abigail scuotendo melodrammaticamente il capo.
–So già che mi odierà, infatti!- gnaulò Faith, coprendosi il viso con una canotta stropicciata. –Quale madre vorrebbe al fianco di suo figlio una donna che ha l'orticaria se deve fare le faccende domestiche, che sa suturare, ma non cucire, che non riesce a stirare niente di più complicato di un fazzoletto senza bruciare gli orli?
–Effettivamente...
–Visto? Faccio schifo!
–Ab, chiudi il becco. Faith, non abbatterti, sei una persona fantastica!- asserì Bridget in tono consolatorio, cingendole le spalle. –E' a Franz che devi piacere, non a sua madre, e a lui piaci, perché sei sincera, generosa, intelligente, sarcastica, riesci a capire lui e il suo lavoro, che poi è anche il tuo, hai altre priorità che non rimirarti allo specchio come la matrigna di Biancaneve e abbrustolirti sotto il sole come una lucertola... Franz è un vero uomo, non ha bisogno di una mezza donnetta per sentirsi virile; cercava un degno avversario, e l'ha trovato in te.
–Da dove salta fuori tanta saggezza, B?- domandò acida Abigail. –Hai cambiato cereali per la colazione?
–Spiritosa!- sbuffò l'altra, proponendo all'amica che le aveva chiesto aiuto un abito decisamente troppo corto e scollato per una tranquilla festa casalinga.
–Tiro a indovinare, B- ridacchiò Faith, –Non sei piaciuta a nessuna delle tue suocere!
–Già!- gnaulò lei, mettendo il broncio. –Non capisco perché! Sono una ragazza così posata!
Le altre due si scambiarono uno sguardo d'intesa e riuscirono a camuffare in tosse le risatine che avevano tentato prepotentemente di uscire dalle loro bocche.
–Lascia che per una volta ti dia io una lezione, B- sciorinò in tono da maestrina Abigail. –Per far colpo sulla suocera devi mostrarti l'opposto di quello che piace al tuo uomo. Dimentica vestiti succinti, tacchi vertiginosi e gioielli vistosi e fai spazio a modestia, eleganza, discrezione. Ti assicuro che funziona.
–Buono a sapersi- intervenne Faith, dopodiché espose alle amiche il suo piano geniale, che incontrò dapprima la loro perplessità, poi la loro approvazione. Felice di poter contare sull'appoggio di due alleate fidate, esaminò fischiettando un vestito dimenticato in fondo all'armadio; non era affatto brutto (forse un po' retrò), ma, siccome glielo aveva comprato Führer Rose a sua insaputa, si era rifiutata di indossarlo per principio. Non sopportava le imposizioni.
–Uuuh! Carino!- squittì Bridget, battendo le mani per l'eccitazione. –Potresti abbinarlo alle decolté color cuoio che mettesti al mio terzo addio al nubilato!
–Frena l'entusiasmo, B, non ha ancora ricevuto la mia approvazione- sentenziò Abigail con aria da gran dama. –Uhm... Bordeaux, colore che ti dona, a pois, che io adoro, con una cintura sottile per allontanare l'attenzione dal seno, lungo al ginocchio, così non mostrerai più coscia del necessario, in chiffon, che fa tanto brava ragazza... sì, dire che può andare.
Prima che potesse anche solo formulare una riposta, la povera Irving si vide assalire dalle due pazze scatenate, che le infilarono a forza abito e scarpe per poi trascinarla in bagno, dove, tra un battibecco e l'altro, la truccarono e fecero il possibile per addolcire il taglio "da maschiaccio".
Completata l'opera, trillarono estasiate –Perfetta! Se avessi un figlio te lo farei sposare domani!
Faith sorrise e, con tanto di strizzatina d'occhio, cantilenò –Auguratemi buona fortuna, ragazze. "I'm on the highway to hell, and I'm going down!"

Dr. Irving, M.D.La tua prossima ossessione. Scoprilo ora