April's Pov
"Certo, ecco sono 8 dollari. Ma tu vieni alla High School di Balboa?" Le chiedo porgendole le pizze. Lei annuisce sorridendomi e io automaticamente ricambio il sorriso.
"Che classe fai?" Mi domanda prendendo le pizze e facendolo mi sfiora leggermente le dita. E sento di nuovo quei brividi.
/Ma ti vuoi riprendere? Ti rendi conto che nemmeno con Angel eri così agitata alle prime uscite./
Scuoto la testa cacciando via la mia coscienza, la guardo con uno sguardo confuso e lei invece sembra divertita.
"Ti stai prendendo gioco di me?" Le chiedo fingendomi arrabbiata però a quanto pare lei lo capisce e annuisce ridendo. Rido anch'io e noto alcuni clienti fissarci.
"Scusa è che avevi una faccia troppo buffa." Tenta di scusarsi ma fallendo miseramente, la sua risata manda tutto a fanculo. "Ancora non hai risposto alla mia domanda." Tenta di calmarsi e posa anche le pizze sul bancone per evitare guai. Riesce a fermare la sua risata però fortunatamente il suo sorriso rimane sul suo viso.
"Frequento il quarto." Rispondo sorridendo, lei annuisce allargando ancora di più il suo sorriso, mostrando i suoi denti perfetti.
"Ah sei una piccoletta." Si morde leggermente il labbro inferiore. Sto per rispondere alla sua provocazione ma mia madre m'interrompe.
"April mi ha contattata la signora per le ripetizioni di matematica oh...ho interrotto qualcosa?" Chiede quando alza gli occhi dal telefono per guardarmi, notando me e la ragazza di fronte a me, che se non sbaglio si chiama Kendall. Sia io che lei diventiamo subito serie.
"No nulla." Volgo la mia attenzione a mia madre ma con la coda dell'occhio continuo a guardare Kendall che sta giocando con la zip del giubbino.
"Non può, come 2/3 dei prof del doposcuola." Mia madre sbuffa esausta. Appena vedo che sta per ricominciare a parlare mi giro vergo Kendall e inizio a parlare.
"Sono 8 grazie." La informo, poi le mimo un "Reggimi il gioco." Lei cerca di rimanere seria e , a fatica, ci riesce.
"Scusa mica puoi darmi una coca e una Fanta?" Mi domanda sorridendo, annuisco e mi giro verso il frigo notando che mia madre se n'è andata.
"Ti ringrazio." Le dico girandomi di nuovo.
"Figurati, però ora mi dai le bevande. Sono le 20 e 15 e se perdo altro tempo mia sorella mi distrugge." Fa le spallucce.
"Un secondo." Prendo le bibite dal frigo e gliele appoggio sul bancone. Mentre lei prende i soldi io vado a recuperare le mie cose dall'armadietto. Saluto il pizzaiolo e quando torno al bancone noto che lei è già andata via lasciando i soldi alla mia collega.
/Non dirmi che ci sei rimasta male./ Domanda la mia coscienza.
/Ma che dici, volevo solo salutarla. Tutto qui./ Sbuffo mentalmente, scacciando via la mia coscienza.
Esco dalla pizzeria e imboccando la strada di casa la ritrovo sul marciapiede, vedendo che sta facendo la mia stessa strada decido di raggiungerla.
"Hey." Richiamo la sua attenzione, lei si gira tutta spaventata e io scoppio a ridere come ha fatto lei una decina di minuti fa. Prende un bel respiro per poi guardarmi male.
"Non c'è nulla da ridere, mi hai fatto spaventare." Sbuffa.
"Invece si, la tua faccia era troppo buffa." Dico usando le stesse parole che ha usato lei prima continuando a ridere, lei appena sente le sue parole annuisce velocemente attirando il suo labbro inferiore fra i denti usando la lingua. Comincia a ridacchiare anche lei mentre s'incammina lasciandomi da sola.
"Che fai mi lasci da sola?" Urlo facendola fermare, lei si gira e mi fa segno con le dita di raggiungerla. La raggiungo e continuiamo a camminare e a parlare. Scherziamo, ridiamo e io mi sento così leggera, come non mi sentivo da un po' se non con Lauren.
"Non ti avevo mai vista da queste parti. Cosa strana visto che almeno di vista conosco tutti grazie alla pizzeria." Le faccio notare e lei diventa subito seria spegnendosi, sposta il suo sguardo da ma a terra.
"Io e mia sorella maggiore ci siamo trasferite da poco." Deglutisce dando a calci a un sassolino. Io da buona impicciona quale sono continuo a farle domande.
"Come mai?" Chiedo guardando i suoi piedi che continuano a calciare i sassolini che incontra sulla strada.
"Lavoro." Tuona seria fermandosi, alza la testa e io faccio lo stesso, mi guarda dritto negli occhi e vedo che ha la mascella serrata da dalle ossa agli angoli del suo viso che risaltano.
"Capito." Deglutisco perché mi sento leggermente a disagio, lei scuote la testa e torna a calciare i sassolini, solo che stavolta invece di finire sull'erbetta, finisce nell'occhio di uno gnometto di ceramica rompendolo. Sussultiamo quando sentiamo il rumore dell'impatto. Lei mi prende per mano e mi trascina via correndo.
"Cazzo le pizze." E inizia a rallentare. Ci fermiamo ma continuiamo a tenerci per mano e lei sembra non notarlo più di tanto, è troppo impegnata a riprendere fiato. Si ricompone e mi guarda accennando ad un sorriso, poi abbassa lo sguardo notando le nostre mani intrecciate e come un fulmine si svincola dalla stretta.
"Vandala." La spintono per cambiare discorso e per togliere questo velo d'imbarazzo.
"Non l'ho fatto apposta, certo che potevano metterlo da un'altra parte." Prova a difendersi cercando di rimanere seria ma fallisce miseramente. Scoppia a ridere e io dietro di lei. Ci calmiamo e continuiamo a camminare fino a quando lei non si blocca. Mi fermo e l'osservo incuriosita.
"Sono arrivata." E con i cartoni di pizza indica la casa.
"Tu vivi qui?" Le chiedo avvicinandomi. Annuisce stringendosi fra le spalle. Sto per parlare ma un rumore di porta che si apre mi blocca.
"Fammi capire le hai fatte tu le pizze? Ce ne hai messo di tempo, sono le 20 e 30." Dice infastidita quella che a quanto pare è la sorella. "Ma tu non sei la fattorina?" Domanda sorridendomi e indicandomi.
"La prossima volta vai tu se non vuoi aspettare." La mezza biondina castana le fa il terzo dito mentre la sorella le manda un bacio e la raggiunge prendendo le pizze e le bibite per poi chiudersi in casa di nuovo.
"Io vado." Dice lei mettendo le mani nelle tasche del suo giubbino imbottito. Sorride guardandomi negli occhi ma poco dopo abbassa lo sguardo scuotendo la testa.
"Va bene." Dico con un velo di tristezza,
"Ciao." Dice lei avviandosi verso la porta. Le do le spalle incamminandomi ma mi blocco e torno a girarmi.
"CI VEDIAMO DOMANI A SCUOLA?" Urlo attirando la sua attenzione. Lei lascia la maniglia della porta e si gira.
"Si." Afferra la maniglia sorridendo per poi sparire dietro la sua porta di casa sotto il mio sguardo attento.
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L'amore oltre la malattia
RomanceLa famiglia di Kendall Argent si trasferisce a San Francisco. Kendall; ragazza sul metro e settanta, occhi azzurri, capelli rasati che sono un misto fra il castano e il biondo. Ha appena scoperto da poco d'essere malata di leucemia (leucemia linfati...
