CAPITOLO 25

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Sono davanti la porta girevole dell'albergo, fuori sembra che il cielo si stia divertendo a

 prendersi gioco di me, piove talmente forte da non riuscire a vedere ad un metro da me,

 sono stanca, triste, amareggiata, e' stata una giornata molto pesante e adesso avrei 

proprio bisogno di una bella doccia calda e di una bella dormita..

Sto con la speranza che la pioggia calmi un po' ma e' passata gia' mezz'ora e non ne 

vuole sapere, in albergo non c'e' piu' nessuno e raggiungere la metropolitana e' 

un'impresa impossibile, decido cosi' di chiamare un taxi ma le linee sono tutte 

occupate sicuramente per via del maltempo, dormire in albergo non se ne parla, 

passare una notte qui equivale a spendere mezzo del mio stipendio, l'unica cosa che 

posso fare e' andare a piedi, forse se cammino sotto i balconi e con il mio piccolo 

ombrello riusciro' a raggiungere la metro...

Sono quasi le due di notte in giro non c'e' anima viva, i lampi illuminano il cielo 

accompagnati dal boato dei tuoni io mi prendo di coraggio e mi incammino....

Sono talmente concentrata a guardare dove metto i piedi da non rendermi conto della 

macchina che sta venendo e succede tutto in fretta, i fari che mi abbagliano io che mi 

sposto ritrovandomi a terra completamente inzuppata d'acqua...

Qualcuno si avvicina ma non riesco a capire chi sia, sento il braccio che mi brucia segno 

che mi sono fatta male..

< Est-ce que la dame va bien?> Signora sta bene?

Lo sconosciuto mi aiuta ad alzarmi e proprio in quel momento un lampo illumina il cielo

 permettendomi cosi' di vedere chi ho di fronte e rimango sbalordita..

< Elena!>

Dio quant'e' bello bagnato dalla pioggia < Francise!>

siamo entrambi bagnati fradici...

< Elena ma che diavolo ci fai in piena notte con questa pioggia per strada? Sai che 

potevo metterti sotto con la macchina? Dove diamine hai la testa?>

E' furioso e sembra pure preoccupato ma non credo a niente di tutto questo visto gli 

ultimi eventi

< Potrei dire lo stesso di te, io almeno ho la scusante del lavoro ma tu con questo 

maltempo dovresti gia' essere sotto le lenzuola del tuo bel letto!>

L'acqua continua a scendere imperterrita su di noi ma e' come se non ci colpisse, 

Francise sembra ancora piu' furioso

< Ho dimenticato il telefonino, mi hanno chiamato e sono ritornato per prenderlo non 

potevo aspettare domani!>

< OK! Ora sto bene puoi benissimo andare!>

< Tu sei impazzita! Ti sei fatta male?>

< Vattene Francise!>

Ora sono io a non volerlo tra i piedi, sembra innervosito

< Ti accompagno a casa!>

Non se ne parla per niente lui deve stare lontano da me e non ho bisogno di lui per 

tornare a casa

< Ti ringrazio ma preferisco di No!>

fa una smorfia avvicinando il suo sguardo al mio, sento il suo fiato 

addosso

< Forse non sono stato chiaro.. il mio e' un ordine... sali in quella cazzo di macchina!>

ma chi si crede d'essere <No>

mi sposto cercando di andare ma mi blocca per il braccio che mi fa male < Ahia!>

< Scusa! Elena non farmi arrabbiare e non costringermi a prenderti con la forza... sali in 

macchina!>

< Francise> mi interrompe < Sali!>

Non l'ho mai visto cosi' e devo ammettere che per la prima volta preferisco non 

contraddirlo cosi' salgo..

Sono completamente bagnata e sento freddo, Francise e' andato a recuperare il 

telefonino e per fortuna ha lasciato il riscaldamento acceso, ha una macchina stupenda 

e nemmeno in un'altra vita potrei permettermela..

Dopo 10 minuti lo vedo salire in macchina, sembra meno nervoso ma io evito di 

rivolgergli la parola non ho per nulla dimenticato i suoi modi degli ultimi giorni.

Una volta messo a moto la macchina e lui a togliere il silenzio

< Dove abiti?>

Gli do la via e da quel momento entrambi evitiamo di guardarci ognuno immerso nei 

propri pensieri, lui e' concentrato a guidare ed io a guardare fuori dal finestrino, la 

pioggia e' sempre piu' forte e fitta e guidare e' davvero difficile e solo ora mi rendo 

conto di come sarebbe stato difficile tornare a casa da sola..

Ogni tanto noto con la coda dell'occhio che lui mi guarda ma cerco di essere indifferente

 e voglio solo che mi lasci a casa e non provare piu' le emozioni che sento in questo 

momento standogli accanto...

Stiamo quasi per arrivare ma qualcosa blocca la strada, si vedono uomini con le tute 

indaffarati a togliere qualcosa ma e' troppo difficile capire di cosa si tratti cosi' Francise 

si avvicina fin dove puo' , c'e' un signore cosi' abbassa il finestrino e inizia a chiedere 

qualcosa in francese ma e' troppo veloce il modo come lo fa che non riesco a capire 

bene e una volta che finiscono si gira verso di me, sembra dispiaciuto

< Elena la strada e' bloccata e non possiamo andare oltre!>

< E come vado a casa? Non c'e' un'altra strada per arrivarci?>

< Mi spiace questa e' l'unica strada che porta da te e ci vuole tutta la notte prima che la liberino!>

Appoggio la testa sullo schienale del sedile, chiudo gli occhi sembra non finire mai 

questa giornata sembra un incubo... e lo e' ancora di piu' quando sento pronunciare da

 Francise..

< Verrai da me questa notte!>

sgrano gli occhi < non se ne parla, riportami in albergo!>

Vedo quei suoi occhi blu fissarmi e la sua mandibola muoversi come solo lui sa fare 

qunt'e' nervoso

< Elena non fare la bambina, hai visto tu stessa com'e' difficile camminare in strada con 

questo temporale e tornare indietro sarebbe un suicidio e poi siamo piu' vicini al mio 

edificio che all'albergo..>

Non ha tutti i torti e sono troppo stanca ed infreddolita per fare discussione cosi' mi 

convinco e cedo

< Va bene Francise!>

lo vedo sorridere...quant'e' bello!

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