CAPITOLO 33

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Non ho voglia ne di prendere il taxi e neppure di ritornare a casa, cosi' inizio a camminare, ho bisogno di schiarirmi le idee, di controllare tutte l'emozioni che mi stanno attraversando in questo momento. Trovo una

panchina libera di fronte un parco giochi, vedo i bambini sorridenti e spensierati giocare e l'invidio perche' vorrei avere la loro stessa spensieratezza e no tutta quest'amarezza che mi affligge, Penso al mio bambino e a

tutte le volte che per la festa del papa' aveva Federico accanto a ricoprire quella mancanza mentre Mauro era da qualche parte del mondo a svolgere i suoi affari loschi. Come faro'a farlo rientrare nella sua vita?

Come spieghero' tutto questo alla mia famiglia? Alla sua? E soprattutto come potro' farlo senza che nessuno sappia chi sia lui veramente? Penso a Federico che per cinque anni non mi ha mai abbandonata e non ha

mai creduto alla sua morte senza smettere mai di indagare. Come potrei nascondergli una cosa del genere? Ma so anche che nel momento in cui venisse a scoprire la verita' non ci penserebbe due volte ad arrestarlo

.... Oddio che caos!

E poi penso a Francise, l'uomo che amo piu' di tutto dopo mio figlio, colui che mi ha fatto ritornare a vivere e a sperare nell'amore e ad una vita migliore ed io l'ho deluso con il mio comportamento, non si fidera' piu'

di me dopo cio' che e' successo ieri sera, non mi credera' piu'...

Dopo quel bacio pensera' che l'abbia tradito e tramato alle sue spalle e questo non posso permetterlo perche' non e' cosi', deve sapere la verita' almeno lui e fargli capire che anch'io ero ignara di tutto.

Smetto di autocommiserarmi e cosi' decido di prendere un taxi e andare da lui, dovra' ascoltarmi e perdonarmi...

Mi ritrovo nella hall del palazzo Dupont, non smettero' mai di sorprendermi della bellezza di questo posto, le ragazze mi riconoscono mi danno un pass e con un sorriso mi lasciano salire nell'ascensore.

Sembra non arrivare mai e quando sento il bip dell'arrivo il cuore inizia a battere cosi' forte da averne paura, cerco di mantenere la calma e una volta nel corridoio mi accorgo che all'ingresso non c'e' nessuno cosi'

conoscendo la strada vado dritta nell'ufficio di Francise e una volta davanti mi faccio prendere dal panico, solo per un istante vorrei andarmene ma poi esco fuori tutto il mio coraggio e busso.

Non mi risponde nessuno e riprovo di nuovo senza nessuna risposta cosi' decido di aprirla scoprendo che dentro non c'e' nessuno, la scrivania e' tutta in ordine, nulla fuoriposto, nulla che possa far pensare alla sua

presenza.

Sicuramente sara' in qualche riunione cosi' mi dirigo nella sala conferenze ma anche li' non c'e' nessuno, cosa strana che nemmeno mia cognata e' nel suo ufficio decido cosi' di chiamarla ma una voce mi blocca..

< Madame Elena> e' l'addetto alla sicurezza

< Bonjour Monsieur Dupont n'est-il pas la'?> Buongiorno il signor Dupont non c'e'?

< Non il est parti ce matin et n'a pas dit quand il reviendra!> No e' partito stamattina e non ha detto quando ritornera'.

< Savez-vous ou' il est alle'?> Sa dov'e' andato?

< Je suis desole' qu'elle n'ait rien dit sur son vojage je ne peux pas t'aider!> Mi dispiace non ha detto nulla del suo viaggio, non posso aiutarla.

< Merci> grazie

Il mio cuore si e' spezzato per la seconda volta, devo sapere assolutamente dov'e' andato e l'unica che sa tutto di lui e' mia cognata , cosi' la chiamo e dopo diversi squilli finalmente risponde.

TU SEI LA MIA RINASCITALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora