Capitolo 6°

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Alle prime luci del sesto giorno, quando il campanile segnava già la sesta ora del mattino, Simon si risvegliò dal lungo sonno. L'intenso odore di tabacco e quello forte dell' alcol intriso sugli abiti e le lenzuola gli diedero per qualche istante una sensazione di nausea ma era la testa più di tutto a dolergli.

Si voltò verso destra ed osservata la donna rannicchiata ancora addormentata a pancia in giù, si alzò facendo attenzione a non svegliarla poi lasciatele delle monete sul comodino afferrò la giubba e con passo felpato si riversò fuori la porta. L'aria malsana che si respirava certamente gli diede disgusto ma mai quanto l'immagine di sé stesso riflesso ad uno specchio posto lungo la parete corta.

Scese le scale, ancora facendo pressione sulla gamba sana e quando arrivò alla fine di essa sfiorò la spalla notando tuttavia delle macchie di sangue fresco. Sbuffò. Poi trascinandosi in strada meditò sul da farsi. In quello stato certamente non avrebbe potuto farsi vedere da suo padre quindi pensò che fosse cosa buona e giusta quella di passare dal vecchio cerusico del paese.

Certo l'ora non era tarda ma immaginò che qualcuno avrebbe trovato disposto ad aiutarlo. Cercò di darsi un contegno poi adagio adagio si portò verso la casa del Dottor Monfort a circa venti minuti di cammino in carrozza.

A differenza del suo Sontuoso Palazzo, il Barone, faceva studio in un piccolo appartamento al centro della piazza. Posto verso il lato destro della fontana, questi era situato in una piccola palazzina di pietra chiara. composta di soli due piani. Al pian terreno il Dottore riceveva i suoi pazienti ma a quello superiore, conduceva quotidianamente, studi scientifici e per tanto spesso si rintanava in quelle stanze anche in orari insoliti e questo era cosa assai risaputa in paese. E quando dalla strada intravide la luce di una candela illuminare l'intero appartamento si compiacque con sè stesso per l'ottima pensata.

Ordinò al cocchiere di fermarsi e con un balzò, poco agile, saltò fuori e in meno di qualche secondo la sua mano si ritrovò con decisione a battere il batacchio.

"Prego! Avanti!" Sentì provenire dall'interno e con non poco imbarazzo tenendo la spalla immobile con una mano si fece coraggio.

"Buongiorno" Disse a sua volta mentre entrando da una porta di legno attraversò un piccolo ingresso nudo. Non vedendo il Dottore si guardò intorno: poche sedie erano disposte disordinatamente lungo la parete spoglia che conduceva ad un'ulteriore stanza.

"Buongiorno Dottore" disse ancora avanzando verso quella stanza ma grande fu la sorpresa quando entrando non trovò il vecchio Andrea Montfort ma una giovane fanciulla che vestita di abiti sobri,chiari, si precipitò ad aiutarlo.

"Oh vostra Grazia.. venga, si accomodi!" Gli ripetè andando in suo soccorso e fu in quell' esatto istante che lui capì e ricordò. Rimase in silenzio quando si rese conto che quella giovane donna era la ragazza del giardino. La guardò e la lasciò fare poi rompendo quell'idillio perfetto si ricompose.

"Chiedo scusa. Cercavo il Barone, il Dottor Monfort."

"Il dottor Monfort è mio padre Sir e dovrebbe tornare non prima di qualche ora,posso esserle d'aiuto? " Gli rispose mentre stringendo le mani l'una nell'altra rimase in silenzio in attesa di un suo cenno.
"È la ferita..non..capisco.." lo disse così.. quasi in maniera poco spontanea, quasi come fosse stato forzato dagli eventi e quella di tutta risposta lo guardò con la coda dell'occhio poi senza scomporsi minimamente gli ordinò di levarsi la camicia e lui così fece. Sfacciato, senza ritegno alcuno, lo fece lentamente, volendosi gustare lo sguardo della fanciulla che a dispetto suo, non gli diede soddisfazione alcuna, anzi, non appena rimase a dorso nudo e la fascia venne recisa, afferrando una garza imbevuta di quell'impacco, senza avvisarlo, lo passò direttamente sulla zona sussurrando a sua volta.

I Custodi Della BellezzaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora