Il Marchese di Hassex era un uomo tutto d'un pezzo. Alto, con le spalle larghe, gli occhi del colore del cielo ed una presenza ingombrante.
Famoso per la capacità di osservare senza essere osservato, era diventato una figura quasi leggendaria nei salotti politici e nei circoli militari.
Parlava poco, ascoltava molto, e quando interveniva lo faceva in modo sentenzioso poiché non lasciava spazio a repliche.
Padre di otto figli, aveva sistemato i propri rampolli tutti con la stessa cura strategica con cui avrebbe disposto le trupppe su un campo di battaglia. I maschi erano stati avviati alla carriera militare o diplomatica; le femmine, educate nelle migliori istituzioni ed avevano contratto matrimoni vantaggiosi che rafforzavano la rete di alleanze del casato.
Ogni unione, ogni scelta, ogni passo era stato ponderato con lucidità e freddezza.
Nobile, appartenente all'Anciem Régime aveva costruito la sua forte reputazione con sacrificio ed impegno e non aveva mai immaginato nessun'altra vita al di fuori di quella che si era costruito.
L’amore per la Corona era radicato in lui. Non un sentimento romantico, ma una fedeltà assoluta ecco perché con l'arrivo del Generale crebbe in lui un senso di odio e inquietudine. Per il Marchese, l’Imperatore francese non era altro che un usurpatore: la personificazione della sovversione dell’ordine naturale delle cose, la minaccia più grave che il Paese avesse mai conosciuto.
Ogni vittoria napoleonica era per lui un affronto personale, un colpo inferto alla civiltà che aveva giurato di difendere. Quella civiltà che solo la monarchia poteva contemplare poiché rappresentava stabilità, continuità: tutto ciò che aveva dato senso alla sua vita e alla sua carriera.
Fu con quello stesso spirito che aveva concordato il matrimonio della sua ultimogenita, Camille. Era la figlia avuta nella vecchiaia, l’unica che avesse risvegliato in lui un affetto diverso, più tenero.
Forse perché gli ricordava la sua seconda moglie, una duchessa che aveva tanto amato quanto rispettato profondamente.
Una donna di ghiaccio e disciplina, che le aveva lasciato in eredità una bambina che portava impressi i suoi tratti tedeschi: i capelli biondi, gli occhi chiari e penetranti, la pelle bianca avorio.
Camilla era cresciuta come un fiore raro. Educata, controllata, impeccabile. Eppure, sotto quella perfezione, il Marchese aveva sempre percepito una scintilla di indipendenza che lo inquietava e lo affascinava al contempo.
Il matrimonio con i De Bourienne era stato pensato come una mossa magistrale sulla scacchiera politica. Una famiglia influente, ricca, con legami solidi sia in Francia che in Inghilterra.
Un’alleanza che avrebbe rafforzato il casato degli Hassex in un momento storico in cui ogni passo falso poteva essere fatale. Entrambe le famiglie avevano accolto l’accordo con entusiasmo: era un’unione vantaggiosa per entrambe le casate poiché perfettamente equilibrata.
Tutto sembrava procedere secondo i piani.
Eppure, nel profondo del Marchese, qualcosa iniziava a muoversi.
Un’inquietudine sottile, un presagio che non riusciva a ignorare. Perché, sebbene il matrimonio fosse politicamente impeccabile, il nome dei De Bourienne portava negli ultimi tempi con sé un’ombra.
Un sospetto.
Una sensazione che era diventata ancora più fondato quando nel cuore dall'autunno aveva sentito di voci sul suo futuro genero e di una donna appartenente a quella nobiltà che lui non poteva accettare. Ma pensò che potesse essere solamente una distrazione e per tanto non diede peso al chiacchiericcio.
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I Custodi Della Bellezza
Ficção HistóricaSi era alzato il vento quella mattina. Si era alzato indomito e sulla sua scia aveva incontrato le anime di due giovani così tanto diversi ma decisamente uguali. Li aveva sfiorati, accarezzati e condotti l'uno tra le braccia dell'altro. Non si erano...
