Il calar delle tenebre avvolse interamente Simon, che per tutta la notte era rimasto seduto alla sua scrivania, all' ombra di un'unica candela tremolante, che scandiva lento lo scorrere del tempo.
Aveva contato le ore che lo separavano dall'alba con un solo pensiero fisso. La situazione appariva paradossale, non avrebbe mai potuto immaginare che un sentimento così puro come l'amore avrebbe potuto diventare addirittura una questione di stato.
E più le ore venivano segnate da un vecchio pendolo posto su una madia sulla parete corta della stanza, più si convinceva che avrebbe dovuto mettere in guarda Sophie e avrebbe dovuto farlo di persona perché in quel clima anche una lettera sarebbe potuta divenire strumento nelle mani sbagliate.
Quando il sole baciò le prime montagne sull'altopiano in lontananza, serrò le mani sulle redini e, con un colpo di tallone, lanciò il cavallo al trotto verso il centro. La luce che vide attraverso la finestra pensò fosse il suo lasciapassare ma quando varcò la soglia dello studiolo non trovò nessun altro se non un ragazzetto lentigginoso.
Non c'era.
E non era nemmeno nella biblioteca, in Accademia, dalla modista, e nessun altro luogo a tiro.
Gli ci vollero esattamente due ore per capire dove fosse.
Si strinse più forte nel soprabito e a dorso del suo Fulmine corse fuori della città. Il vento freddo di quella giornata di inizio novembre gli tagliò il viso ma il suo stato d'animo era così speranzoso che incurante cavalcò per buoni quaranta minuti.
L'autunno ormai stava lasciando il passo all'inverno. Gli alberi infatti avevano quasi del tutto perso le foglie e quell'incantato posto nel quale i due giovani spesso sinerano incontrati aveva assunto un aspetto triste e tetro.
Scese da cavallo e dopo aver legato il destriero ad un vecchio tronco di una imponente sequoia, iniziò a guardarsi tutto attorno. Sophie sembrava non essere neppure lì e Simòn avvertì in quell'esatto istante un senso di frustrazione e tristezza.
Fece ancora qualche passo in direzione del fiume ma il forte rumore del passaggio dell'acqua sembrò dargli l'ispirazione non vedendo delinearsi la sua figura; per tanto continuò fino a raggiungere una vecchia conca sita a qualche metro più in avanti.
Si trattava di una vecchia cava in pietra che l'acqua aveva scavato nel corso degli anni, trasformandola in una sorta di conca naturale dove il fiume rallentava, ribollendo appena prima di riprendere la sua corsa. Lì, tra le rocce levigate e l’odore umido di muschio, Simon la vide.
Era seduta su un grosso sasso, le ginocchia raccolte al petto, il mantello scuro che il vento
sollevava a tratti. Non si voltò subito: sembrava assorta, quasi ipnotizzata dal vortice dell’acqua che si infrangeva contro le pareti di pietra.
Per un istante, Simon rimase immobile.
Tutta la notte trascorsa in veglia, la corsa disperata attraverso la città ed ora tutto gli parve sospeso, come se il mondo intero trattenesse il fiato in attesa di risvolti.
Poi fece un passo avanti.
Il rumore lieve dei suoi stivali sulla ghiaia bastò a farla sobbalzare. Sophie si voltò di scatto, e nei suoi occhi Simon colse qualcosa che non aveva mai visto prima: non paura, non sorpresa… ma una consapevolezza nuova, quasi dolorosa.
Nel vederlo la fanciulla non trattenne più il fiato, come un fiume in piena lasciò che le emozioni prendessero il sopravvento : "mio signore" mormorò la fanciulla mentre lacrime presero a scorrere il viso. Allora il giovane accorciando le distanze tra di loro, non controllando più i suoi movimenti, l'avvolse in un caldo abbraccio.
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I Custodi Della Bellezza
Fiksi SejarahSi era alzato il vento quella mattina. Si era alzato indomito e sulla sua scia aveva incontrato le anime di due giovani così tanto diversi ma decisamente uguali. Li aveva sfiorati, accarezzati e condotti l'uno tra le braccia dell'altro. Non si erano...
