Capitolo 25

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Quella notte pensò di non rientrare a casa. La tensione causata dalla lettera, l'imbarazzo di aver lasciato la cena troppo presto ma anche la chiacchierata col Barone avevano generato in lui l'esigenza di calore. Un posto sicuro. Ragion per cui chiese a Gerard di accompagnarlo in Accademia.

Tutto sommato era stata una giornata carica di avvenimenti non tutti negativi e questo gli parve sufficiente per nutrirsi di speranza.

Pensò che appena avesse potuto quel posto sarebbe diventato casa per tante persone. Immaginò anche di poter aprire le porte ai più piccoli così da aiutarli ad istruirsi e formarsi.

Nonostante il buio ed il silenzio del Palazzo sentiva che la rabbia stava lasciando il posto a sentimenti più puri. Fece pochi passi nel corridoio del pian terreno con un portacandele tra le mani e facendosi strada accese delle candele sui torcieri posti verso la parete del suo ufficio.

L'eco vuoto delle stanze gli ricordava che in quella battaglia era solo e solo nell'amore per Sophie trovava la forza per perseverare.

Si sedette così alla scrivania e per lungo tempo osservò il volto di sua madre nel ritratto. In qualche modo sentiva il bisogno di sentirla più vicino. Estrasse dal taschino il medaglione e passò le mani sull' incisione.

"Non è follia, è amore" lesee a bassa voce.

"Non è...follia, - ripeté per convincersene.

"follia..."

La parola gli morì sulle labbra. Rimase immobile e fu allora che un pensiero gli attraversò la mente.

Un'intuizione.
Non vi erano contorni, nè forme o voce.
Solo un pensiero.

Alzò lo sguardo verso il ritratto come a cercare un assenso dunque estrasse la pennapiuma ed impugnando la carta buttò giù poche parole.

Poche righe ma sufficienti a fargli cambiare il ritmo del respiro.

Alle prime luci dell'alba si ridestò da quella lunga notte. Tutto era ancora nebuloso ma doveva rimettersi in sesto poiché a quel Consiglio, con o senza invito avrebbe presenziato, ragion per cui qualche ora più tardi una carrozza si fermò innanzi alla sede del Consiglio.

Aveva abitato quelle aule così tante volte da non ricordare più nemmeno il numero. Eppure quella mattina gli apparve tutto nuovo.

Il Gran Consiglio si svolgeva nell'aula magna sita al primo piano di quel maestoso edificio. Si trattava di un imponente opera a forma circolare, composta da un doppio anello. Nella parte superiore segnata dalle balaustre di marmo bianco vi era la zona fredda.

In quella parte di spazio i posti erano assegnati ai nobili non di spicco, i prelati, gente convocata, giornalisti. Scendendo al piano inferiore invece il pavimento era arricchito da infiniti tappeti pregiati. Qui posto al centro della sala un enorme tavolo a cui sedevano il presidente, il vice presidente e i membri della commissione.

Intorno al tavolo scranni e sedute per tutta la nobiltà attiva.

Enormi colonne di marmo dividevano le zone di confine.

Avanzò con passo fiero. Si diresse all'entrata ma subito una guardia gli sbarrò la strada.

"Vostra Grazia, non siete state convocato."

"Eppure sono qui," ripeté facendosi largo tra i soldati. Ipotizzò che il tentativo fosse arduo ma quelli conoscendolo non opposero resistenza.

Una volta all'interno, optò per un ingresso che non passasse in osservato per tanto preferì camminare al centro della sala sotto gli occhi dei nobili che subito presero a mormorare.

I Custodi Della BellezzaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora