Epilogo

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La sera del 23 dicembre, quando le porte dell'Accademia si spalancarono per la prima volta, Palazzo De bourienne tornò agli antichi splendori.

Le lanterne, poste in ogni dove, riflettevano bagliori dorati sulle colonne e il nome inciso sulla targa — Accademia Caroline J. Christine d'Armagnac — brillava come una promessa. 

Quell'istituzione, nata dal dolore e dalla visione di Simon, diventava finalmente un faro per tutti quei giovani artisti che non avevano mai avuto un luogo dove sentirsi vivi.

Visibilmente emozionato stazionava l'entrata e da rispettabile padrone di casa qual'era salutava gli ospiti che lentamente iniziavano ad affollare la sala. Accanto, con sguardo fiero, suo padre, il Duca, aveva trovato il coraggio di partecipare nuovamente ad un evento mondano per la gioia di quel figlio che amava così tanto.

La sala di rappresentanza era stata sistemata con grande attenzione.

Era stata Sophie che aveva suggerito di dedicare più stanze all'esposizione dei quadri e quando lui  le chiese di poter usare tutte le sue opere per l'inaugurazione lei quasi non riuscì a crederci.

Nelle stanze più luminose avevano collocato i corsi di pittura dal vivo, mentre in quelle più appartate le lezioni di musica, così che i musici potessero esercitarsi in totale libertà. Vi erano poi le aule dedicate alla filosofia, alla letteratura, alla poesia e alle scienze.

Ad un tratto il valletto, sfiorò più volte con il bastone  il pavimento e fu allora che annunciò l'arrivo dei Baroni Monfort.

Simon fece un passo in avanti ed allungandosi verso la fanciulla prese la sua mano poi, sfiorandola con le labbra, la guardò dritta negli occhi.

"Buonasera, Vostra Grazia"

Lui la osservò come se non l'avesse mai vista prima. Era bellissima nel suo abito rosso che le segnava perfettamente il fisico risaltandone le forme.

"Ho contato le ore che ci separavano" disse l'uomo e tirandola a sé la condusse al centro della sala.

Tutti si girarono a guardarli. 

Erano bellissimi e ad un tratto un violinista d'istinto intonò la più dolce delle melodie.

Simon sorrise s'inchinò e la condusse con leggiadria in una danza poetica. Volteggiavano liberi, sereni e nessuno poteva far altro che ammirarli. Tutto quello che era intorno a loro era merito del loro lavoro e quella finalmente era la loro serata.

Per un istante il silenzio fu totale. Poi gli applausi esplosero, caldi, sinceri, quasi liberatori. 

Simon allora prese un bicchiere da un vassoio d'argento di passaggio e lo elevò al cielo.

Il cristallo del calice tremò appena tra le dita di Simon, non per incertezza, ma per l'intensità del momento.  La sala si quietò di nuovo, come se ogni respiro attendesse il suo.

"Questa Accademia" disse, la voce ferma ma velata di commozione, "non è soltanto un edificio. È una promessa mantenuta, un debito d'amore, un ponte tra ciò che abbiamo perduto e ciò che possiamo ancora creare."

Gli sguardi si posarono sulla targa dorata all'ingresso, e un silenzioso rispetto attraversò la folla.

"A mia madre," continuò, "che ha creduto nell'arte come nella più alta forma di libertà. A tutti coloro che, come lei, hanno sognato un luogo dove il talento non fosse un lusso, ma un diritto. E a voi, che oggi rendete vivo questo sogno."

Sophie, poco distante, sentì un nodo sciogliersi nel petto. Il Duca, suo padre, chinò appena il capo, orgoglioso come non lo era stato da anni.

"Brindiamo" concluse Simon sollevando il calice, "alla bellezza che salva il mondo, alla passione che unisce, e a questa nuova casa che da oggi appartiene a tutti noi."

I Custodi Della BellezzaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora