Quello che c'era da sempre stato tra Simon e Camille era qualcosa che andava oltre la ragionevole comprensione umana. Sin da quand'erano ragazzini, tra i due, si era instaurato un sodalizio di difficile comprensione. Lui l'aveva più volte salvata da relazioni tossiche. Lei gli aveva impedito di avvicinare orde di madri che cercavano di rifilargli matrimoni a cui lui non era assolutamente interessato.
Non c'era amore.
Non c'era mai stato.
Ma il rispetto quello sì, non era mai venuto a mancare e pertanto l'uno si beava della compagnia dell'altro e agli occhi della gente, la loro, appariva, a tutti gli effetti una relazione stabile e duratura.
Allontanandosi dalla sala da ballo la Marchesa gli strinse con la mano più forte il braccio scolpito e lui celermente la condusse lontano da occhi indiscreti. Invero non fecero molti passi prima che le loro bocche fossero l'una sull'altra e che avidamente i loro corpi si cercassero più intimamente.
"Ti voglio" gli sussurrò ad un orecchio. E nel percepire quel calore la sua virilità esplose visibilmente. La strinse tra le sue possenti braccia facendo aderire completamente la schiena al suo petto. Una stretta forte, vigorosa a cui seguì una carezza delicata col dorso della mano che non si arrestò al viso ma anzi, non trovando resistenza alcuna, si avventò lungo le linee del collo fino a raggiungere il corpetto decisamente troppo aderente.
Al contatto con la pelle più calda un fremito lussurioso lo spinse ad accarezzarla con ancora più ardore. Improvvisò così dei movimenti sensuali, circolari e come una piuma in balia del vento, le dita, andarono prima su e poi giù, ed ancora giù e poi su dal collo ai seni. Ripetè quel gesto più e più volte fin quando senza alcuna forzatura, oltrepassò l'esatto confine del pudore e a quella piacevole sensazione la Contessa gemette. Lui la fece voltare cercando come un pazzo le sue labbra già pronte e lei ansimò nuovamente.
Potendo percepire che il desiderio aumentava man mano di intensità la sua voce divenne improvvisamente voluttuosa.
"Ti ho mai detto quanto mi faccia impazzire il tuo collo ?" e subito umettando le labbra queste ubbidendo ad un istinto primordiale si posarono sull'oggetto del desiderio. Ne posò prima un bacio soffice, pregno di passione poi dischiuse le labbra lo sfiorò con la punta della lingua.
"No" Rispose lei sibilando e stringendo con ancor più forza gli occhi cedette alla sua gamba allargando di poco le sue. Quel poco in più che gli diede lo giusto slancio per sollevarla. Le fece scivolare una mano attorno alla vita e una sotto l'incavo delle ginocchia. La condusse dunque al centro della stanza e la stese su un sontuoso letto a baldacchino poi portandosi sul suo corpo, ancora fin troppo vestito, prese ad amarla con tutto sé stesso.
"Oh perdonatemi, non sapevo.. io non sapevo che questa stanza fosse già impegnata!" Esordì la giovane che rannicchiata in un angolo della camera, poco illuminata, fece un balzò in avanti non appena si accorse della loro presenza, e tale fu lo spavento che inavvertitamente fece cadere anche un antico vaso posto sul mobile che aveva di fianco.
"Sophie!" Urlò di tutta risposta Simon nel vederla e mortificato tentò di darsi un contegno.
"Oh Vostra Grazia, davvero sono costernata io..io non credevo che..che.."
Nel vederla così inibita il giovane le si avvicinò a grandi passi, riducendo di molto lo spazio tra di loro e muovendo le mani di fronte al suo volto le agitò, volendola in qualche modo calmare il suo animo, sebbene, il suo volto purpureo non facilitava il compito.
"Tranquilla. Non avremmo dovuto essere qui noi." poi rivgendosi ad una sfacciata Camille, le intimò di rivestirsi. "Sicuro che la Vostra amica, non voglia unirsi a noi?"
"Per l'amor di Dio, Camille, rivestitevi." le disse mentre approfittando di quell' attimo di disattenzione non si accorse che Sophie era corsa fuori dalla stanza.
Lo capì solo quando la porta si richiuse fin troppo rumorosamente alle loro spalle.
Sì sedette dunque, miseramente, accanto alla donna che impassibile, ancora supina, aveva già intuito quale fosse la ragione di quello stato d'animo di un Simòn furente.
Era inevitabile: lo conosceva fin troppo bene.
Anche quella di Sophie era furia ma di tutt'altro genere. Arrabbiata corse per tutto il corridoio più veloce che potè, tanto che si scontrò contro il petto del giovane Antonin che nel vederla così sconvolta, appoggiò le mani sulle sue spalle, cercando di capire cosa le fosse accaduto.
"Va tutto bene, Sophie?"
"Oh sì."
"Bene, bene" Poi riprese fiato scuotendo appena la testa. Addolcì il viso e passando le mani sulla gonna sgualcita con una scusa l'oltrepassò.
Fece ancora qualche passo tra gli invitati poi si avvicinò ad un'ampia terrazza e subito ne approfittò per prendere una boccata d'aria.
"Che sciocca! Gli sarò sembrata una stupida!" Disse tra sé mentre con le mani poggiate sul parapetto di marmo issò lo sguardo verso l'alto. "Ho anche perso il mio libro ". Sbuffò nello stesso istante in cui una folata di vento moderata le accarezzò il viso. Non vi erano nuvole quella sera e per questa ragione, il cielo era particolarmente pulito, così tanto che il solo candido bagliore della luna riusciva perfettamente ad illuminare una intera parte della terrazza, tanto che lo stesso Simòn, non soffrì molto nell'individuare la sagoma della fanciulla in penombra.
"Avete perso questo, madamigella" disse l'uomo porgendole il piccolo manoscritto.
"Grazie " sussurrò non proferendo più alcuna parola. Rimasero così nella quiete per almeno due lunghissimi ed interminabili minuti poi non distogliendo lo sguardo dalle stelle riprese: "Ma tu chi sei che avanzando nel buio della notte inciampi nei miei più segreti pensieri"
"Come ?" Disse Sophie volgendo lo sguardo verso lui che senza scomporsi continuò:
"Atto II, Scena II..romeo e Giulietta, il Vostro libro. " A quelle parole si domandò perché facesse tutto quello quindi non riuscendo a trattenere la lingua disse:
"Davvero non è necessario tutto questo, Vostra Grazia, non era mia intenzione rovinare la vostra serata.Vi prego portate le mie scuse alla vostra fidanzata."
E lui trattenendo a stento una risata, come, se non avesse udito alcuna parola, allargò la bocca divertito.
"Si può sapere cos 'è che vi fa così ridere?Mi trovate forse goffa? O è forse il mio imbarazzo? Replicò seccata.
"No, a dire il vero nulla di tutto ciò. Mi domandavo solo che razza di serata fosse questa."
"Cosa intendete dire, Vostra Grazia?"
"Sì, che razza di festa è mai questa se una fanciulla sente la necessità di nascondersi."
Di fronte a quella ovvietà alzò le spalle ed arricciò il naso.
"Una noiosa, immagino."
"E dite cosa potremmo fare affinché sia più divertente?"
"Temo sia stata già sufficientemente movimentata" Risero. Entrambi con una complicità che a nessuno sarebbe sfuggita in quel momento.q
"È che adoro leggere. Non mi stancherei mai di farlo.." Disse.
"E poi non c'è nessuno di interessante!" continuò candidamente sotto lo sguardo stupito di Simòn che non ebbe nemmeno il tempo di aprir bocca che ella lo anticipò<Eccetto Voi, naturalmente. Mio padre continua a trascinarmi a queste stupide feste sperando che io scelga un pretendente ma io vorrei solo vivere tra i miei studi".
Lui rise muovendo il capo diverito dal tono che aveva usato. La sua ingenuità, la sua dolcezza era disarmante.
"Dunque amate l'arte?"
"Assolutamonte, in ogni sua forma. La scrittura,la pittura ma non disdegno neppure la musica benchè io non abbia più il mio pianoforte ." Ma su quest'ultima espressione trasalì fosse aveva detto troppo.
"Interessante"
"Sarebbe bello se anche noi donne potessimo avere più nozioni".
"Dite?"
"Pensate sia una idea sciocca?
"Affatto"
"Credo siate il solo a pensarlo." lo disse con un tono così malinconico che Simòn non potè non notarlo. Voltò il viso in sua direzione e la osservò. Quei pochi istanti gli sembrarono eterni così lunghi che studiò ogni suo movimento poi aggiunse "Siete una donna saggia"
"Lo so. " poi ancora esitando
"Posso rivelarvi un segreto?"
"Ne sarei onorato" concluse. La guardò agitarsi. Lo aveva capito perché non smetteva di torturarsi le labbra fin quando improvvisamente negli occhi un bagliore le accese il sorriso e prendendo coraggio si voltò a guardarlo. Era la prima volta che lo faceva in maniera così naturale e subito lui ne intuì la felicità.
"Non esco mai di casa senza un libro. Così se mi annoio posso portare la mia mente in altri mondi" Nell'udire quelle parole non disse nulla. Alcuna parola uscì dalle sue labbra ma solo alla bocca dello stomaco sentì qualcosa di leggero, inaspettato, insolito. "Vi prego non giudicatemi male " fu solo allora che prendendo nuovamente parola farfugliò tre semplici parole "Non potrei mai" erano state dettate dal cuore e lei dovette percepirlo, poiché abbassò lo sguardo e si morse di nuovo il labbro inferiore. La guardò, lo fece ancora un pò poi avvicinandosi più a lei un improvviso desiderio di baciarla s'impossessò del suo cuore.
"Simon, Simon dove sei?"
"Perdonatemi madame, ma io.."
Si fermò, sospirò: "io.. debbo andare".
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I Custodi Della Bellezza
Historical FictionSi era alzato il vento quella mattina. Si era alzato indomito e sulla sua scia aveva incontrato le anime di due giovani così tanto diversi ma decisamente uguali. Li aveva sfiorati, accarezzati e condotti l'uno tra le braccia dell'altro. Non si erano...
