Allo scadere del secondo giorno il Marchese di Hassex iniziò a srotolare il piano che aveva delineato nella sua mente. Sapeva bene che in tre giorni nulla poteva variare e pertanto s'era dato un momento per convocare il consiglio dei nobili.
In quel tempo avrebbe potuto misurare le reazioni, capire chi avrebbe tentato di ostacolarlo e chi, invece, avrebbe colto l'occasione per rafforzare la propria posizione.
Scrisse e convocò i ducentonovanta deputati all'indomani ma evitò accuratamente i De bourienne ed anche gli Armagnac poiché aveva timore di una fuga di notizie che avrebbero compromesso la questione.
L'ordine del giorno era chiaro e preciso: il caso De bourienne.
Contestualmente Simon aveva ipotizzato che l'unica maniera di poter sistemare le cose era che queste procedessero nella maniera più naturale possibile.
La Nobiltà Imperiale, a differenza di quella dell'Ancien Régime, non si scandalizzava più per matrimoni che un tempo sarebbero stati definiti "misti". Lo stesso Generale infatti aveva sposato in prime nozze una donna non di sangue reale, appartenente alla piccola nobiltà e per tanto non di alto lignaggio. Pensò bene che se avesse parlato con qualcuno di quel mondo, che conoscesse le loro abitudini, le idee avrebbe trovato forse la maniera per risolvere l'irrisolvibile.
E fu in quel momento, mentre la notte cadeva sui tetti di ardesia che calò giù la sua carta.
La carrozza si arrestò innanzi all'imponente cancello della villetta dove i Monfort abitavano. Era quasi l'ora di cena ma la situazione era quello che era e abbandonata ogni etichetta e formalità si decise ad agire.
Simon aveva imparato tutto di quei giardini. Li conosceva, li aveva studiati e contemplati per tanto tempo ma nonostante ciò si sentì estremamente nervoso nel calpestare quei pavimenti.
Appena entrato nell'ingresso percepì una strana sensazione: calore. Il profumo, i colori, tutto era così vicino alla sua Sophie che il cuore gli si riempì di gioia.
Il Barone Monfort era seduto nel suo studiolo, ancora impegnato in una visita e per tanto il Duca fu invitato ad accomodarsi in un modesto salotto adiacente l'entrata.
Era notevole l'organizzazione dei quadri in quella parte di casa, non poteva che essere merito suo e lui lo sapeva. Le pennellate parevano raccontargli ogni dettaglio della loro nascita e più le guardava più si rendeva conto di quanto fosse fortunato. Aveva l'impressione di star oltrepassando quel limite che per mesi era stato invalicabile. Si stava addentrando in una intimità che ancora non gli era appartenuta.
Amava tutto di lei, era ammaliato dalla sua vita e ne era incuriosito come solo chi ama perdavvero lo è.
Lei tuttavia non si era vista.
Probabilmente era ai piani superiori perché nonostante l'attesa non la vide o sentì e dovette frenarsi nel resistere alla tentazione di raggiungerla.
Passarono oltremodo all'incirca cinque minuti buoni prima che il Barone ricevesse l'uomo ma quando lo fece lo guardò con lo sguardo di chi lo stava attendendo da giorni.
"Vostra Grazia" esordì allargando le braccia, avvicinandosi.
"Buonasera Barone, avevo urgenza di conferire con voi."
L'uomo annuì. Le voci oramai si rincorrevano, nel paese gli animi erano agitati, poiché il Marchese aveva giù insinuato il dubbio tra i notabili. "Prego Duca, non state lì impalato, accomodatevi" disse con tono gioviale mentre avvicinandosi ad un carrello prese immediatamente del cognac, ne versò poi due bicchieri che prontamente offrì.
"A cosa debbo l'onore?" Simone tracannò un sorso.
"Tempo fa vi avevo fatto una promessa." Il Barone lo guardò e senza incalzare si limitò a roteare e a guardare il brandy. "Oggi vengo a voi per onorare il mio impegno, signore." Posò il bicchiere sul tavolino davanti a lui e guardandolo diritto negli occhi riprese.
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I Custodi Della Bellezza
Tiểu thuyết lịch sửSi era alzato il vento quella mattina. Si era alzato indomito e sulla sua scia aveva incontrato le anime di due giovani così tanto diversi ma decisamente uguali. Li aveva sfiorati, accarezzati e condotti l'uno tra le braccia dell'altro. Non si erano...
