Capitolo 18°

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Fu Sophia a suggerirglielo. Sin da quel preciso istante in cui le aveva chiesto aiuto,lei aveva fatto ogni cosa fosse in suo potere per convincerlo.

Le aveva raccontato dell'accademia, che avrebbe voluto intitolarlo alla memoria di sua madre. Un rifugio sicuro. Come un fiume in piena aveva svuotato la sua anima, le raccontò di quanto avesse sofferto nel rinnegare la sua passione.   Di quanto amasse scrivere. Dei suoi fantasmi e per sino di quando da bambino era entrato nella stanza chiusa.

Non aveva tralasciato però neppure i suoi dubbi, le discussioni con suo padre, i timori e le ansie.

"Allora costruiscila." Aveva ingenuamente suggerito lei ma lui continuava ad essere titubante, aveva mosso obiezioni, accampato delle scuse senza senso e lei si era indispettita!

Certo un conto era progettare un ambiente su carta ed un altro era realizzare davvero tutto quello che era nella sua testa.

"Non so nemmeno di quante persone avremo bisogno!"

"Ma ti basto io!"

Simòn l'aveva a quel punto guardata incredulo.

"Non posso chiederti tanto"

"Non mi stai chiedendo nulla. Te lo sto offrendo io."

Fu così che iniziò l'avventura più bella. Ne seguirono settimane lunghissime ed impegnative. Lui cercava di sfuggire alle vicissitudini quotidiane e lei invece all'occhio vigile di suo padre accampando scuse più che credibili.

Ed in effetti ne venne fuori un duo formidabile: Sophia conosceva artisti, artigiani, mecenati e passava le ore a selezionare quelli che secondo lei potevano essere i migliori insegnanti.

Gettava su fogli liste di nomi che puntualmente venivano scartate quando guardando il volto del vecchio bibliotecario ne intuiva che non sarebbero stati all'altezza.

Simòn dal canto suo aveva un nome importante, un passato militare che incuteva rispetto, e una determinazione che non aveva mai saputo di possedere.

Insieme, convinsero anche il vecchio proprietario a cedere l' edificio dismesso che in effetti si presentava in buono stato, furono necessari solo degli accorgimenti e piccoli lavoretti di ordinaria manutenzione.

Lo ripulirono, lo restaurarono, lo riempirono di tele, libri, strumenti musicali e cavalletti.  Ogni tanto finivano a litigare, ad urlarsi contro perché erano stanchi, troppo stanchi per disinnescare qualche discussione inutile o semplicemente perché il duca aveva dimenticato di far partire degli ordini o delle missive.

Simòn, per la prima volta dopo tanto tempo, si sentiva vivo. Si rendeva conto di non essere più un uomo dedito solo  alla vita militare ma sentiva anche che la vicinanza a Sophie l'aveva arricchito e lei dal canto suo gli era grata poiché avrebbe potuto sentirsi libera, in quei luoghi pregni di cultura, di essere la donna che aveva sempre desiderato essere.

Avvenne tuttavia che un pomeriggio d'autunno, quando le foglie oramai di un giallo intenso coloravano le strade che Sophie arrivò in Accademia con passo leggero. Il vento le aveva sciolto qualche ciocca ribelle e il suo sorriso, tradiva un entusiasmo che cercava invano di contenere.

Simòn era chinato su una cassa di libri, intento a sistemare gli ultimi volumi donati da un vecchio professore. Non la sentì entrare, o forse sì, ma preferì fingere di non accorgersene. Era diventato un gioco tra loro, un modo per controllarsi senza mai dirselo apertamente.

"Hai un’aria soddisfatta" mormorò lui, senza voltarsi.

"E voi un’aria troppo seria" ribatté lei, avvicinandosi. "Ma rimedieremo anche a questo!"

I Custodi Della BellezzaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora