Capitolo 17

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I giorni seguenti furono giorni certamente più leggeri. Il Duca finalmente sembrò stare meglio, aveva superato quel momento di criticità con grande energia e forse complice l'autunno che oramai era alle porte (e quindi il caldo afoso dei mesi scorsi era divenuto solo un odioso ricordo) il suo umore parve risentirne.

E ne risentì anche il rapporto con suo figlio. Il giovane fu più presente, iniziò seriamente ad occuparsi del Ducato. Di mattina infatti riceveva i fittavoli, si occupava dei mezzadri, della riscossione degli affitti e dei terreni.

Ogni tanto concedeva privilegi, autorizzava fiere, mercati e nei momenti di ritaglio, quando alzava il naso dai libri contabili, volendo accontentare sua padre organizzò la sala degli Antenati.

Aveva infatti allestito alcune delle stanze della residenza paterna, esponendo in una sala di rappresentanza i quadri dei suoi avi in ordine genealogico, ponendo in bella mostra anche i medaglieri di famiglia, così da risaltarne le gesta come aveva comandato mesi prima il suo vecchio.

Ineffetti pensò che dargli un pò di respiro avrebbe sicuramente giovato al suo spirito e quindi anche al suo fisico.

Non aveva però lasciato la magione che divenne a tutti gli effetti la sua residenza da scapolo. Di sera infatti dopo averlo salutato rientrava sempre con più frequenza nella sua dimora che lentamente divenne il centro amministrativo ed economico del
ducato.

Qualche volta infatti, radunava anche una piccola rappresentanza della nobiltà per non perdere l'usanza di mantenere vivi i rapporti tra le casate.

Erano per lo più serate sobrie povere  di eccessi ove al centro di tutto vi era un mero interesse diplomatico. Per qualche strano intreccio del destino ormai si era cucito addosso quel titolo che aveva sempre ripudiato. Nell'attesa di un rientro di suo padre doveva mantenere vivi i contatti  con quanti nella società vivevano attivamente.

Quei momenti gli permettevano infatti di studiare le alleanze, capire quali fossero le rivalità e i futuri movimenti in un Impero che viveva un cambiamento inevitabile.

Accantonati ma non assopiti anche i suoi stessi sentimenti la vita parve scorrere per certi versi serenamente.

D'altro canto anche suo padre allentò la presa questo poiché iniziò a capire anche i sentimenti di suo figlio. Trovò infatti in Sophie una buona compagnia. Anzi quasi gli sembrò di non poter più fare a meno della sua costante e silenziosa presenza. Si potrebbe dire quasi che divennero amici.

All'indomani di quella terribile notte infatti nel riaprire gli occhi se l'era ritrovata accanto al montante del letto intenta a prendersi cura di lui. La osservò per qualche momento e complice anche il sole che faceva capolino dietro di lei ne osservò quasi una versione angelica. Trattenne il respiro ricordando i bei giorni andati é in quei lineamenti dolci gli parve di rivedere la donna che amava da tutta la vita: Caroline, la madre di Simòn.

Ci vollero lunghi minuti di silenzio per ridestarsi ma quando ritrovò la lucidità ammise di non poter biasimare suo figlio ma la nobiltà imponeva dei sacrifici anche a costo di sacrificare una vita intera. Sapeva quanto fosse difficile per suo figlio, avrebbe sempre potuto prenderla come amante e nessuno avrebbe avuto nulla da obiettare.

Sapeva benissimo lo stato in cui verteva Simòn,  anche la sua storia, che era stata d'amore, era iniziata con dei  problemi, ma erano di carattere per lo più politico poiché in fin dei conti sua moglie era di alto lignaggio.

Lui non se ne rendeva conto ma su Simòn pendeva il futuro della casata, della stirpe.

Eppure, mentre la guardava muoversi con quella grazia silenziosa, si rese conto che il problema non era Sophie.

I Custodi Della BellezzaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora