Le ramificazioni delle fiamme si insinuarono in ogni spazio del Palazzo come fossero vene che si ricongiungevano sulle arterie principali fino a giungere al cuore dell'Accademia.
In un paio d'ore divennero così alte che si potevano vedere da ogni dove.
Il fumo ostinato avvolse l'intero quartiere in una coltre densa che mascherava i contorni delle case, dell'ambiente tutto intorno mentre la gente scappava impaurita portando con sé solo quanto riusciva ad afferrare.
I giovani arrivarono accompagnati dal barone col viso trafelato ed il viso sconvolto giungendo quando ormai tutto l'intero piano superiore era avvolto dalle fiamme e più quelle incalzavano più il cuore di Simon veniva lacerato.
Quello non poteva essere un mero incidente. No, quello era un attacco alla democrazia, alla parte per bene del paese.
A lui.
Lo capì subito.
Non stava bruciando solamente un edificio. Quello che bruciava era un simbolo e in quel simbolo vi era la sua persona, le sue idee, i suoi sacrifici, il suo bisogno di riscatto.
Tutto stava cadendo a pezzi sotto i suoi occhi.
Il calore era cosi intenso da smuovere l'aria eppure lui non sentiva più nulla. Tutto era offuscato nella sua mente. Era come se il corpo se fosse rimasto indietro mentre la sua testa bruciava in balia dei ricordi.
Aveva costruito l'Accademia come forma di riscatto. Lo aveva fatto contro la volontà di suo padre. Ogni mattone, stanza, finestra era un' apertura verso il futuro. Futuro che faceva fatica a vedere.
Il barone gli posò una mano sulla spalla, un gesto che voleva essere di sostegno, ma Simón non lo percepì.
Dentro di lui si stava consumando un incendio più silenzioso, più feroce.
Un incendio che non avrebbe lasciato cenere, ma vuoto.
Per un istante, ebbe la sensazione che la città intera stesse osservando non l'edificio in fiamme, ma lui.
L'uomo che aveva forzato il sistema.
L'uomo che ora veniva riportato al suo posto.
E mentre le fiamme si elevavano alte nel cielo, Simon comprese che non stava perdendo solo ciò che aveva costruito.
Stava perdendo la versione di sé che aveva creduto possibile negli ultimi mesi e proprio mentre osservava le fiamme divorare ciò che restava del piano superiore, Simon avvertì un pensiero insinuarsi tra il frastuono del fuoco. Un pensiero sottile, ma così improvviso da gelargli il sangue.
Sophie.
La cercò con lo sguardo tra la folla in fuga, tra i volti impauriti che correvano verso la piazza, tra le ombre che il fumo deformava.
Nulla.
La cercavano tra la folla in fuga, tra i volti impauriti che correvano verso la piazza, ma di lei nessuna traccia. Il panico cominciò a serpeggiare nel barone che al sol pensiero svenne. Simon accorse poi si scostò mentre delle donne tentavano di animarlo.
Continuò a guardare l'area circostante. Si voltava di continuo verso l'ingresso annerito dell'edificio.
Fu allora che qualcuno gridò di averla vista entrare.
Sentì il sangue gelarsi e subito come in preda ad un raptus corse all'interno del palazzo. Portò il braccio all'altezza degli occhi e coprendosi la mano con la bocca iniziò disperatamente a chiamarla.
"Sophie " - gridò - "dove sei? Sono io" - ripeté - " Ti prego rispondimi".
Silenzio
Continuò ad avanzare con fatica mentre il fuoco oramai aveva raggiunto anche il piano sottostante. Corse verso il suo ufficio ma una trave di legno gli intralciò la strada.
Il fumo aveva annerito ogni cosa e l'aria era irrespirabile così tanto che gli impediva di respirare.
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I Custodi Della Bellezza
Fiksi SejarahSi era alzato il vento quella mattina. Si era alzato indomito e sulla sua scia aveva incontrato le anime di due giovani così tanto diversi ma decisamente uguali. Li aveva sfiorati, accarezzati e condotti l'uno tra le braccia dell'altro. Non si erano...
