La tavola dei Monfort era una tavola molto meno formale di quella a cui lui era stato abituato. A differenza di quella in cui sedeva con suo padre, le sedie non erano disposte a distanze calcolate ma i convitati erano vicini, segno evidente di un affetto e una devozione che superava i ranghi e le etichette.
Non vi erano molti fronzoli. Sulla tovaglia di lino bianca vi erano disposte infatti in modo ordinato le stoviglie, i piatti, qualche candela ed al centro un trionfo di fiori bianchi: camelie, rose e violette.
Il Barone si sedette a capo tavola, Sophie, come ordinava la tradizione, rigorosamente alla sua sinistra ed ovviamente il posto d'onore fu assegnato al Duca.
La stanza era illuminata per bene. Non solo grazie alle innumerevoli candele alte poste sui candelabri ma anche al tepore che arrivava da un piccolo camino di marmo in cui bruciava con fuoco vivo la legna. Il silenzio che fino a qualche minuto prima regnava ad un tratto fu rotto dalle loro risate.
Il dottore era un uomo di spirito e questo fu apprezzato dal Duca che ebbe la sensazione di stare finalmente in un posto da cui non volesse scappare. Quel senso di familiarità che aveva ormai smarrito gli fu caro.
Sophie non era di molte parole, probabilmente la presenza di suo padre la intimoriva ma gli occhi comunicavano per lei e lui vide in quello sguardo finalmente un accenno di tranquillità e di questo ne fu estremamente felice.
"Vostra Grazia, siamo felici di avervi questa sera alla nostra tavola". Disse l'uomo alzando un calice a cui si unirono gli ospiti. Il Duca fu grato poiché era da tempo che qualcuno non brindasse a lui senza secondi fini e finì per ripetere il gesto con gratitudine.
Il Barone posò il calice. Portò il tovagliolo alle labbra.
"Devo dire, Vostra Grazia, che i fiori di questa sera li ha scelti tutti Sophie. Ha un occhio particolare per l’armonia dei colori. Io mi sarei limitato a qualche rosa… lei invece riesce sempre a trasformare la tavola in qualcosa di vivo."
Sophie abbassò lo sguardo, imbarazzata ma visibilmente felice di quell’elogio paterno. Le dita giocherellarono con il bordo del tovagliolo, un gesto lieve che tradiva la sua emozione.
"Mi piace che la tavola abbia un’anima" mormorò. "Credo che i fiori parlino, e così stare a tavola mi sembra più piacevole".
Simone osservò il centrotavola con rinnovata attenzione: le camelie candide, le rose appena schiuse, le violette che aggiungevano un tocco di timidezza. Tutto sembrava rispecchiare Sophie stessa: eleganza discreta, sensibilità, una bellezza che non cercava di imporsi.
"Allora avete scelto splendidamente" disse il Duca, con una sincerità che le fece sollevare gli occhi verso di lui.
"Questi fiori rendono la stanza… più accogliente."
Il Barone annuì, soddisfatto. "Lo dico sempre: la mano di mia figlia sa rendere più leggera ogni cosa."
Per qualche momento il crepitio del fuoco sovrastò le loro voci ed allora Simon pensò fosse un buon momento per fare qualche osservazione.
"Signorina ho notato che molti di questi quadri sono vostra opera, li trovo oltremodo incantevoli."
Il viso le divenne paonazzo "mi lusingate Duca, come sapete dipingo dalla tenera età. È un modo che m'appartiene oramai."
"La nostra Sophie è modesta, è un'eccellente artista, pensi una volta dipinse anche e me! Ed ero quasi bello!" Risero.
" Mi piacerebbe vedere qualche altra vostra opera e se vi andasse, col permesso di vostro padre, potremmo organizzare una mostra nella nostra Accademia". Concluse tagliando del cibo che con garbo portò alla bocca.
Lei lo guardò con il sorriso sulle labbra, emozionata e grata per quanto avesse detto. Era importante per lei. In un mondo dove tutto ruotava intorno all'ego maschile, le parvero melodia quelle parole.
"Se volete domani potreste venire nel mio piccolo studio, è in centro, nello studio di mio padre, lì ce ne sono molti di più.
Annuì nello stesso istante in cui dalla porta d'ingresso vide entrare in scena un suo valletto.
"Gerard"
"Perdonate l'interuzione vostra Grazia, ma debbo consegnarvi questa con una certa urgenza" concluse allungando all'uomo una missiva.
Simòn guardò i commensali e scusandosi prese la lettera tra le mani e subito un senso di inquietudine s'approfittò del suo animo. Conosceva bene quel sigillo. Per tanto smanioso ruppe la ceralacca ed avido lesse il contenuto.
"Vostra Grazia?" Interruppe i suoi pensieri la voce del Barone che subito percepì la preoccupazione di Simon il quale non si preoccupò di nasconderla.
Si fermò per qualche istante poi poggiando la lettera davanti a lui prese fiato.
"È il Gran consiglio dei Nobili. So riunisce domani mattina." Si fermò ad osservare il vuoto. "Ed io non sono stato convocato". Alzò allora gli occhi e guardò dapprima Sophie che a quelle parole impallidì, poi il Barone.
"Ma voi siete un nobile, è vostro diritto." Asserì la donna incredula.
"Qualcuno sta cercando di farmi fuori" pensò forse a voce un pò troppo alta fatto sta che il barone dall'alto della sua veneranda età aveva capito tutto e si limitò ad annuire. Sapeva bene infatti che quando un nobile non veniva convocato era per due ragioni: isolamento o sfiducia."Duca avrete tutto il nostro appoggio, questa casa vi è amica."
"Ma non possono farvi questo!"
Disse ancora con impeto la fanciulla che istintivamente allungò una mano sul polso del giovane uomo e questi intuendo il suo stato d'animo tentò di rassicurarla.
"Non temete signorina, ci sarà senz'altro un malinteso." lo disse pur sapendo di mentire, poi poggiando le braccia sulle gambe si alzò.
"Signor Monfort, vi sono estremamente grato per questa serata ma questo evento richiede la mia presenza altrove" Sophie lo guardò trattenendo il fiato "sono costretto a congedarmi".
Non appena la porta si richiuse Sophie stremata, si accasciò sulla poltrona. Il suo cuore batteva forte, le parve una serata fin troppo carica di emozioni.
"Padre" disse con voce tremante tale da far trasparire la sua preoccupazione.
Il barone non disse nulla, si limitò a guardarla accigliato.
"Le cose stanno cambiando troppo rapidamente, figlia mia"
"Speriamo che il Duca sappia difendersi"
"Speriamo che glielo lascino fare."
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I Custodi Della Bellezza
Fiksi SejarahSi era alzato il vento quella mattina. Si era alzato indomito e sulla sua scia aveva incontrato le anime di due giovani così tanto diversi ma decisamente uguali. Li aveva sfiorati, accarezzati e condotti l'uno tra le braccia dell'altro. Non si erano...
