E Sophie si risvegliò e da quel giorno passarono tanti altri giorni.
L'inverno aveva avvolto tutta la città di un candido candore bianco. Il freddo era divenuto più pungente e il Natale era ormai alle porte.
Dopo l'incidente riprese nuovamente la sua vita. I suoi studi, le sue opere. Non lasciava mai tuttavia la mano di Simon che nonostante si fosse rintanato nel silenzio assordante della campagna francese trovava in lei l'unica ancora di salvezza.
Ogni tanto ritornava nel luogo del misfatto. Entrava nell'immobile e niente gli pareva poteva essere vero.
Accadde tuttavia che una mattina alle primissime luci dell'alba Sophie si ridestò dal sonno. Lentamente sgattagliolò fuori dal letto e con passo svelto e furtivo si introdusse nelle stalle. Montò un cavallo e veloce corse verso la campagna: il corpo infatti continuava a guidarla verso quel luogo che continuava a sentire casa.
La campagna era immobile, coperta da uno strato sottile di ghiaccio che scricchiolava sotto i suoi passi. Quando raggiunse l’immobile, il cielo stava appena schiarendo. La porta, che ricordava perfettamente di aver chiuso l’ultima volta, era socchiusa.
Un filo d’aria gelida le sfiorò il viso.
Rimase immobile per un istante, il cuore le batteva contro le costole come se volesse avvertirla di qualcosa.
Spinse lentamente la porta.
L’interno era il solito: polvere, ombre, il profumo stantio del tempo che non passa mai davvero. Eppure… qualcosa era diverso. Si guardò tutto intorno ed un bagliore di speranza le balenò negli occhi.
Uscì e ripreso il destriero si diresse verso Palazzo De Bourienne.
Aveva riposto nella borsa delle boccette che aveva sottratto all'armadietto di suo padre e quelli sarebbero stati il suo lasciapassare.
La mano delicatamente accompagnò il batacchio sulla porta e subito un valletto le diede il permesso di passare.
"Signorina, buongiorno"
"Buongiorno a lei Ninì" - sorrise
"Come state ? "
"Tra qualche ora potrei star meglio. Ho bisogno di parlare col Duca.
"Il signorino non è in casa, sapete che oramai non vive più qui"
"Oh Ninì, mi riferivo al Duca di Valprè" riferendosi al padre di Simon. "Ho qui le sue medicine, volevo consegnargliele"
La donna portò lo sguardo verso le boccette "Le sue medicine…" ripeté il valletto, quasi per convincersi che fosse davvero quello il motivo della visita.
"Allora accomodatevi, signorina. Il Duca è nel suo studio."
L'aria interamente era calda ed avvolgente, il profumo di cera d'api misto al legno vivo risaliva con prepotenza dalle narici lasciando percepire immediatamente una sensazione di benessere generale.
A passo svelto si diresse al piano superiore dove sapeva bene che il duca avesse lo studio. Era più volte stata lì eppure per la prima volta ebbe timore. Timore di non essere intesa ma Simon aveva rischiato tanto per lei, per suo padre e quello doveva essere il momento in cui ogni nodo sarebbe venuto al pettine.
"Buongiorno, Vostra Grazia"
"Oh la mia dolce Sophie, benvenuta cara è sempre una gioia vedervi nel mio studio."
La donna sorrise.
"Qual buon vento ti porta da me?" Chiese l'uomo. "Ecco, Duca vi ho portato le vostre medicine" concluse ponendogliele innanzi.
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I Custodi Della Bellezza
Historical FictionSi era alzato il vento quella mattina. Si era alzato indomito e sulla sua scia aveva incontrato le anime di due giovani così tanto diversi ma decisamente uguali. Li aveva sfiorati, accarezzati e condotti l'uno tra le braccia dell'altro. Non si erano...
