Capitolo 3°

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Scese la pioggia.
Lo fece lentamente, volteggiando sospinta dal flebile soffio del vento. Scese indomita, ricoprendo quell'insensato teatrino messo in piedi dagli uomini e con leggiadria si posava delicatamente sulla pelle nuda dei soldati.

"È Dio che piange" pensò qualche cadetto, "è il profumo della libertà" asserì qualche altro! Ma libera come i sentimenti contrastanti, vagava lungo l'aeree intorno e muta urlava la sua potenza, carezzandoli come una madre farebbe coi suoi figli. Con la stessa grazia delle farfalle si posava, sulle fredde spade dai cui tocchi violenti, si generava, ogni volta, forte e potente, il grido dell'acciaio, quale signore indiscusso del giorno.

Ne cadde per molto tempo e poi ancora ed ancora nelle ore successive, come se qualcuno avesse con forza aperto una diga e il suo corso, fosse ,ormai, inarrestabile e poi... e poi di nuovo lenta, scivolò giù, confondendosi con le lacrime di dolore di coloro che arresisi al destino, cadevano privi di vita ed in quella morte anch'essa collassava sul terreno. Terra che perdeva,al suo contatto, la consistenza, ed immediatamente ne diveniva melma e fango e senza sconto alcuno, si posava sui volti e sulle divise dei soldati che non potendo resistergli, venivano marchiati.

Ne venne fuori l'inferno.

Stremati i francesi, caddero sotto il fuoco nemico e molti ne rimasero colpiti. Simòn calpestò il pavimento di polvere con orgoglio. I suoi occhi, fieri, scrutavano il nemico attentamente e tutte le volte che poteva, si infilava in un'apertura e scaltramente, apriva a sua volta, un varco per i suoi compagni che mai abbassarono la guardia, neppure quando una freccia, arrivò dritto nel costato dell'amico fraterno, provando vanamente a fermarne la traiettoria.

"Philippe.. Philippe!" Urlò. Poi liberandosi da un inglese con ancora stretta tra le mani la spada gli corse in soccorso. Si chinò sulla terra che trasudava lacrime e con la mano sinistra, tenne ferma la testa del compagno mentre la destra andò a strappare con forza la fonte del suo dolore e subito ne sgorgò acqua e sangue.

"Coraggio amico, coraggio!" ripeté ancora tenendolo tra le braccia con più vigore ma fu quando percepì l'entità del foro di entrata che aveva, probabilmente oltrepassato la patina dei polmoni che sottovoce lo implorò di non lasciarlo solo. Fu in quell'esatto istante che copiose lacrime caddero sul suo volto violaceo segnato dalla paura. Le venature delle mani divennero più evidenti e le nocche quasi bianche tanta era la rabbia. Lo guardò e stringendolo poi al petto invocò Dio alzando gli occhi al cielo e squarciando il suono silenzioso del dolore con la voce gridò ancora: "Bastardi la pagheranno, ve lo giuro!".

Imprecò nuovamente.
Nell'incessante rumore, riecheggiò, qualche istante dopo la flebile voce di Philippe che lo richiamò all'attenzione e ad un tratto gli parve che il tempo rallentasse "Ti ho voluto bene Simòn.." Si chinò fino a fondersi in un tutt'uno infondendogli coraggio: tutto sarebbe andato bene. Ma di tutta risposta Philippe, silenzioso, gli diede il suo addio e fu allora che si rese conto di quanto oramai fosse tardi.

Urlò, Simon urlò ancora piegandosi sul corpo esanime; lo strinse ancora per un' ultima volta e dalla sua bocca subito fuoriuscirono rivoli di sangue e schiuma che si depositario sul viso, le mani e.. "Forza Philippe, resta con me!" gli intimò! Ma vane furono le sue richieste, il corpo divenne immediatamente più freddo e in men che non si dica tremolii, spasmi incontrollabili accompagnarono Philippe nel braccio della morte.

Simon non lasciò il suo sguardo ed anzi con la mano destra, continuò a carezzare il volto dell'amico morente e subito una grande collera subentrò alla paura. Con forza sovrumana lo afferrò tra le braccia e facendosi scudo dietro a dei grossi ammassi rocciosi, abilmente, lo portò al riparo. Lo adagiò sul suolo e strappando quanto restava della giubba cerco di fermare l'emorragia premendo con forza all'altezza dello sterno.

Gli occhi negli occhi, il viso contro viso. Era quella davvero la guerra? A cosa erano serviti tutti i loro sforzi? Sospirò trattenendo ancora le lacrime che trasformò presto in profondo odio poi rendendosi conto che nulla più, potesse essere fatto, con l'indice ed il medio gli richiuse gli occhi, giurandogli che la sua morte sarebbe stata rivendicata e che mai l'avrebbe dimenticato.

Amaro fu il sapore di quel momento che certamente mai avrebbe dimenticato ed il dolore si aggiunse ad altro dolore.

Corse, corse più veloce del tempo ed invocando quel che restava dell'esercito francese avanzò insieme a loro, spingendosi molto oltre la radura che li circondava e quello che si paventó innanzi agli occhi fu uno scenario al limite del surreale. Perchè non solo i britannici non si erano arresi ma la pioggia mattutina, aveva addirittura facilitato l'arrivo della coalizione che correndogli incontro, li avevano accerchiati, prendendoli alla sprovvista. Ormai poco era rimasto da fare e fu allora che la Vecchia Guardia Imperiale scese in campo spendendo le ultime forze.

Fieri, temerari, impeccabili con i giganteschi colbacchi di pelle d'orso gli uni alle spalle degli altri presero ad attaccare. I quadrati inglesi sembravano resistere all'infinito ma ben presto, la carica della cavalleria, si trasformò in una spietata mattanza. Un massacro che demolì del tutto l'esercito francese, il quale, non potè che prenderne atto e puntare alla fuga.
Ma non Simon che testardo non si arrese. Afferrò una seconda spada di fortuna e lasciò che tutta la rabbia uscisse dal corpo sottoforma di grido ed iniziò ad abbattersi come un uragano su ogni soldato straniero che si paventava sul suo cammino.

Intraprese una sua battaglia personale e in poco più di dieci minuti, abbattè un numero considerevole di nemici poi guardandosi attorno tentò la fortuna. Montò sul dorso di un cavallo e correndo verso quello che era un'apparente apertura, puntò con decisione verso un gruppo di uomini che avanzavano formando una testuggine.

Al galoppo, chino sè stesso, infilzò prima un inglese che correndogli incontro tentò di fermarlo poi un uomo che armato di spada e martello continuava a massacrare quanti sul suo cammino incrociava. Ancora qualche metro poi scendendo da cavallo ruotò su se stesso ed ancora un fendente venne conficato nella gola di un soldato poco più alto di lui.

Corse, corse a perdifiato. Gli occhi neri si illuminarono e sul suo volto comparve tutto il dispiacere e la collera. Non era più lucido e questo gli fu fatale poiché alle spalle venne colpito accidentalmente dal colpo di una freccia, scagliato da un arciere che andò a conficcarsi nella sua scapola. Cadde nell'incoscienza e perdendosi nell'oblio si arrese al buio.

Qualche ora più tardi il silenzio aveva lasciato il posto ai mugoli dei soldati feriti. Simon riaprì gli occhi e subito ingenerì una grande quantità di aria nei polmoni. Voltò il viso prima verso l'alto poi non riuscendo a riconoscere il vecchio Soffitto in pietra, volse lo sguardo prima a destra e poi a sinistra.

Immobile, impossibilitato a compiere qualunque passo, tentò di far forza sul braccio libero dalle bende.

"Si fermi. La prego Comandante." la voce di un medico interruppe il suo movimento e non volendo obiettare si limitò ad un solo cenno con la testa.

"Dove sono?" rispose sofferente. A quella scena il Dottor Monfort, dovette provare compassione poiché gli si avvicinò subito ed intingendo uno straccio in un vecchio catino posto lì accanto, lo posò sul suo viso martoriato, guardandolo con tenerezza.

"Siamo al Gros-Caillou, l'ospedale militare, coraggio figliolo. " Deglutì Simon, grato di essere vivo ma nulla ricordava più di quanto fosse accaduto e per tanto rimase assai stranito.

"Quanto ho dormito?" riprese
"Abbastanza." concluse l'uomo mentre ancora tamponava il volto per dargli sollievo.

"Ma è stato fortunato, vedrà che la spalla in poco tempo tornerà a posto".

E di nuovo in silenzio si perse a guardare oltre la piccola finestra che dava verso una distesa di terra. Non era grande e pochi erano gli elementi che effettivamente riusciva a cogliere. Qualche albero, un monte in lontananza ma infiniti erano le immagini che la sua mente rievocava.
Gli parve di vedersi nuovamente bambino mentre giocava a rincorrersi con il vecchio Philippe. Si morse il labbro inferiore ed ancora guardò due giovani adolescenti divenire uomini veri pronti per andare al fronte.

La nostalgia lo travolse senza preavviso, scavando un'ombra sul suo volto che il medico colse immediatamente.

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