Anche l'aria nella stanza sembrava trattenere il respiro insieme a lei.
La luce, fioca e obliqua, scivolava sulla superficie liscia dello specchio come un velo sottile, lasciando zone d’ombra che riflettevano la medesima confusione che le attraversava lo sguardo mentre si osservava.
Scrutava attentamente ogni linea del suo volto come se nell'immagine riflessa volesse ritrovare quella corazza che faticosamente negli anni si era creata.
Ma tutto era terribilmente difficile quando si trattava di cuore.
Lasciò scivolare ai suoi piedi l'abito e subito il fruscio del tessuto contro la pelle ruppe il silenzio della stanza. Un brivido attraversò il corpo avvolto da uno solo strato di lino. Poi facendo qualche passo si avvicinò alla tinozza di rame permettendo alle sue stanche membra di sprofondare nell'abbraccio dell'acqua al profumo dei gigli.
Appoggiò la testa sul bordo e chiudendo gli occhi rivide nuovamente l'immagine di quei due avvinghiati, stretti l'uno accanto all'altro.
Lui è un Duca, lei una Marchesa: un lignaggio perfetto!
Riaprì gli occhi e con il dorso della mano tentò miseramente di fermare la tristezza che dagli occhi continuava copiosamente a scendere.
"Che sciocca!"
Si disse ancora una volta tra sè, stavolta però a gran voce, scandendo bene le parole quasi a voler concretizzare l'accaduto. Portò gli occhi oltre la finestra antistante e subito il pensiero corse a sua madre.
Sophie per uno strano caso del destino era anch'ella orfana di madre. Ma a differenza di Simon lei, la sua non l'aveva mai conosciuta poichè aveva perso la vita dandola alla luce.
Non aveva conosciuto nient'altro che l'affetto di suo padre. Quel padre che era tuttavia spesso lontano per impegni lavorativi e che l'aveva lasciata molte volte nelle mani della servitù. Tutto evolse repentinamente poi quando in casa arrivò Marie Antoniette, una donna bellissima nell'aspetto ma assai fredda nei modi.
Suo padre l'aveva conosciuta quando lei aveva circa all'incirca 8 anni e da quando la donna era arrivata a Palazzo tutto per la giovane era cambiato.
Così sovente scappava dalla finestra e si rifugiata lungo il corso del fiume e lì passava il tempo a disegnare beandosi del silenzio e della solitudine.
L'arte e la medicina erano la ragione per cui viveva.
Simone era stato pertanto una distrazione mentale dai suoi obiettivi. E di questo doveva convincersene.
Sophia era stata cresciuta con rigore ed educazione. Dandole il meglio che la società francese potesse offrire. Si sentiva quasi in debito con quell'unica figlia che aveva amato con tutto sé stesso ma a cui non aveva saputo offrire nulla se non dei privilegi raccolti grazie alla sua professione e dalla stessa aveva ereditato in consegna il titolo di Barone.
Mai una parola d'affetto, un abbraccio, uno sguardo d'intesa. Si limitava a vederla crescere in grazia e sapienza.
L'aveva fatta studiare, aveva imparato a suonare il pianoforte, a disegnare, rammendare e conosceva perfettamente almeno tre lingue moderne.
Doveva apparire come un buon partito e se ne convinse ancor di più quando a causa di debiti da gioco finì nella miseria.
Da allora Sophia crebbe libera dalle istituitrici ed ebbe libertà negli studi.
La sua casa divenne più spoglia non solo di oggetti ma anche di persone. Caduto in rovina infatti suo padre fu abbandonato dalla servitù ma pure da sua moglie spezzandogli inevitabilmente il cuore e Sophie giurò a sé stessa che la sua libertà sarebbe venuta prima di tutto.
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I Custodi Della Bellezza
Ficción HistóricaSi era alzato il vento quella mattina. Si era alzato indomito e sulla sua scia aveva incontrato le anime di due giovani così tanto diversi ma decisamente uguali. Li aveva sfiorati, accarezzati e condotti l'uno tra le braccia dell'altro. Non si erano...
