Capitolo 12

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Passarono molte settimane prima che Simon riuscisse nuovamente a camminare senza dolore. Il recupero era stato lento, più lento di quanto la sua impazienza gli permettesse di sopportare, eppure ogni passo in più era accompagnato da un unico pensiero costante: Sophie.

In quelle settimane non vi era stato un solo giorno in cui non l’avesse cercata.
Ogni mattina varcava la soglia della biblioteca sperando di sorprenderla tra gli scaffali, magari intenta a leggere con la fronte lievemente accigliata, o a salutare il vecchio bibliotecario con quel sorriso timido che gli era rimasto impresso.

Ma lei non c’era.
Mai.

Le ore scorrevano lente tra volumi impolverati e tele pregiate. Simone leggeva, studiava e  soprattutto scriveva. Scriveva come un dannato, come se ogni parola fosse un tentativo di afferrare quell’immagine sfuggente che continuava a tormentarlo.

Eppure, pagina dopo pagina, il suo stato d’animo non accennava a rasserenarsi.
La biblioteca era diventata una prigione silenziosa dove tutto, dalle pareti ai corridoi, gli ricordava che lei non c’era.

Successe però che in un vecchio pomeriggio di fine estate, un caro amico di famiglia, il Marchese di Lede, gli aveva fatto recapitare un invito per partecipare ad una esposizione di opere di artisti locali.

Titubante decise di accettare l'invito.
Il palazzo del Marchese quella sera sembrava respirare una luce nuova.
Le grandi finestre erano state lasciate socchiuse per far entrare l’aria tiepida di fine estate, e le tende chiare con motivi floreali tono su tono si muovevano ogni qual volta venivano solleticati dalla corrente che si ricreata tutte le volte che le porte antistanti venivano riaperte e poi richiuse.

La sala d'ingresso era animata da un brusio elegante: il tintinnio di bicchieri di cristallo, risate soffocate, il fruscio degli abiti femminili che danzavano sulle pietre levigate. I domestici passavano tra gli invitati con vassoi argentati colmi di piccole delizie, mentre il profumo discreto di gelsomino si mescolava a quello delle candele di cera d'api.

Ma era nel grande salone orientale sito al primo piano del castello che si teneva l'esposizione. Un rettangolo di significative dimensioni dove il marmo rifletteva i toni caldi del calore delle innumerevoli candele poste su grandiosi lampadari di ferro altrettanto chiari che culminavano in grossi pendenti di cristallo che di tanto in tanto intonavano una deliziosa melodia al ritmo scandito dal vento.

Entrò nella sala, costellata da innumerevoli dipinti e opere in marmo e subito gli occhi furono rapiti dalla molteplicità di colori, pennellate e luci. Diede un'occhiata alla sua destra e poi alla sua sinistra e facendosi spazio come rapito posò gli occhi su una statua in marmo bianco. Ne guardava le linee che si snodavano in altezza. Ne ammirò la consistenza ma anche il valore artistico. Amore e Psiche.

Poi riprese a camminare e ad un tratto rimase immobile.

Davanti a lui, su una tela posta tra due finestre c’era la radura del bosco. Il ruscello. La luce del tramonto illuminava il corpo di un cavaliere caduto con il volto rivolto verso il cielo.
La fanciulla era lì, in piedi accanto al suo quadro.

Simone trattenne il respiro.
Per un attimo rimase immobile, come se avesse bisogno di assicurarsi che non fosse un’allucinazione dettata dal desiderio.

Ma era lei.

Sophie.

Avanzava appena di qualche passo, poi si ritraeva nuovamente, quasi schiacciata dalla timidezza di essere al centro di un’attenzione che non aveva mai cercato.

Non guardava nessuno negli occhi ma nervosamente giocherellava con una ciocca di capelli che ribelle fuoriusciva dal semi raccolto quando veniva interrogata dagli ospiti.

I Custodi Della BellezzaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora